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Posts Tagged ‘Giornalini scolastici’

Sono felicissima di far conoscere una vicenda straordinaria che mi è successa.

Con Lorenzo Cantatore

La consegna dell’archivio

Il Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre, ha accolto nelle sale del suo Museo storico della didattica, la documentazione del mio insegnamento, raccolto nei numerosissimi giornalini scolastici.
Si tratta di otto voluminosi raccoglitori coi lavori di otto anni di insegnamento, che testimoniano la validità  del giornalino scolastico, la didattica dei beni culturali, la eccezionale esperienza delle “settimane di scambio”.
Li ho consegnati martedi 26 febbraio scorso, accompagnata dai miei figli e da uno dei nipoti. Ad accogliermi il Direttore del Museo Lorenzo Cantatore, e i professori Francesca Gagliardo, Giampiero  Maragoni, Carmela Covato, Chiara Meta, Francesca Borruso ed Elena Zizioli.  Non poteva esserci miglior atmosfera di interesse e di condivisione. Lunghe ore di dialogo e di progetti.
E’ un riconoscimento che mi ha emozionato anche perché inatteso.  E’ quasi incredibile che le mie fatiche possano essere a disposizione dei laureandi e dei curiosi, accanto ai documenti della grande Maria Montessori, e di Giuseppe Lombardo Radice, Antonio Labriola, Mauro Laeng, Ruggero Bonghi. Accanto alle foto e agli oggetti degli eroici pionieri delle scuole dell’Agro Romano e delle paludi pontine con Sibilla Aleramo e Duilio Gambellotti. E vicino all’archivio ricchissimo di  Mario Alighiero Manacorda, come di Albino Bernardini e di Marcello Argilli.
Visitando le ricche raccolte di oggetti libri arredi  fotografie che fanno la storia della scuola dall’unità d’Italia in poi, si è catturati dall’interesse, dall’emozione e dalla sorpresa.  Il nostro diritto allo studio sancito dalla Costituzione, ha un cammino difficile e purtroppo relativamente breve. Ci si accorge che  va di pari passo con i grandi diritti sociali e politici e al principio di eguaglianza.
Mi sono chiesta da dove ho attinto per insegnare in quel modo. Cioè che nessuno deve rimanere indietro. Che ci si deve aiutare, cioè la classe è una comunità dove il successo di uno è il successo di tutti.  Dove il mondo esterno ci interessa e ci riguarda. Dove il passato è da conoscere partendo dalla storia dei genitori e dei nonni. Dove la comunità più grande, cioè l’Italia ha il suo cammino leggibile nei suoi monumenti , nella sua civiltà e per fortuna nelle sue bellezze. Dove il valore più grande è la comprensione reciproca e quindi la pace tra i popoli, e la  comunione con gli stati vicini nell’area europea.
Pensandoci a posteriori sono gli ideali della Resistenza come l’ho vissuta io. Del pacifismo di mio padre, reduce della prima guerra mondiale.  Dei sogni del “sol dell’avvenire” di novecentesca memoria. Della ribellione di mia madre donna che si sentiva sminuita e limitata. Del mio doloroso ricordo della miseria anteguerra e dopoguerra, dell’umiliazione delle mie coetanee impossibilitate ad andare a scuola e quindi giudicate inferiori perché non istruite. Delle ingiustizie e delle prepotenze che le donne e gli uomini più poveri, nelle campagne o nei borghi, dovevano sopportare da parte dei potenti, padroni o caporioni fascisti.
E senza parere mi hanno aiutato anche le esperienze lavorative che ho affrontato con  maggiore o minore buona volontà negli anni prima dell’insegnamento, cioè negli anni in cui a Novara, con spasmodico impegno e un po’ di presunzione, sono stata redattrice di un giornale settimanale.  Forse mi hanno servito anche gli anni che chiamo “di purgatorio” o di “penitenza” trascorsi al Ministero della Pubblica Istruzione, dove ho potuto imparare leggi e regolamenti.
Gli anni di scuola sono stati per me i più  belli, anche se sofferti, faticosi, problematici. Anni, anzi mesi, settimane e giorni da inventare strada facendo, con l’aiuto della mia bellissima famiglia e con l’ossigeno dello sguardo dei miei allievi, del loro sorriso, della loro allegria, dei loro sforzi.
Ora quegli ex scolari sono grandi, sono padri e madri. Gli ultimi, quelli delle settimane di scambio,  hanno 46 anni. In qualche modo siamo ancora in contatto, come con molte delle loro madri o padri. Genitori che non solo ho coinvolto, ma li ho fatti tanto collaborare che si sono create amicizie tuttora vive, con episodi di aiuto reciproco in momenti difficili.
Li sto informando e già vedo che anche loro condividono la mia emozione e la mia felicità.
Cercherò di avere ancora l’energia per  accompagnare questa avventura in incontri e iniziative già programmate, ma di cui ancora non è il momento  di parlarne.
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