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Archive for the ‘Politica’ Category

Non c’è solo Carola. Le capitane sono tante,  tantissime.

Una bella schiera l’ ho incontrata martedì 2 luglio a Roma. Vedete la foto di gruppo, scattata  alla fine dell’incontro. Soprattutto donne, giovani, sorridenti, motivate. Sono le ragazze di Save the Children di Roma e dintorni, quelle che si danno da fare per aiutare i bambini, qui e nel resto del mondo. L’organizzazione, la più grande del pianeta, ha cent’anni di vita. In Italia qualche anno di meno, ma ha la giovinezza del fare, del concreto, del coraggio. Salvare i bambini, salvarne il più possibile. Di qualsiasi parte, di qualsiasi dolore o bisogno, di qualsiasi colore o percorso.
Dopo la fine della prima guerra mondiale, la fondatrice, l’inglese Eglantyne Jebb, cercava di salvare dalla morte per fame vere folle di bambini dei paesi  usciti sconfitti , penalizzati dalle brutali condizioni di resa. Studiando la storia non si parla quasi mai del blocco imposto a Germania e paesi centro europei che negava qualsiasi rifornimento alimentare, per cui morivano letteralmente di fame i più poveri e soprattutto i bambini.  Tantissimi bambini.  Testimonianze agghiaccianti, fotografie terribili.  Erano i bambini del nemico !  I bambini dei vinti!
Prime nell’impegno un gruppo di donne inglesi benestanti, alcuni uomini illustri e motivati. Difficoltà d’ogni genere,   la più dura  per me, è quella di chi rifiutava e obiettava ” sono i figli del nemico che tra vent’anni ci faranno di nuovo la guerra”.
Ecco il punto. Anche i figli del nemico vanno salvati.
Io voglio aggiungere: anche i nemici vanno salvati. Non solo per umanità. Non per buonismo. Vanno salvati  per ideale laico, per ideale civile e per chiaroveggenza politica.  Sì, per ideale politico, se si vuole che i figli del nemico e il nemico stesso non siano più nemici domani, o  tra un anno o cinque anni o venti.
Ecco il lavoro difficile, delle tante capitane di oggi,  Quelle sulle navi e quelle nelle strade, negli uffici, nelle scuole, in  campagna e in città. Intanto quelle di questa grande Save the Children,  in Italia e negli altri 125 paesi del mondo e soprattutto dove si soffre di più, come in Yemen e negli altri troppi luoghi dove  la guerra,le guerre, ancora devastano e distruggono, oggi, adesso,   con scientifica intelligentissima crudeltà.
E’ un discorso complesso e difficile.  Anche Emergency e Medici senza frontiere soccorrono senza guardare le divise. Secondo me sono una goccia nel mare anche se quella goccia apre o dovrebbe aprire le coscienze.  La sostanza del problema sta nell’ottenere in concreto la cancellazione di ogni tipo di guerra .
Essere pacifisti è una utopia. Troppe fabbriche  producono armi. Troppi cervelli inventano nuove meraviglie tecnologiche direttamente o indirettamente utili alle guerre. Troppo denaro, insomma!   E’ probabile o addirittura certo che i combattenti per la pace siano dei sognatori fuori dalla realtà, utopisti destinati all’insuccesso.
 Invece no,  Perché si deve lottare. Anche se il successo sembra irraggiungibile. Bisogna lottare per avvicinarlo quel traguardo. E perchè è giusto per il genere umano e per il pianeta.
Quelle donne inglesi che con Eglantyne creavano il Save the Children potevano pensare che il traguardo della parità dei diritti tra uomo e donna fosse lontanissimo, forse impossibile, cioè un bel sogno o una bella utopia. Sono passati soltanto cento anni e in molte parti del mondo ci si è quasi arrivati. Tanto che ci sono le capitane Carola, le presidenti europee, le ministre, le banchiere,le soldatesse, le scienziate, le astronaute.
Per l’ideale della pace i problemi sono tanti e tutti diversi. I problemi delle disuguaglianze e della miseria, altrettanto. Non si raggiungono con atti insensati come nuove Bastiglie o anni di piombo. Ci si può arrivare solo col lavoro costante e coraggioso delle tante capitane o dei tanti combattenti che avanzano a piccoli passi con umiltà, serenità, e coraggio.
Stesso discorso per chi lotta contro la fame, per chi vuole salvare i bambini. Sarà  impossibile salvarli tutti, ma sarebbe imperdonabile non cercare di salvarne  il più  possibile. Sono l’umanità di domani, il popolo del mondo che dovrà continuare il percorso della conquista della pace e della più giusta distribuzione delle ricchezze.
Anche  la distribuzione delle ricchezze  in modo più equilibrato e più giusto per ora è solo Utopia.,  Ma si deve pur cominciare se vogliamo che l’umanità faccia una nuova epocale mutazione. Almeno che ci si provi, accogliendo i disperati e inventando soluzioni.
Che sia Bronte o le badanti o i sik nelle stalle della pianura padana. Non nei centri-prigioni. non nel condannarli in mare per giorni con il grido”non ti vogliamo” “sei il nemico”!
Da quel nuovo essere umano arrivato pieno di illusioni e di speranza che dopo tanto divieto non trova né il pezzo di pane  e nemmeno il sorso d’acqua ci possiamo aspettare amicizia? Ci possiamo aspettare rispetto? O osservanza delle nostre regole?
E’ già tanto se, grazie alle nostre tante capitane e ai tanti veri capitani non  diventano subito nostri nemici.
Accanto alle capitane, per fortuna ci sono anche i coraggiosi, che possiamo  anche chiamare capitani. O solo uomini o ragazzi coraggiosi.
C’è ancora bisogno di coraggio.  I coraggiosi di oggi sono quelli che per aiutare gli ultimi rischiano linciaggi, offese e guai  E quelli  che divulgano verità. Come il giovane Federico Ruffo che vedete nella foto, che mi intervistava. E’ il giornalista di RAITRE, che per una veritiera inchiesta sulle tifoserie violente, ha ricevuto non solo minacce ma attentati incendiari.
Onore e grazie a voi tutti e tutte, capitani coraggiosi, combattenti delle guerre di oggi.
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Che strana atmosfera, in queste settimane.  Ricordi di resistenza e di 25 aprile, campagna elettorale per l’Europa. discorsi e fatti  addirittura incredibili.

Come la dichiarazione del “gran-capo” di Casa Pound che dice :”fuori dall’Europa, fuori dall’Euro, noi forti e padroni in casa nostra!”  Quel noi che loro si definiscono i fascisti del terzo millennio!  Un millennio all’indietro, dove non c’è la globalizzazione, le nuove tecnologie, i nuovi problemi ambientali, i nuovi sentimenti dei giovani che studiano e si sentono cittadini europei e cittadini del mondo!
Vicino a casa mia c’è una bella scritta sul muro di un liceo: ” Nessun confine, solo orizzonti”.
I confini e il ritorno indietro li sintetizza bene  l’agitatissimo ministro dell’interno. Proposte addirittura allucinanti:  riaprire le case di tolleranza, prevedere la castrazione chimica, dare a tutti licenza di sparare per presunta difesa personale, prima gli italiani contro gli invasori straccioni da tener fuori con il filo spinato e i porti chiusi. E da ultimo, ciliegina sulla torta, la proposta che a scuola sia reso obbligatorio il grembiule!  Ecco come si risolvono i problemi della scuola, cioè della formazione dei nuovi cittadini:  Il grembiule obbligatorio, come anticipazione della divisa obbligatoria?  Quando nella mia giovinezza si andava in divisa alle esercitazioni del sabato fascista ad esaltarsi coi fucilini di legno?
E nessuno si è indignato a quella bella frase ” molti nemici molto onore?”
Sento che si vuole il trionfo dell’ignoranza, della dimenticanza, della cattiveria. Per pescare simpatie  e votii tra i nostalgici  del “si stava meglio quando si stava peggio” e i disinformati del “Mussolini che ha fatto cose buone”.  Cioè si vuole cogliere il frutto della mancata istruzione o informazione storica. Nelle scuole nel dopoguerra, non si è mai insegnata la storia dell’ultima guerra e la verità sociale del fascismo.  Si stringe la mascella, si mettono divise e pugni sui fianchi.  Per mostrare un inesistente coraggio.
Coraggio e forza sono percepiti come valori positivi, ammirevoli, necessari.
 Invece non ci vuole nessun coraggio a dire “non ti voglio”, “fuori da casa mia”, Nessun coraggio e nessun cervello. E’ sufficiente la cattiveria, l’odio, il rifiuto cieco.   Il coraggio è  riflettere,  cercare soluzioni  cercare di capire.  Quel coraggio sarebbe vera   forza. La cattiveria è solamente debolezza, rinuncia ad essere umani. ritorno all’uomo delle caverne.
Creare paura e servirsi della paura . Creare odio e dare le armi a questo odio. Come ha fatto Hitler.
Non  ho voluto chiedermi se le opposizioni combattono abbastanza. Non ne sento la sufficiente forza. Forse perché non se ne parla. In TV vedo tante facce nuove e temo che questi nuovi arrivati al comando, abbiano abbondantemente occupato poltrone e strapuntini, dopo aver tanto tuonato contro gli altri.  Ho voluto chiedermi se potevo io, fare qualcosa. Non posso molto, per forze e per età. Posso però mettere a disposizione le mie riflessioni, in questo blog così esiguo. Sarà poco, ma i tanti “poco” potranno fare “abbastanza”.

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Speranza

(questa lettera è stata pubblicata da Sergio Staino sul suo blog. La riporto anche qui).

Carissimo Sergio,

 ho letto  e riletto la lunga riflessione di Veltroni su Repubblica di ieri.  Oggi  c’è il commento di Scalfari. Io, che sono del secolo scorso e che come Scalfari ho la testa bianca, non  posso fare altro che raccontare le mie paure e le mie speranze. Anzi, mi permetto di avanzare dei suggerimenti, sperando di non essere considerata un po’ svanita.
La deriva di destra dei nostri neogoveranti non è soltanto preoccupante. Deve far paura. Nuota nel grande mare della disinformazione e dell’egoismo, ben nutrito da vent’anni di televisione berlusconiana vuota e superficiale.  Ci vuole poco a cadere fuori dalla democrazia se passa il concetto che le regole non valgono più, ne’ per chi governa ne’ per il cittadino.  Le regole dell’Europa o quelle della Costituzione.
L’Europa è stata la conquista più importante del novecento, per la pace e per le frontiere aperte, per i nostri ragazzi che ci vanno a studiare e a lavorare, per il turismo e per l’economia che può competere con gli altri continenti in epoca di globalismo.
Che ci siano delle criticità e delle cose da cambiare è innegabile. Sarebbe troppo bello che non ci fossero visioni diverse nate da  realtà diverse e storie diverse. Ma i traguardi alti non sono mai facili da raggiungere, sia nel pubblico che nel privato.  Ci sarebbe solo da andare avanti con determinazione e pazienza.
Nel nostro paese la caduta dei valori e la cattiveria xenofoba è tangibile e forse crescente. Credo che molti, come me, ne siano preoccupati .
Non basta preoccuparsi, bisogna reagire.
Che Veltroni si sia espresso  per  “amore della propria comunità e per il proprio Paese”, come conclude lui, secondo me significa che vuole combattere ancora. Già ieri pensavo di augurarmi che accanto a lui scendessero altri.  Oggi Scalfari mi toglie i nomi dalla penna. Anch’io pensavo a Prodi, Gentiloni, Minniti. Lui ci mette Zanda che conosco un po’ meno. Io ci vorrei tanti altri, anche quelli ai quali qualche rimprovero va fatto, come Fassino, Rutelli, Enrico Letta, Delrio.
Direte: sono tutti vecchi, la vecchia classe dirigente !  Sì, certo, a qualcuno di loro dobbiamo perdonare qualcosa o molto. Tanti di loro debbono metter da parte vecchi dolori o risentimenti e dare quello che ancora possono dare.  Ma vorrei che  ognuno di loro portasse alla lotta qualcuno dei giovani,  pescando e stimolando tra i loro allievi universitari, ragazzi  e ragazze,  sindaci e operatori culurali, ricercatori, scrittori.
Ci vorrei nella squadra pro democrazia e pro Europa, accanto al sindaco di Riace,  anche i Cacciari e i Saviano, che si mettano la mano sul cuore e  vengano a sporcarsele le mani, a mettersi in gioco, a dimostrare che anche essendo diversi ci si può unire. Che non basta discutere o criticare.  Ora è il momento di fare.
Tra i giovani da considerare, voglio suggerire Elia Minari, giovane combattente e scrittore che ha indagato e denunciato la mafia nelle terre reggiane e sta girando per l’Italia a combattere la sua battaglia. L’ho  incontrato a Bibbiano, insieme al Procuratore di Reggio Calabria Gratteri.
E ci vorrei tante donne, non solo le ultime che hanno lavorato bene nei vari governi e in Europa, ma quelle del sindacato come Carla Cantone o della scienza come Elena Cattaneo o Lucia Votano,e la tenace Ilaria Cucchi    o le scrittrici come la Maraini o giornaliste  come Concita De Gregorio, o registe come la Comencini.
La lista dovrebbe essere lunga e variegata. Una lista di persone diversissime, ma unite contro un pericolo comune e incombente. Un po’ come abbiamo fatto noi durante la guerra partigiana.  A dimostrare che le differenze si possono superare se il traguardo è condiviso.
Un abbraccio

 

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Ho scritto una breve cosa per Sergio Staino, che trovate anche qui.

Carissimo Sergio,
i potenti d’Europa, compresi i nostri dilettanti allo sbaraglio, si stanno scannando sulla pelle di centinaia di disperati, che non sono pedine del gioco, ma semplicemente esseri umani.
Umani come noi. Forse illusi, sicuramente stanchi di soffrire, stanchi di non poter sperare.
Non so se chi ha votato come ha votato ha qualche ripensamento o qualche esame di coscienza. Ho paura che l’odio sotterraneo e antico verso zingari e neri sia ancora prevalente e vincente.
Quindi vorrei parlare a chi sta ai piani alti. Ai giornalisti e ai costituzionalisti.
Ai giornalisti che ancora adesso trovano il modo di criticare sempre il partito democratico. Dicono che non fa opposizione, che non è capace di farsi sentire. E loro, cosa fanno? La fanno l’opposizione? L’adoperano il diritto di critica, fanno uso dell’arma potente della verità? O si adeguano, perchè temono gli strali di questi nuovi potenti, che proprio perchè dilettanti possono essere molto pericolosi anche per loro?
Ai costituzionalisti, che hanno trovato tanti peli nell’uovo nella riforma di Renzi, non trovano più nessun pelo?
Per esempio è conforme alla costituzione che in parlamento siedano a decidere i nostri destini delle persone che prima di aver giurato sulla nostra Carta hanno giurato fedeltà ad una azienda privata, la Casaleggio ecc ? Ed è conforme alla costituzione che il parere popolare venga trasmesso al governo e al parlamento da un partito che non ha una struttura democratica, che si regge in rete con modalità che, come tutti sanno, non garantiscono libertà e segretezza?
Anche loro, corte costizionale consiglio di stato corte dei conti, si adeguano perché temono che questi dilettanti allo sbaraglio gli tocchino qualche privilegio? Delle prebende o pensioni d’oro, di sicuro non si preoccupano, perché sanno bene difendersi, prima o dopo, dietro bellissime leggi che tutelano sempre i diritti acquisiti e sanno benissimo che il tanto abbaiare di Di Maio è solo per ingannare i semplici, i derelitti e gli ignoranti.
Vorrei anche dire qualcosa a quelli dell’ANPI che si stanno battendo contro le intitolazioni ai fascisti. Non hanno niente da dire sul più preoccupante e conclamato razzismo che ha la sfrontatezza di proclamarsi apertamente, assieme all’esaltazione della violenza? Violenza e razzismo sono fascismo, fascismo puro.
La senatrice Segre ha ammonito che la libertà la si perde a poco a poco. Già ne abbiamo perso un bel pezzo, ma credo e spero che si possa risalire.
Suggerisco di fare due o tre volte un respiro profondo, molto profondo. Ci calmerà e ci consentirà di riprendere la lotta.

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bullismo e fascismo

La cronaca da un po’ di tempo racconta episodi raccapriccianti di bullismo. Che molto spesso avvengono nelle scuole.  Le mie amiche insegnanti lamentano atmosfere pesanti e comportamenti al limite. Una cara partigiana che ultimamente è andata  a parlare tanto  di memoria agli studenti , mi racconta che c’è sempre un gruppo, a volte numeroso, che non solo non applaude, ma motteggia contrastando e dichiarandosi fascista.
Credo che tra i due atteggiamenti ci sia uno stretto legame.
Perchè il bullismo è una forma di fascismo. Ne ha tutte le caratteristiche e tutti i sentimenti profondi.
Prima di tutto il non accettare le differenze.  Le vittime sono sempre in qualche modo caratterizzate da una diversità. A volte per un paio di calzoni rosa, a volte perché troppo bravi e primi della classe. a volte per qualche imperfezione.
E  tutti sappiamo quanto si sia accanito il fascismo verso tante categorie di diversi.
Poi la prepotenza che può arrivare alla violenza. In sostanza la presunzione di essere superiori e di avere il diritto di colpire, di umiliare.
Qui  si sente l’eco della razza superiore che deve dominare su tutte le altre con la violenza della guerra.
Nel bullismo c ‘è a volte la tendenza ad agire in gruppo, dove il più sfrontato e violento raccoglie ammirazione e consenso.
E qui ricordiamo le squadracce coi manganelli e le varie “bande Carità”.
Nella  realtà di oggi, anche senza ricordare la storia,  troviamo un po’ dappertutto il concime per la  fioritura velenosa del bullismo.
La  violenza negli stadi, dove ricompare l’odio agli ebrei. Le grida di personaggi politici e di gente varia che ha paura degli immigrati e li descrive come pericolosi. L’odio verso gli zingari è addirittura antico. Il fastidio verso il buonismo trattato da ignavia o debolezza o falsità.
Il più pericoloso di tutti è il sentirsi al di sopra di ogni regola, di ogni legge, di ogni buona abitudine.
In testa ci sono tutti quelli che del “no” si sono fatti un vanto e un ideale. No a tutto. No agli scienziati sui vaccini o sulle cure oncologiche. No a chi ha progettato una ferrovia o un oleodotto.  No a un inceneritore, no a tutto.  E tutti questi no è perchè io sono sopra a tutto, ne so più di tutti, non credo a niente, perchè tutti mi vogliono fare fesso. Non credo ai medici perchè sono venduti alle industrie farmaceutiche. Butto l’immondizia dove voglio e non la separo perchè poi loro la rimettono tutta insieme.  Parcheggio dove mi è comodo, mi diverto a fare fesso gli altri e soprattutto a prendermela coi politici.  Se sono bravi e  onesti ancora di più, perchè tanto non ci credo. E mi diverto a scansare gli obblighi le tasse e i contributi.
Una bella foresta di cattivi esempi  per i ragazzi così fragili e spesso così soli.
Come se ne esce non lo so.
Ci vorrebbero dei buoni esempi. Ci vorrebbe che le belle notizie facessero notizia. Che nella scuola e fuori della scuola si parlasse anche dei doveri per poter pretendere dei diritti.
E che  in questi giorni, che sono quasi alla fine dell’anno scolastico, non  ci fosse, così insistito e fastidioso, lo spettacolo di questi cosiddetti vincitori delle elezioni, finti disinteressati alle poltrone ma veri disinteressati  al dialogo e alla logica.

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A proposito di parolacce

Qualche giorno fa ho protestato con l’autore di uno scritto su Facebook rimproverandolo di concludere col solito vaffa uno scritto lieve e condivisibile sull’età e il tempo che passa. Lui  mi ha risposto che voleva essere ironico invitandomi a non essere troppo seriosa.

Invece non è per seriosità che non sopporto il dilagare di questo vaffa, che trovo ormai dappertutto, quasi diventato una moda.
Se si vuole essere ironici bisognerebbe ispirarsi ai grandi che le parolacce se le inventavano, ricorrendo il meno possibile a quelle già in uso. Pensiamo a Totò, a Sordi, a Verdone, a Proietti. E ne dimentico molti altri.
Le parolacce le abbiamo in abbondanza nella nostra lingua parlata e nella nostra realtà. E credo che tutti ce ne siamo serviti. In un momento di stizza, di delusione o di fretta.  Sfugge la parolaccia appunto per ironia, per riassunto linguistico e a volte perchè è più efficace di un ragionamento.
Ma la parolaccia ci impoverisce.
Troppo ripetuta e sempre uguale ci impoverisce. Impoverisce  perchè esclude una riflessione, non permette una critica, non arriva a nessuna conclusione o proposta o speranza.  Chiude e basta. Offende e basta.
Avrete capito che la mia allergia a questo vaffa non deriva soltanto da un gusto linguistico, ma si radoppia a causa dei cinquestelle, che nascono proprio da una parolaccia.
Siamo in procinto di avere al governo dell’Italia, il paese del dolce stil novo, una squadra di persone che ha come bandiera, come collante e come progetto, una parolaccia, un vaffa!
Ed è raggelante che tanta gente abbia seguito quel vaffa agganciato al tutto e al contrario di tutto, senza una logica, senza una riflessione, senza un ideale.
Ideale? ecco una parola sconosciuta dimenticata, invecchiata!
Invece vaffa è moderno, è fico, è giovane!
Vorrei che qualche teorico di psicologia delle masse mi spiegasse questo fenomeno di regressione culturale.
O forse di regressione politica.
Non ho mai avuto incarichi politici, ma ho seguito sempre la politica e mi ci sono appassionata. Non poteva essere altrimenti, viste le mie origini e la mia storia. Questo approdo politico tanto negativo sicuramente nasce  da molti errori o molte mancanze. Forse nasce anche da qualche modernità  che ha influito in negativo.
Questa storia della rete, di tutte le panzane che vi circolano, dei ghetti che riuescono a formare. Su facebook ognuno ha il suo gruppo, quindi ha un cerchio omogeneo e di parte, nel quale faticano ad entrare smentite o notizie contrarie. Nel mio caso, non so perchè, ho contatti di ogni tipo. Soltanto perchè non lo so fare. non riesco a cancellare persone che non mi piacciono e con le quali non vorrei avere più niente da dire.  Forse è per questa realtà di  gruppi omogenei  che non arriva l’informazione contraria.  Per esempio del fatto che anche i precedenti presidenti di Camera e Senato avevano rinunciato ai benefici aggiuntivi.  Forse si spiega  come mai non arrivano le notizie serie e scientifiche sui vaccini o sull’aiuto in atto ai senza lavoro. L’opinione pubblica ormai non la fanno più nè i giornali nè la televisione. La tanto mitizzata rete in questi tempi è sotto esame per gli effetti oscuri in campo internazionale-elettorale.  Ed è sotto esame proprio per le falsità, le bufale, le offese, i pericoli che può nascondere.
Vorrei tanto che rallentasse la moda della parolaccia tappa-tutto.
 Quel vaffa vorrei non sentirlo più.  Tra l’altro è brutto, è povero, è poco fantasioso. I nostri dialetti e persino la nostra letteratura hanno un elenco di parolacce più colorito, più variegato, molto spesso purtroppo  più volgare.  Se vi si ricorre in momenti estremi quindi pochissime volte, le salveremo per quanto possibile dal logoramento e dalla perdita di efficacia. Le salveremo come costume, come ultima zattera linguistica, come storia e come arma gratuita e poco letale a disposizione del popolo minuto. Mai e poi mai come parola d’ordine politica.

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Mancano due settimane al voto.

Da tempo rifletto sui concetti e slogan che entrano nel sentire comune e che faranno molto male alla nostra democrazia.
Primo fra tutti quelli dei cinque stelle. Sull’esaltare “l’eroismo oppure onestà” dei loro parlamentari nel cedere una parte dello stipendio. Sotto a questa trovata, c’è un concetto non solo gretto e populista, ma fascista. In sostanza, agli eletti si dice “siete pagati troppo”. Cioè siete pagati troppo per un lavoro che non vale nulla.
In un Parlamento che non vale nulla.
Siamo vicini al pensiero del duce, che ne voleva fare un bivacco per i cavalli.
Si pensa, senza dirlo,  che chi entra in politica non debba essere bravo e competente. Il deputato grillino lo si vuole  gregario, uno  che  va a scardinare il sistema, cioè la struttura democratica che ci siamo creati con la repubblica, e lo farà  con disciplina, cioè sotto dettatura di Grillo e Casaleggio. O del Di Maio.  Per tutti quelli degli  altri partiti, si sottintende che  il Parlamento è  un luogo per arrivisti e disonesti.
Invece il Parlamento, per una democrazia, è il luogo più importante. Lì ci mandiamo  persone che ci devono rappresentare. E ce li mandiamo perché facciano le cose per bene, da specialisti della politica e dell’economia, ed anche da specialisti dei rapporti internazionali.  Proprio perché la democrazia è difficile. Proprio perché è il contrario della dittatura dove c’è uno solo che decide per tutti e  sulla testa di tutti.
Chi guida  una democrazia deve avere  onestà, cosa certamente indispensabile. Ma anche capacità,  impegno continuo, e persino studio continuo. Occorre anche un sacrificio e una operosità eccezionale.
Lo dico da moglie di un dirigente sindacale a livello nazionale e internazionale. E’  vero che eravamo prima del 1986, ma non c’era domenica, non c’era sosta né sonno. A fare seriamente quel “mestiere”, era una impresa trovare minuti e attenzioni per  famiglia e figli. Senza contare esigenza di continui aggiornamenti e studio. Senza contare i dolori per le aggressioni o minacce da parte avversa.
Doveri simili dovrebbero essere ricordati a chi si candida al Parlamento. Chiamarli a restituire parte dello stipendio è come dire “Non meritate la paga che vi danno”. Infatti i cinquestelle non scelgono persone qualificate, ma solo a casaccio, su autoproposta, attraverso la mitica “rete” e votazioni numericamente ridicole. Infatti propongono anche di ridurre le prebende parlamentari se andranno al governo.
E’ molto impopolare ciò che sto dicendo. Certo si può discutere su prebende e privilegi.  Si dovrebbe anche  spiegare bene la storia dei vitalizi, del perché si è potuto intervenire sugli ultimi eletti e non su quelli precedenti.
E  prendere  a confronto le paghe delle persone che hanno alte responsabilità negli altri campi della vita civile. Non solo dei dirigenti di azienda e di quelli delle banche ma anche quelli della magistratura, del consiglio di stato della corte dei conti, pensioni comprese.  Chiedo ai giornalisti di diventare topi d’archivio e dirci non solo quanto guadagna Marchionne ( accanto a quanto ha fatto per l’azienda), ma anche quanto incassa Zagrebelsky o Berlusconi o Fabio Fazio o la Berlinguer. Se questi compensi sono meritati anch’io applaudo alle capacità. Chi sa fare va valorizzato, proprio perché ciò che fa è importante. Anche i ricercatori e gli scienziati vanno pagati bene.  E, in fondo a questa scala vanno pagati bene anche gli operai, le colf e gli insegnanti.
Tutto questo mio ragionamento è per contestare una vera bufala ideologica dei cinque stelle. Bufala che ha  molta popolarità, perché è facile invidiare, sminuire, disprezzare. E’ un modo antichissimo di astio e incomprensione facilitato anche da comportamenti deleteri che lo alimentano. I disonesti, o mele marce, ci sono sempre. Ma la strada per combatterli non è questa.
Poi se i cinquestelle vogliono far credere di  volere una riduzione di spesa per lo  Stato, chiedo perché non hanno votato  la  Riforma che prevedeva la soppressione del Senato e del Cnel? Sarebbe stato un  bel risparmio. per  finanziare  piccole  imprese, microcredito o intelligenti progetti.

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