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Posts Tagged ‘memoria’

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Anche quest’anno mi chiamano nelle scuole in occasione della giornata della memoria. Naturalmente mi presto volentieri, anche se  testimonianze dirette ne ho ben poche. Eppure c’ero, sedicenne e poco più, dentro quella guerra con quelle sue tenaglie di orrore. La mia amica Luciana racconta della sua compagna cacciata drammaticamente da scuola perché  ebrea.  Io non mi spiego come mai noi di questo sterminio non ne sapessimo nulla, pur essendoci così vicino. Io facevo venti chilometri in bicicletta per andare a scuola a Reggio. Ne sarebbero bastati altrettanti per raggiungere Fossoli, quel campo-carcere di smistamento da dove transitavano tutti i destinati ai lager, Mauthausen, Auschwitz, Primo Levi compreso. Eppure ero nella Resistenza, e c’era mio padre che aveva incarichi e autorevolezza più di me. Io, più di lui, studiavo le “direttive” e le circolari e persino le lezioni ciclostilate che arrivavano dal “centro” e che mi servivano per le riunioni e per le lezioni di storia da impartire ai ragazzi partigiani e alle ragazze staffette. Non ricordo niente che parlasse degli ebrei. Certamente ne parlavano truculenti e bruttissimi manifesti fascisti,ma quelli noi di casa e noi della Resistenza non li degnavamo di uno sguardo. Di tutto quell’orrore, di quella scientifica inesorabile macchina di morte abbiamo saputo soltanto dopo e poco per volta. Tanto orribile da far fatica a crederci. Che oggi, a distanza di sette decenni, vi si presti attenzione è certamente cosa ottima, speranza di una più giusta consapevolezza. Bella la maratona del ricordo, belli i viaggi della memoria, belle le pietre di inciampo. Bello anche il documentario della mia amica Raffaella Cortese De Bosis che ha scovato altra storia di un lager sotterraneo, perché non si finisce mai di scoprire la verità.

Non vorrei però che si finisse di credere che il nazismo fosse soltanto questo, cioè una immensa pazzia, tanto assurda quanto irripetibile, quindi relegata in quel passato. Vorrei che si partisse dall’inizio, cioè da quelle idee razziste e da quella idea di supremazia, di esclusione del diverso, di chiusura egoistica e miope che proprio in questi tempi, e non solo da noi,  si fa strada in tanti movimenti e partiti, in tante associazioni pseudoculturali che si richiamano addirittura apertamente al fascismo e al nazismo.
Vorrei che nel pieno del calendario scolastico, magari a marzo, ci fosse anche un giorno della democrazia e della coscienza, un giorno della libertà e della accoglienza. Per aiutare i ragazzi a diventare cittadini liberi di un paese libero.
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18 maggio 2016 le scuole medie classi terze al teatro del Quarto Miglio

18 maggio. Per le classi terze delle scuole medie al teatro Quarto Miglio (Roma)  

I ragazzi hanno ascoltato la lettura dei tre racconti partigiani ad opera delle attrici Sofia Romeo e Maria Grazi a Rivellino con il direttore regista Carlo Selmi. Era presente anche Luciana Romoli protagonista del secondo racconto e giovanissima staffetta romana.

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18 maggio 2016,al Liceo Russell, incontro con Teresa, per memoria e per parlare dei suoi libr

18 maggio 2016, al Liceo Russell, incontro con Teresa, per memoria e per parlare dei suoi libri

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19 maggio 2016. Scuola elementare Eduardo De Filippo di via Vignali, Roma

Scuola elementare di Via Vignali

 

Le classi quinte e quarte, hanno letto e commentano i tre racconti partigiani di “non era una notte buia e tempestosa”, tempestandomi di domande su domande.

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Sono stata in Basilicata, Italia del Sud. Scoperta bellissima. Troppo spesso ci dimentichiamo di quest’altra Italia, piena di importante passato e di vivissimo presente. Per fortuna Matera sarà capitale mondiale della cultura e un po’ di fari si accenderanno su quelle bellezze e su quella storia.

Ho conosciuto Rionero in Vulture, la sua gente, i suoi ragazzi, i suoi dolori e la sua forza. Vedrete più sotto le foto. Anche in quel  paese i tedeschi hanno compiuto una di quelle gratuite stragi di civili, mascherate da rappresaglia, ma fatte per rabbia e disperazione, per vendetta e per voglia di terrorizzare la popolazione. Pochissimi giorni dopo l’armistizio dell’8 settembre, con gli alleati che risalivano la penisola, i tedeschi ormai in fuga rastrellano nelle stradine di Rionero sedici uomini, giovani e meno giovani, li trascinano in piazza e li fucilano. E’ il 23 settembre 1943.  Due giorni prima, in un deposito di viveri una rivolta di affamati si conclude con un incendio nel quale muoiono un ragazzo di diciassette anni e una donna madre di sette figli.

La città da diversi anni ricorda quel dramma non tanto per le corone quanto per riflettere sulla memoria. Con studenti e popolo, banda musicale e autorità, quest’anno al corteo c’ero anch’io con la compagna Vittoria.  Il percorso seguiva le strade e stradine del rastrellamento, luoghi antichi con l’impronta della povertà e della fatica. Davanti al monumento, semplice e non retorico, la cosa più commovente tra i  dignitosi discorsi, è stato il sentire quei cognomi ripetuti dell’elenco delle vittime, a rivelare  padri e figli e fratelli di una stessa famiglia. Due cognomi Di Lucchio, due di Grieco, e addirittura tre di Manfreda e tre di Santoro.

Si parla sempre troppo poco delle stragi nazifasciste nel sud.  A Barletta, addirittura l’11 settembre del 43,vengono fucilati dieci vigili urbani e due netturbini, ai quali in soli dodici giorni di occupazione nazista si aggiungono  uccisi altri venti civili più trentatrè militari. Non ho trovato ancora i numeri, ma anche a Matera c’è stato un eccidio di civili il 21 settembre del 43.  In tutta l’Italia del sud, mano a mano che gli alleati avanzavano, i nazi e i fascisti si avventavano sulla popolazione,  sui beni e sui luoghi con ferocia disperata. Oltre a fare terra bruciata è stata fatta terra insanguinata.

Poi ci sono altri fatti sorprendenti, come la prima Repubblica partigiana, nata proprio al sud, a Maschito, piccolo comune di origini albanesi, affondato allora nel latifondo.  Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre, i contadini guidati da un antifascista di sempre, Domenico Bochicchio, si ribellano si riuniscono discutono e decidono. Il loro paese diventa  Repubblica, cancella le leggi fasciste e adotta misure economiche e giuridiche contro il latifondo.  Nasce il 15 settembre e vive soltanto venti giorni quando Bochicchio viene arrestato. Commuove sapere che  quei contadini senza terra che avevano anticipato addirittura il futuro dell’Italia, erano  tutti analfabeti, tanto da dover coinvolgere un compaesano istruito, certo Giuseppe Guglielmucci, per poter redigere i verbali delle decisioni e renderle pubbliche.

Ho conosciuto Maschito come luogo solare, immerso in una natura ondulata verde di filari a vigna,   fitti di  grappoli neri che  aspettavano d’esser colti, per diventare un vino ormai famoso e richiesto, l’Aglianico del Vulture. La mia meraviglia e la mia emozione non si ferma al passato e al vino, ma è forte per merito della gente, studenti, professori, cittadini.  Mi hanno chiamata, sì, anche per testimoniare sulla resistenza nel nord e a Roma, ma per festeggiare i loro successi di ricerca sulla memoria.

Spinti da un concorso  dello SPI CGIL regionale, “Spiriti giovani, le generazioni ricordano” hanno ricostruito i fatti di settantadue anni fa con interviste e ricerche, confluite poi in un interessante e simpatico cortometraggio. Premio due diplomi, il nostro incontro e per ragazzi e professori un bel Viaggio di Istruzione a Cassino, non solo per l’Abbazia, ma soprattutto per l’Istoriale e le altre testimonianze di quella battaglia.

Aggiungo una nota sui luoghi. Natura bellissima dipinta a settori dal lavoro umano, con le pale eoliche che ormai ne sono parte, intervallata da zone di boschi per favole, tappeti incredibili di ciclamini,  i laghi a specchio di Monticchio e infine, la piana di Melfi, col suo bel castello in alto e la grande bianca fabbrica Fiat distesa nella piana.

Rionero in Vulture, 24 settembre 2015, corteo di popolazione studenti e autorità, per stradine e vicoletti ove il 24 settembre 1943 tedeschi e fascisti hanno rastrellato 14 persone, poi fucilate in piazza.

Rionero in Vulture, 24 settembre 2015, corteo di popolazione studenti e autorità, per stradine e vicoletti ove il 24 settembre 1943 tedeschi e fascisti hanno rastrellato 14 persone, poi fucilate in piazza.

Rionero in Vulture: sul luogo della strage e monumento ai trucidati.

Rionero in Vulture: sul luogo della strage e monumento ai trucidati.

Maschito, comune con origini albanesi. Qui sono tra il sindaco Antonio Mastrodonato e l’assessore alla Pubblica istruzione Antonia Mininni.

Maschito, comune con origini albanesi. Qui sono tra il sindaco Antonio Mastrodonato e l’assessore alla Pubblica istruzione Antonia Mininni.

Maschito sala consiliare: per la premiazione di un concorso per le celebrazioni del 70°della liberazione dal nazifascismo: Nicola Allegretti, segretario generale SPI CGIL Basilicata e a destra della foto il Dirigente scolastico Rocco Telesca , 25 settembre 2015.

Maschito sala consiliare: per la premiazione di un concorso per le celebrazioni del 70°della liberazione dal nazifascismo: Nicola Allegretti, segretario generale SPI CGIL Basilicata e a destra della foto il Dirigente scolastico Rocco Telesca , 25 settembre 2015.

Rionero in Vulture: al Centro Sociale “P.Sacco” incontro coi ragazzi delle scuole. Da sinistra Armando Urbino, presidente della sezione ANPI di Rionero, e alla mia sinistra il Sindaco On Antonio Placido e Maria Pinto presidente del consiglio comunale. 24 settembre 2015

Rionero in Vulture: al Centro Sociale “P.Sacco” incontro coi ragazzi delle scuole. Da sinistra Armando Urbino, presidente della sezione ANPI di Rionero, e alla mia sinistra il Sindaco On Antonio Placido e Maria Pinto presidente del consiglio comunale. 24 settembre 2015

In festa coi ragazzi di Maschito nell’atrio del palazzo comunale.

In festa coi ragazzi di Maschito nell’atrio del palazzo comunale.

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Foto di r2hox

Foto di r2hox

 

Si avvicina il giorno della memoria. Io sarò in due luoghi, belle manifestazioni accanto a storici e studiosi.  Spero con tanti ragazzi e tanta gente.  Ricorderemo le radici del nostro presente. In quelle radici ricorderemo ancora una volta che ci sono le folle degli ebrei sterminati, poi ci siamo noi – ragazzi della prima metà del secolo scorso – che ci siamo  buttati in quella speranza sanguinosa. Ma ci sono anche i rom e gli sinti uccisi nei campi, e tutti i diversi che sono stati offesi torturati e uccisi per la loro diversità, sessuale come i gay, ideale come i comunisti, o fisica, come i disabili.

Sono felice di sapere che i bravi giovani dell’Anpi di Jesi hanno in programma di proiettare un filmato sullo sterminio dei Rom e dei Sinti nei campi. Titolo del filmato “Porrajmos”, nel caso qualcuno lo volesse rintracciare. Hanno anche trovato notizie di dodici partigiani Rom e Sinti martiri o protagonisti della guerra di liberazione e di un Battaglione partigiano, composto tutto di Sinti italiani fuggiti dal campo di concentramento di Prignano sul Secchia (Modena) che operò nel mantovano e che aveva nome “I leoni di Breda Solini”.

Queste le radici.

Che è bene conoscere e far conoscere. Ma che è indispensabile che abbiano anche tronchi, rami e  fronde. Le fronde sono il nostro  presente. Non le vedo ne’ molto rigogliose ne’ verdeggianti e sane.

Ci vedo un po’ di gemme che chissà se germoglieranno.

Oggi tutta la polemica è su Renzi e le sue riforme, cioè sul progetto di cambiamento. Sul Berlusconi resuscitato oppure umiliato. Ho sentito Scalfari, anche lui come me ex ragazzo nato nella prima metà del secolo scorso. Come tanti che fanno “fronda” in questo momento, si crogiola nel giudizio antico di Berlusconi pregiudicato e condannato col quale non si dovrebbe nemmeno scambiare un buon giorno. Anche a me Berlusconi fa ribrezzo, e non solo come appassionata di politica e di quei rami che dovrebbero venire da quelle radici. Mi fa ribrezzo anche come donna, a nome delle altre, amiche nuore o nipoti. Credo che tutti quelli che alzano questi lamenti dimenticano che il pane si può fare  solo con la farina che si ha. Con quella che c’è.  E se la nostra è scarsa e non può venirne nemmeno una pagnotta, bisogna andare all’altra madia. Ricordando,- a proposito di memoria corta – che se la farina è scarsa, se i voti non li abbiamo, è colpa o insipienza o incompetenza di qualcuno della nostra parte.  Non trattare, non cercare una rischiosa pericolosa e poco compresa via d’uscita, significa rinunciare ancora alle riforme, – non solo a quella elettorale, che nella mia scala di valori viene dopo, – ma soprattutto a  quelle descritte per prime da Renzi sabato dopo l’incontro, cioè quella del Senato e quella dei finanziamenti regionali e dintorni.   Chi strilla allo scandalo, dimenticando che con il caimano ci stava già nel governo delle larghe intese, significa che vuole rinunciare ad andare avanti. Vuole non provarci nemmeno.

Io sto con Renzi che ha la sfrontatezza, cioè il coraggio, di giocarsi la faccia e la testa. Queste le sue stesse parole. Noi per il cambiamento ci giocavamo la vita o le torture o la fame e il freddo, più la paura.

Ricordo anche che moltissimi anni fa la mia conterranea Nilde Iotti, in un filmato storico andato in onda l’altro giorno su Rai 3, eletta a presiedere la Camera, affermava di ritenere necessaria una riforma che correggesse la anomalia del bicameralismo, cioè auspicava  l’abolizione del Senato o la modifica radicale delle sue funzioni, non più identiche a quelle della Camera dei Deputati.

È da allora che se ne parla. Da allora!

Tutti questi anni a fare parole e a non giocarsi nulla. Né la faccia, né la testa, né il posto in uno di quei due comodi rami del Parlamento e  nemmeno nelle sedi politiche, o nelle tante palestre di dibattiti, scritti o strillati,  palestre che ancora oggi funzionano sempre ad alto volume.

sempre r2hox, sulla memoria

sempre r2hox, sulla memoria

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