Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Fascismo’

Che strana atmosfera, in queste settimane.  Ricordi di resistenza e di 25 aprile, campagna elettorale per l’Europa. discorsi e fatti  addirittura incredibili.

Come la dichiarazione del “gran-capo” di Casa Pound che dice :”fuori dall’Europa, fuori dall’Euro, noi forti e padroni in casa nostra!”  Quel noi che loro si definiscono i fascisti del terzo millennio!  Un millennio all’indietro, dove non c’è la globalizzazione, le nuove tecnologie, i nuovi problemi ambientali, i nuovi sentimenti dei giovani che studiano e si sentono cittadini europei e cittadini del mondo!
Vicino a casa mia c’è una bella scritta sul muro di un liceo: ” Nessun confine, solo orizzonti”.
I confini e il ritorno indietro li sintetizza bene  l’agitatissimo ministro dell’interno. Proposte addirittura allucinanti:  riaprire le case di tolleranza, prevedere la castrazione chimica, dare a tutti licenza di sparare per presunta difesa personale, prima gli italiani contro gli invasori straccioni da tener fuori con il filo spinato e i porti chiusi. E da ultimo, ciliegina sulla torta, la proposta che a scuola sia reso obbligatorio il grembiule!  Ecco come si risolvono i problemi della scuola, cioè della formazione dei nuovi cittadini:  Il grembiule obbligatorio, come anticipazione della divisa obbligatoria?  Quando nella mia giovinezza si andava in divisa alle esercitazioni del sabato fascista ad esaltarsi coi fucilini di legno?
E nessuno si è indignato a quella bella frase ” molti nemici molto onore?”
Sento che si vuole il trionfo dell’ignoranza, della dimenticanza, della cattiveria. Per pescare simpatie  e votii tra i nostalgici  del “si stava meglio quando si stava peggio” e i disinformati del “Mussolini che ha fatto cose buone”.  Cioè si vuole cogliere il frutto della mancata istruzione o informazione storica. Nelle scuole nel dopoguerra, non si è mai insegnata la storia dell’ultima guerra e la verità sociale del fascismo.  Si stringe la mascella, si mettono divise e pugni sui fianchi.  Per mostrare un inesistente coraggio.
Coraggio e forza sono percepiti come valori positivi, ammirevoli, necessari.
 Invece non ci vuole nessun coraggio a dire “non ti voglio”, “fuori da casa mia”, Nessun coraggio e nessun cervello. E’ sufficiente la cattiveria, l’odio, il rifiuto cieco.   Il coraggio è  riflettere,  cercare soluzioni  cercare di capire.  Quel coraggio sarebbe vera   forza. La cattiveria è solamente debolezza, rinuncia ad essere umani. ritorno all’uomo delle caverne.
Creare paura e servirsi della paura . Creare odio e dare le armi a questo odio. Come ha fatto Hitler.
Non  ho voluto chiedermi se le opposizioni combattono abbastanza. Non ne sento la sufficiente forza. Forse perché non se ne parla. In TV vedo tante facce nuove e temo che questi nuovi arrivati al comando, abbiano abbondantemente occupato poltrone e strapuntini, dopo aver tanto tuonato contro gli altri.  Ho voluto chiedermi se potevo io, fare qualcosa. Non posso molto, per forze e per età. Posso però mettere a disposizione le mie riflessioni, in questo blog così esiguo. Sarà poco, ma i tanti “poco” potranno fare “abbastanza”.
Annunci

Read Full Post »

bullismo e fascismo

La cronaca da un po’ di tempo racconta episodi raccapriccianti di bullismo. Che molto spesso avvengono nelle scuole.  Le mie amiche insegnanti lamentano atmosfere pesanti e comportamenti al limite. Una cara partigiana che ultimamente è andata  a parlare tanto  di memoria agli studenti , mi racconta che c’è sempre un gruppo, a volte numeroso, che non solo non applaude, ma motteggia contrastando e dichiarandosi fascista.
Credo che tra i due atteggiamenti ci sia uno stretto legame.
Perchè il bullismo è una forma di fascismo. Ne ha tutte le caratteristiche e tutti i sentimenti profondi.
Prima di tutto il non accettare le differenze.  Le vittime sono sempre in qualche modo caratterizzate da una diversità. A volte per un paio di calzoni rosa, a volte perché troppo bravi e primi della classe. a volte per qualche imperfezione.
E  tutti sappiamo quanto si sia accanito il fascismo verso tante categorie di diversi.
Poi la prepotenza che può arrivare alla violenza. In sostanza la presunzione di essere superiori e di avere il diritto di colpire, di umiliare.
Qui  si sente l’eco della razza superiore che deve dominare su tutte le altre con la violenza della guerra.
Nel bullismo c ‘è a volte la tendenza ad agire in gruppo, dove il più sfrontato e violento raccoglie ammirazione e consenso.
E qui ricordiamo le squadracce coi manganelli e le varie “bande Carità”.
Nella  realtà di oggi, anche senza ricordare la storia,  troviamo un po’ dappertutto il concime per la  fioritura velenosa del bullismo.
La  violenza negli stadi, dove ricompare l’odio agli ebrei. Le grida di personaggi politici e di gente varia che ha paura degli immigrati e li descrive come pericolosi. L’odio verso gli zingari è addirittura antico. Il fastidio verso il buonismo trattato da ignavia o debolezza o falsità.
Il più pericoloso di tutti è il sentirsi al di sopra di ogni regola, di ogni legge, di ogni buona abitudine.
In testa ci sono tutti quelli che del “no” si sono fatti un vanto e un ideale. No a tutto. No agli scienziati sui vaccini o sulle cure oncologiche. No a chi ha progettato una ferrovia o un oleodotto.  No a un inceneritore, no a tutto.  E tutti questi no è perchè io sono sopra a tutto, ne so più di tutti, non credo a niente, perchè tutti mi vogliono fare fesso. Non credo ai medici perchè sono venduti alle industrie farmaceutiche. Butto l’immondizia dove voglio e non la separo perchè poi loro la rimettono tutta insieme.  Parcheggio dove mi è comodo, mi diverto a fare fesso gli altri e soprattutto a prendermela coi politici.  Se sono bravi e  onesti ancora di più, perchè tanto non ci credo. E mi diverto a scansare gli obblighi le tasse e i contributi.
Una bella foresta di cattivi esempi  per i ragazzi così fragili e spesso così soli.
Come se ne esce non lo so.
Ci vorrebbero dei buoni esempi. Ci vorrebbe che le belle notizie facessero notizia. Che nella scuola e fuori della scuola si parlasse anche dei doveri per poter pretendere dei diritti.
E che  in questi giorni, che sono quasi alla fine dell’anno scolastico, non  ci fosse, così insistito e fastidioso, lo spettacolo di questi cosiddetti vincitori delle elezioni, finti disinteressati alle poltrone ma veri disinteressati  al dialogo e alla logica.

Read Full Post »

Si parla tanto di fascismo, si marcia , si lanciano proclami e veleni.  Per capire la storia e vedere cosa sono stati in concreto il fascismo e l’antifascismo sarebbe bastato venire a Bibbiano, la mattina del  10 febbraio.

E’ stata la prima tappa per onorare Francesca Del Rio, la partigiana Mimma.
Lo storico Giovanni De Luna ha scritto:
E’ una storia da “Resistenza perfetta”…..aderisco con convinzione”.
Lo scrittore Francesco Piccolo ci dice:
La storia di Mimma è la storia di questo paese”.
Infatti, per capire la storia di questo nostro paese  e la storia della Resistenza, sarebbe necessario conoscere il coraggio di Mimma.  Diventerebbe più chiara la natura  del fascismo , quanto è costata  la sua guerra,  e perché tanto popolo e tante donne l’hanno combattuto con  dolori terribili  ed estremi.
Al teatro Metropolis erano presenti i tre sindaci di  Bibbiano, San Polo e Canossa, i delegati delle  associazioni Anpi firmatari della domanda ufficiale, un gruppo di Casa Cervi, gli studiosi dell’Istoreco, una classe di studenti della scuola Dante Alighieri.  Emozione e solennità all’inizio, quando il sindaco Carletti, dopo l’introduzione, ha letto i messaggi di solidarietà pervenuti da:  – Un ministro, Graziano Delrio; – Il Procuratore Militare Marco De Paolis; – il sindaco di Parma Pizzarotti; – lo scrittore Francesco Piccolo premio Strega e autore di cinema e Tv; – La sezione Anpi di Parma; – La sezione Anpi di Valenza Po (Alessandria).  A questi aggiungo De Luna, che ha scritto a me e non l’ho fatto annunciare in tempo.
In silenzio e sempre riservati come la madre, sedevano in platea i due figli di Mimma, Atos e Maurizio. Grazie a loro abbiamo ricostruito non solo altri particolari della lotta partigiana di Mimma ma anche la sua storia di vita, impegnatissima, coraggiosa e non semplice.
Per il periodo in montagna dopo l’evasione, abbiamo ricostruito  la storia del cavallo.
Sì, del cavallo, il suo cavallo.
A fatica ho ricordato che i nostri partigiani avevano qua e là alcuni cavalli, che erano una specie di mezzi di trasporto d’emergenza, cavalli abituati al lavoro contadino, da montare a pelo, senza sella.
Nella notte della sua fuga, scalza e nella neve, manda i  Ganapini  da sua madre, che procurano vestiti mantello e scarpe, ma aggiungono, a richiesta, il cavallo. Cavallo di casa, cavallo contadino. Mimma lo chiede perchè ha i piedi congelati e vuole passare le linee e mettersi al sicuro in zona partigiana.
Quel cavallo, che scivolava nella neve nella troppa luce di luna, se l’è tenuto fino alla liberazione. Insomma, da gennaio al 25 aprile, Mimma incinta e coi piedi doloranti e piagati, ha continuato a camminare come staffetta e come combattente, grazie a quel cavallo. Non voleva proprio stare ferma. Infatti non c’era tempo di piangere ne’ di compatire o compatirsi. E tanto meno voglia o possibilità di fermarsi.
Così si spiega anche la mia lettera a lei,  datata 18 aprile ’45,  dove le chiedo di andare in sette paesi e frazioni attorno a Ramiseto per organizzare e convocare incontri con la popolazione. La lettera dà indicazioni di lavoro ma lascia intuire il tanto lavoro fatto nei mesi precedenti, nonostante i piedi, nonostante la gravidanza.  Soltanto da nove giorni  Mimma aveva partorito e perduto il bambino.
Un signore di San Polo ci ha raccontato che nel suo paese tutti ricordano l’arrivo dei partigiani alla liberazione. Venivano  a piedi, in squadra orgogliosa, e alla testa del corteo, applauditissima, una partigiana a cavallo!  Era lei, Francesca-Mimma !  Soltanto a guerra finita  il cavallo è tornato a casa ai suoi lavori nei campi.
Nel dopo liberazione non la ricordiamo.  Sappiamo che si è sposata e trasferita a Parma. Sappiamo che ha avuto tre figli. Alla prima ha voluto mettere il suo nome libero: Mimma. Nome libero, ma non fortunato.  La figlia muore ragazza.  Per una madre è certamente il dolore più indicibile. Ma la lotta non finisce mai.  Le dolorose operazioni ai piedi le  rendono difficile il lavoro di parrucchiera.   Per  migliorare lei  vuole un titolo di studio e lo ottiene dai corsi serali. Era riuscita con la quinta elementare ad essere bidella, poi con la licenza media può essere  assunta come impiegata al comune di Parma.  Di sicuro è stata brava, se il segretario comunale le manda un biglietto di apprezzamento accanto ad una poesia. L’abbiamo letta nelle immagini filmate.
Altro momento importante della mattinata ce l’hanno regalato quattro giovani studenti, che  si sono alternati al microfono per leggere l’intervista che altri ragazzi avevano fatto a Mimma nel febbraio 2007. Emozione al massimo, anche per la loro bravura o forse perché qui, tra i ragazzi,  ce n’è sempre qualcuno col colore della pelle più scuro.
Dopo la lettura il video con Mimma che parla, che a fatica e non del tutto, racconta della sua prigionia e delle torture. C’è la partigiana Laila che la incoraggia.  E’ straziante. Tutti occhi lucidi o lacrime.
Non è finita. Bisogna allargare lo sguardo. Lo storico Massimo Storchi, autore del libro-.inchiesta “Il sangue dei vincitori” in risposta al velenoso “Il sangue dei vinti” di Pansa,  fa un chiarissimo quadro di quel Centro Antiguerriglia di Ciano da cui lei sola si è salvata. Tutti sono stati fucilati o uccisi, qualcuno mandato a morire nei “campi” in Germania. E’ un centro specializzatissimo, di spionaggio e poi di spietati annientamenti.  L’esercito partigiano, così sfuggente, così imprevedibile e così efficiente, è un  nemico che tiene inchiodata la teutonica macchina bellica.  Che risponde con  le stragi di Cervarolo, quella di Vercallo, quella della Bettola e quella di Legorecchio.
I colpevoli non hanno pagato. L’armadio della vergogna li ha salvati. Troppo tardi si è cominciato ad indagare e troppo tardi, soltanto nel 2002 è rintracciata Mimma come testimone. Nel racconto ai ragazzi lei dice. “Loro scrivevano scrivevano e io mi sono sentita male.  Poi aggiunge:  “Per i feriti è stato riconosciuto qualcosa. Per i torturati niente!”
Da poco abbiamo la legge che riconosce la tortura come delitto. In ritardo per Mimma. Speriamo almeno in un riconoscimento alla memoria.

Read Full Post »

Foto di Simone Ramella

Foto di Simone Ramella

Fascismo è Priebke.

Si dice che è stato fino all’ultimo, tutta la vita, fedele a se stesso. Ma chi era, cosa era, questo se stesso?

Vediamolo così gelido e altero, stivali, divisa, decorazioni- alle Fosse Ardeatine che allora erano soltanto cave – che fa vedere ai soldati sottoposti come si fa, come si esegue quel “dovere”.   Sparare da vicino, un colpo solo alla nuca. Per risparmiare munizioni. Da contabile della morte, un proiettile solo,  non di più.

Quanti colpi lui, quanti sparati dagli altri. Altri che, se non ce la fanno più, o per sfinimento o per angoscia, lui, l’ufficiale, li intontisce con l’alcol, li minaccia. Bisogna finire il lavoro, eseguire gli ordini.

Lui non ha occhi. Non vede né vecchi né ragazzi. Non vede il fil di ferro che lega mani alla schiena, due persone alla volta. Non ha orecchie. Non sente né il rimbombo o lo strisciare dei passi, né il tonfo dei corpi che franano sugli altri corpi morti. Non i gemiti, le invocazioni, le maledizioni, le preghiere sussurrate o declamate. Forse Montezemolo o il papà di Riccardo Mancini hanno detto qualcosa ai loro compagni o ai loro assassini. Forse il tenore Stame, con la sua bella voce che abbiamo riascoltata con ammirata commozione, avrà invocato le sue adorate bambine.

Ma lui, Priebke, non ha occhi, non ha orecchie, non sente nemmeno l’odore del sangue. Non ha pensieri. Non è in grado di avere pietà.

Lui è uno che gli ordini li esegue. Non deve avere sentimenti. Lui non è un essere umano. È soltanto un oggetto.  È come una pistola  o un fucile che spara senza sapere, senza discutere. Qualcuno tira il grilletto, l’ordine, e lui esegue.  È progettato per eseguire. Si è lasciato  progettare per eseguire. Si è annullato come uomo, ha accettato di essere la mano cieca di volontà altrui.

Non ho bisogno di cercare negli archivi. Ricordo troppo bene ciò che ci veniva detto a scuola e ripetuto dappertutto. “Eseguire senza discutere gli ordini del duce”.

Ecco questo è  fascismo.

Non essere più persone. Eseguire, ubbidire, non discutere, non pensare.

Ardeatine e Lampedusa

Ricordare le fosse Ardeatine mi porta alla strage di Lampedusa. Una terribile analogia di numeri. Alle Fosse Ardeatine sono stati 335. A Lampedusa, pochi di più, 339, almeno fino ad oggi. Esclusi quelli  dell’ultimo barcone, tragedia dietro tragedia.

Ho negli occhi quella enorme distesa di bare. Lucide, pulite con sopra un fiore. La commozione, però, è immaginare il dentro di quelle bare. Non corpi ricomposti, vestine bianche dei bimbi,   braccia e mani dignitose sul petto degli adulti. Spero che siano ancora avvolti in quei pietosi teli neri o blu, a nascondere le povere vesti inzuppate di mare, le carni gonfie e livide, i visi appena messi a fuoco per le foto, unica  traccia   per sperare in un nome .

Alle Fosse Ardeatine, Priebke e Kappler, a opera conclusa e bottiglie di cognac svuotate, quei corpi morti, ammucchiati  in quelle grotte,  li hanno seppelliti  minando la volta della cava, che senza spesa e fatica, ha chiuso  la più affollata fossa comune mai inventata. Non bastava. Forse per un un sussulto di odorato, o piuttosto  per ulteriore sfregio, vi hanno aggiunto sopra  una montagna di letame. Altro insulto, altra offesa.  Per nascondere i corpi, coprire l’orrore, sfuggire al giudizio di chi è ancora uomo. E per evitare la rivolta di una città.

Insultare i morti. Non avere pietà. Anche questo è fascismo.

La legge Bossi Fini

La legge Bossi Fini è fascismo. Fascismo che sopravvive oggi. Sono contenta di averlo sentito dire da qualcun altro, perchè è da tempo che ai ragazzi delle scuole in quei miei percorsi di memoria cerco di spiegare la sostanza di quella legge.  Fascismo oggi non sono soltanto le svastiche o gli slogan o le sfilate grottesche o ridicole dei nostalgici o neonazi o neofasci. Sono brutti e condannabili anche quelli, per la violenza che esaltano.  La Bossi-Fini è una legge fascista perchè prevede e impone una condanna a persone che non hanno commesso alcun reato. Come gli ebrei condannati in quanto ebrei. L’extracomunitario senza lavoro – a volte perchè l’ha perduto – perde il diritto di restare qui e va rispedito al suo paese. Senza guardare se in quel paese c’è l’inferno.  Se uno straniero viene qui senza permesso e non ha contratto di lavoro,  deve essere ricacciato in mare, magari a cannonate.  Spesso è un un nostro vicino che scappa dalla sua casa in fiamme e si  rifugia nel nostro giardino, ma noi lo incriminiamo come clandestino  perchè ha scavalcato la siepe senza il nostro consenso.

So cosa mi dicono. Siamo poveri anche noi. Abbiamo tanti disoccupati anche noi. Ma io credo che si possano trovare altre strade. Un po’ di fantasia, un po’ di inventiva. Non soltanto chiedere aiuto all’Europa per avere dei soldi da continuare a spendere in azioni sbagliate.

Read Full Post »