I “no tutto”, la storia e il dolore

Comincio dall’ultimo. Dal colpo al cuore nel vedere quell’assalto alla sede della CGIL nazionale. Ero qui da sola e gridavo no no, nooo  !!! , e cercavo tra quella folla intorno qualche segno diverso, di qualcuno che esprimesse sorpresa o dubbio o un logico dissenso. Nessuno che gridasse “cosa fate, non si fa” o qualcosa di simile. O che cercasse di allontanarsi. Non sapevo che poco prima da piazza del Popolo era stata annunciata e preordinata l’eroica azione dei redivivi squadristi. E mi sono ricordata dei racconti antichi sull’assalto giusto cento anni fa alla cooperativa del mio paese Bibbiano, sede dei sindacati e leghe bracciantili.

Ci metto le foto. 

L’edificio era sorto con i soldi dei cittadini, piccole quote, famiglia per famiglia, poi lavoro non pagato dei muratori, edificio dignitoso, tre piani più l’interrato, cantina, spaccio cooperativo, sedi e uffici, e all’ultimo, in alto, le stanze per albergo o locanda. Le sedi e uffici erano quelle delle organizzazioni sindacali o leghe bracciantili, partiti di sinistra o molto vigorose entità cooperative.

Questi, appunto, i veri obiettivi dell’assalto, i veri oppositori,  cioè i nemici del nascente fascismo. Un  edificio alto come il palazzo del municipio, che era ed  è un bell’esempio della edilizia nobiliare ottocentesca.  Anno 1921, esattamente cento anni fa,  assalto e  devastazione , opera di una squadraccia arrivata da altrove.  Seguono divieti di qualsiasi attività,  sostituzione violenta dell’amministrazione comunale, poi la volontà di distruggere quell’edificio troppo significativo.

In un primo tempo persino più della metà dei nuovi consiglieri comunali si esprime contro  quell’assurda decisione demolitoria . Soltanto nel 1925 riescono a deliberare in quel senso e i due consiglieri che  ancora votano contro vengono costretti a dimettersi con accompagnamento di insulti e gogna pubblica. La demolizione è portata a termine nel 1926. I materiali ricavati sono dati al miglior offerente. Ovviamente nessun risarcimento a nessuno, anzi esaltazione per una così significativa impresa.

Per chi l’avesse dimenticato o fingesse di non saperlo, il fascismo ha preso il potere e se lo è mantenuto con tre modalità di violenza. La prima è la distruzione, assalto e devastazione delle sedi sindacali o case del popolo o cooperative. La seconda modalità di lotta è il “valoroso” uso del manganello, cioè le bastonate ai singoli oppositori. La terza modalità di lotta è  invenzione, continuata  negli anni, il famigerato uso dell’olio di ricino, cioè umiliazione pubblica, dispetto e sberleffo.  Tutto questo accanto agli arresti, cioè galere e confino per chi non ha potuto fuggire all’estero prima delle chiusure delle frontiere.

La scena dell’assalto alla sede CGIL in Corso d’Italia è stata  una triste replica di violenze decisamente fasciste per modalità, stile, odio. 
Dobbiamo  chiederci come è potuto accadere.

Le risposte sono tante. A me sembra che manchi la conoscenza storica e il giudizio morale-culturale. Troppa sottovalutazione e troppa tolleranza verso gruppi nostalgici e mistificatori. Quanti pellegrinaggi a Predappio, quante curve di tifosi negli stadi, quante Casa Pound e Forza Nuova, quanti manifesti evocativi, addirittura marce con saluto fascista, addirittura monumenti a Graziani. Tutta  una sottocultura o leggenda di un fascismo bonario e affascinante, un Mussolini grande capo virile e volitivo, nessuna violenza in Africa, Grecia o Balcani. Equiparazione tra foibe e campi di sterminio, paralleli impossibili con le esecrabili violenze di sinistra o con la estranea Unione Sovietica. Fastidio e ostilità contro il grande e inedito fenomeno della Resistenza partigiana. E tutto questo in mancanza di qualcosa che certamente si doveva fare. Ho già detto che nelle scuole non è arrivata la storia degli ultimi cento anni. Non per responsabilità degli insegnanti ma a causa dei programmi e dei tempi, Qualche volta per mancanza di competenze o di fonti. Qualche volta anche per timore della reazione di genitori apertamente nostalgici e intolleranti.  Tutti noi ex partigiani negli anni siamo andati nelle scuole, ma la nostra testimonianza non poteva riempire tutto il vuoto perché personale, ristretta ai luoghi e alle persone.  Mi sono chiesta come mai in Italia non ci sia un Museo della Shoah, come c’è a Berlino dove ho visto quella fantastica bellissima grande costruzione culturale severa ed emozionante che è una vera e completa lezione di storia. Un museo della Shoah e della Resistenza a Roma lo aveva in programma  Veltroni, ma non ne ho sentito parlare più.  In giro per l’Italia non so. A Roma abbiamo quelle piccole stanze di via Tasso, che sono testimonianza più che museo. Abbiamo una piccola dignitosa e utilissima Casa della Memoria, sede di associazioni e luogo di incontri. Più importanti e grandiose, le commoventi  Fosse Ardeatine, che sono monumento e ricordo, ma non possono spiegare tutto. E io ritengo non abbastanza frequentate.

Ultima riflessione. I moderni fascisti, tipo Casa Pound che si dicono essere quelli del terzo millennio, spesso cercano un parallelo con violenze di sinistra. Io penso che gli eterni bastian contrari di estrema sinistra sono quelli che per  volere tutto e subito  . ottengono il nulla o addirittura  fanno andare indietro la storia. Tanto per rinfrescare la memoria chiedo di ricordare le vicende degli anni di piombo, delle brigate rosse che con le loro follie hanno fermato un possibile percorso di condivisione e pacificazione, forse simile  alla mitica  e sognata “democrazia progressiva” di togliattiana definizione.  E come battuta finale, ricordo che oggi,  fuori dal governo Draghi c’è solo la Meloni a destra e la sinistrasinistra a sinistra. 

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