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Posts Tagged ‘Marce’

@Archivio del Lavoro, Sesto San Giovanni.- Fondo Silvestre Loconsolo

 

Fermarsi a pensare e riflettere serve a prender fiato per andare avanti.

Succede anche di trovare dei sentieri imprevisti.

I professori e gli studenti sono in subbuglio, arrabbiati o indignati. Ne hanno molti motivi. Non so, però, se certe  lotte targate cobas o altro, siano portatrici di risultati concreti o scivoloni verso il basso. Gli assalti urlati ad un ministro, anche se hanno qualche motivo, mi provocano una specie di allergia. Non mi sembra la strada giusta. La vedo troppo simile a quella dei fascisti schiamazzanti.

Un problema di genere

Una cara amica insegnante, molto impegnata professionalmente e innovatrice nei metodi e nei temi, mi ha chiesto se ho conosciuto da vicino Rinaldo Scheda. È stato un dirigente sindacale degli anni ’70- ’80 che ha condiviso con mio marito molta storia della CGIL. Non l’ho conosciuto direttamente, ma so che tra loro due c’era un ottimo rapporto di stima e di collaborazione. La mia amica l’ha conosciuto anni fa assieme ad altre giovani colleghe insegnanti, discutendo i problemi della categoria e della scuola.

Da quei loro incontri  ne è uscita, sorprendente, una riflessione, sollecitata dallo stesso Scheda.  Che i problemi della categoria docente – sia di remunerazione che di prestigio sociale – sono in fondo problemi di genere. Cioè, siccome la stragrande maggioranza del corpo docente è composto da donne, il tema dei diritti delle competenze e dei riconoscimenti diventa di secondo livello, di minore istintiva importanza. Un problema di donne è un problema minore. Inevitabile che ne discenda che anche la scuola – specialmente primaria –  è un problema minore.

Mi ricorda le operaie delle Reggiane che in tempo di guerra, lavorando allo stesso bancone e negli stessi turni di giorno e di notte, prendevano quasi la metà della paga dei compagni maschi, magari ragazzi quattordicenni o sedicenni. La mentalità è ancora la stessa. È il pregiudizio preistorico della inferiorità. Un modo di pensare, magari inconscio, che diventa di fatto un problema di genere.

Chiedo a tutti di rifletterci. E onore a Rinaldo Scheda, che ha interpretato in modo tanto originale e forse esatto la natura di un problema. E con un bell’anticipo. Visto che questa intuizione è antecedente al 1990, che è la data del suo totale distacco da ogni impegno politico.

Quelli di viva il duce

Gli scalmanati, magari incappucciati, che vanno all’assalto per le scale e i corridoi dei licei romani, ci devono indignare o  sono da compatire?

Direi tutte due le cose. Indignare perché sono sostenuti e  più o meno direttamente foraggiati dal sindaco Alemanno e dalle autorità che non vedono nei loro movimenti l’apologia di fascismo.

Ma  sono anche da compatire, perché non sanno quello che fanno. Compatire e disprezzare. Non sanno cosa è stato e cosa è il fascismo. Forse nessuno glielo ha spiegato e troppi hanno divulgato falsità. Sanno solo esaltare la violenza, l’odio, la sopraffazione. Il mito del più forte. Che poi, appena trova qualcuno di poco più forte finirà a sua volta per soccombere.  Perché quando la violenza va al potere si ritorce anche contro chi l’ha invocata o voluta. Basterebbe cercare di conoscere la storia.

Mi ha commosso incontrare nelle cronache del Liceo Righi, che ha fatto argine a questi assalti di viva il duce, il nome di un giovane Stefano. Credo di riconoscervi uno dei ragazzi che era alla nostra assemblea qualche settimana fa. Uno di quelli impegnati, che intervengono, leggono,  riflettono e  sono  applauditi e ammirati da tutti i compagni.  In quell’incontro credo di avere un po’ raccontato cosa è stato il fascismo e cosa hanno saputo fare  i tanto esaltati ragazzi di Salò. Guerra, dolori, stragi e torture che sono tutte da addebitare proprio  a quel duce, del quale i giovani “fascisti del terzo millennio”   conoscono soltanto la mascella quadrata e i pugni sui fianchi.

Grazie Stefano, grazie ragazzi del liceo Righi. Grazie anche a quei vostri professori che vi appoggiano. Grazie alla vostra voglia di sapere, al vostro bisogno di verità, alla vostra scelta di essere “costanti e di massa”, come dite alla cronista. Cioè inclusivi e democratici, unitari e  propositivi. Tanto diversi dai fascio-teppisti, anche se urlano parole quasi  rubate  a voi stessi.

La marcia su Roma

Perugia è in rivolta, perché da lì i neofascisti vorrebbero far partire le celebrazioni dell’anniversario della mussoliniana marcia su Roma. Già si sta levando l’indignazione e la rabbia da tutta Italia.

Io penso alla mia amica Mirella Alloisio, che abita in quella città. Lei è stata partigiana a Genova dove rischiava la vita accanto ai capi mitici di quella guerra di liberazione, Proprio lei che era staffetta e collaboratrice di quei tenaci genovesi e liguri che hanno messo in ginocchio gli orgogliosi nazisti e ne hanno ottenuto la resa. Un’equipaggiatissima armata con gli altezzosi ufficiali, che si arrende ai capi partigiani, che hanno combattuto con  un  improvvisato esercito  di operai e contadini  donne e ragazzi, male armato e pochissimo equipaggiato, ma tanto forte di volontà e di speranze.

Credo che l’esaltazione della  tragica impresa della marcia su Roma  non potrà essere consentita. Spero anche che questa vergognosa provocazione debba stimolare le istituzioni, la scuola, il cinema e la cultura, a raccontare meglio la storia e la verità di quei tempi e il terribile seguito che ne è venuto.

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