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Posts Tagged ‘Mimma’

Sulla memoria è necessario ritornare, visto che qualcuno distorce la storia e troppi non si vergognano di rivalutare o rivendicare il fascismo.

 

Che strumenti abbiamo per confermare i fatti storici, per approfondirli nella loro complessità e quindi per giudicarli? Abbiamo gli archivi. Che di solito sono di carte, fragili, deperibili, precarie.  Ora dovremmo avere anche tutto il registrato, cioè quella cosa mostruosa e infinita che è la rete.
Qualche giorno fa, cioè il famoso 8 marzo giornata internazionale della donna, è andata “in rete” sul sito di Repubblica, la storia di una partigiana emiliana, Mimma, di cui già ho scritto e che mi sta molto a cuore. Il merito di questa pubblicazione va al giornalista Marco Patucchi che lavora per quella testata, e alla cara Raffaella Cortese De Bosis, ricercatrice  storica e amica.  A loro  sono molto grata e riconoscente per questa messa in rete, che ha avuto ben quattordicimila e cinquecento visualizzazioni. Cioè 14.500 lettori!
Su Mimma ho già scritto.  Con settanta anni di ritardo stiamo chiedendo per lei un riconoscimento dallo Stato, cioè una medaglia alla memoria. Il ritardo è stato causato  proprio dalla difficoltà di ritrovare documenti di archivio, a conferma della tardiva rivelazione dell’interessata sulle  torture subite.
E qui c’è da fare un discorso sugli archivi.
Il più conosciuto è il caso degli “armadi della vergogna”.  Armadi risalenti al dopoguerra, che contenevano i fascicoli con i dati sui delitti  compiuti dagli occupanti tedeschi e dai fascisti durante gli anni del conflitto.  E’ proprio da quegli armadi, rinvenuti negli anni, che è venuta fuori anche la storia di Mimma, imprigionata torturata e fuggita da una caserma tedesca, quella di Ciano D’Enza.
Qualcuno ha voltato verso il muro quegli armadi per nasconderne il contenuto. Cioè un archivio nascosto, annullato!  E per fortuna non distrutto, come forse è accaduto o può accadere!
Ma non è tutto. Quando Mimma, sessanta anni dopo la fine della guerra ha raccontato con fatica e dolore la sua storia, ha ricordato che i carabinieri l’avevano raggiunta a Parma per chiederle di quella vicenda.  Era successo che nel frattempo il Tribunale Militare si era attivato per ricostruire i fatti di quella caserma.  Mimma ha risposto alle domande con fatica, fino a sentirsi male. Dice:” Loro scrivevano e scrivevano e io mi sono sentita male”.
Da allora, dal 2005, in noi, suoi concittadini, è nata la volontà di chiedere un doveroso riconoscimento, una onorificenza. Ma serviva una documentazione,  non bastavano i  racconti.  E’ stata  Raffaella, commossa da questa storia ed allenata alle ricerche più difficili, – tipo Sant’Anna di Stazzema, delitto Moro, o fucilazioni di soldati alleati, – a mettersi alla ricerca.  Le difficoltà non ce le ha raccontate. E’ andata ad intuito, sulla traccia di competenze territoriali ed ex tribunali militari, carabinieri ed esercito, finché ha trovato un documento, proprio il verbale di quella visita dei carabinieri che si è conclusa con il malore di Mimma.
E qui ritorna il discorso sugli archivi. Perché quel documento di Mimma si trovava dove non doveva essere!  Era in un fascicolo il cui titolo indicava persone fucilate.  E’ stato per caso o per malizia che quel verbale è stato messo fuori posto? O per semplice e solita incuria, incapacità, trascuratezza?  E’ soltanto merito di Raffaella, certamente esperta di archivi e di tranelli,  se quel foglio prezioso è stato recuperato!
Purtroppo ci sono archivi che non sono degni di questo nome. Cioè sono accozzaglie di faldoni, forse in attesa di sistemazione, oppure di rottamazione. Anche quelli raccolti e ordinati possono essere in pericolo per muffe, umidità, insetti  o addirittura topi.
E ciò che viene raccolto in rete, che futuro avrà?  Ci saranno archivi telematici?  Ci si è già posto il problema della tutela, della conservazione, della accessibilità?  O basterà un clic per distruggere tutto?
Da questa esperienza mi viene un’altra riflessione.
Anche i Musei sono archivi di memoria. Ne sto conoscendo i segreti e le strutture  da quando frequento quello della didattica, il MusEd di Roma.  Proprio da come sono strutturati  ne viene garantita e resa fruibile la funzione. Che appunto è funzione di memoria storica.  Nel nostro caso,  accanto al “cartaceo” c’è anche la versione in rete.
Forse è questa la strada.
Infatti i valori custoditi in un Museo devono essere non solo attraenti e visitabili, ma anche accessibili a chi vuole o deve ricostruire la storia, accertare avvenimenti e rifletterci.  Essere bravi archivisti è una professione di tutto rispetto e di natura intellettuale.
La stessa riflessione vale anche per le biblioteche,  di volumi antichi o di opere più vicine.  Di solito hanno schedari ed elenchi, cioè mappe di percorso.  Ci pensavo  vedendo in TV  “Il nome della rosa” e riflettevo che  tutti noi abbiamo le case piene di libri, ed anche per noi a volte esiste il problema di come ritrovarli se non abbiamo adottato qualche criterio nel collocarli.  Cioè se non abbiamo reso fruibile e utilizzabile il nostro “archivio” privato.
Perché i libri e i documenti diventano qualcosa di vivo e di prezioso soltanto se il nostro interesse o la nostra curiosità li fa diventare preziosi e utili, strumenti di conoscenza,  non oggetti e non arredamento.

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Mimma

L’8 marzo sul sito di Repubblica è stata pubblicata in video e con un articolo, la storia di Mimma, Francesca Del Rio, una partigiana che ha saputo resistere alle molte torture ed ha continuato a lottare.

Le cosiddette visualizzazioni  sono state tantissime, addirittura 14 mila e 500,  superando tutti  il contemporaneo argomento TAV.  Potenza della rete! Potenza  e importanza del ricordo!

Intanto il 9 marzo,  nei luoghi dove Mimma ha vissuto e lottato, è stata dedicata una piazza al suo nome e al suo ricordo. A Bibbiano, provincia di Reggio Emilia, una affollata cerimonia ha inaugurato il luogo, che è simbolicamente il centro  della socialità e della collettività del posto. Tra la scuola dell’infanzia, il Centro Diurno per gli anziani  e il complesso delle scuole dell’obbligo, quel nome e quella qualifica di staffetta partigiana,  ricorda a tutti che i diritti dei bambini, la bellezza della cultura, il valore  dell’uguaglianza. ed in più la cura e l’attenzione per gli anziani, sono conquiste che partono proprio da quelle storie, dalla storia e dalla lotta di Mimma e di tutte le sue compagne e compagni.
Alcuni dei quali erano presenti, perché si tratta soltanto di una generazione fa.
Era presente  mio fratello Orio, che, tredicenne,  mandavo da Mimma   con ordini e volantini. Erano presenti Tommaso Fiocchi e Giuseppina Viani, compresi in quell’elenco che riconosce come combattenti della libertà 271 bibbianesi.  Mimma non era tra le 32 donne di quel paese, perché apparteneva al vicino paese di San Polo d’Enza.  Tra l’altro non si era fatta riconoscere tutti i mesi della sua militanza che risalivano alla primavera del ’44, ma risultano soltanto i mesi in montagna dopo la sua fuga dal carcere di Ciano, cioè da gennaio ad aprile del ’45.
Intitolare un luogo ad una persona esemplare, significa valorizzare una storia che riguarda tutti. Mimma è stata combattente per la libertà di tutti. Ha patito le torture intime  che dalla notte dei tempi sono arma di guerra sul corpo delle donne, ricordate dal premio Nobel per la pace dell’anno appena passato.
E’ significativo che per la cerimonia ufficiale sia stata scelta una data vicina all’8 marzo perché il cammino non  si conclude con la fine della guerra.  Faticosa e lunga c’è la  ricostruzione, la rinascita. Mimma, come tante altre donne, ha lottato per i diritti, prima di tutto  il diritto alla cultura, che lei ha affrontato  alle scuole serali, da lavoratrice e da madre .
Il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, ha aperto la festosa e affollata cerimonia. La cosa più bella è stata la presenza di tanti ragazzi e ragazze. Sono stati loro a reggere le  bandiere , attuali e storiche, recuperate e preservate.  Sono stati loro a leggere l’emozionante racconto di Mimma, registrato e trascritto da una classe terza media di anni fa.  Racconto-intervista di cui ha parlato l’insegnante di allora, la professoressa Ives Arduini, facendoci conoscere una Mimma semplice e dignitosa, ancora sofferente per l’impossibilità di dimenticare.  Il testo di quel racconto ai ragazzi, pubblicato  a suo tempo, è allegato a tutti gli altri documenti presentati a corredo della proposta di onorificenza a Mimma, proposta ancora ferma al Ministero degli Interni.
Presenti e dignitosamente commossi, i due figli di Mimma, arrivati da Parma.
Accanto a me la ricercatrice  Raffaella Cortese De Bosis,  ha raccontato la fatica e gli ostacoli per reperire i documenti da allegare alla richiesta di onorificenza.  Conoscere certi particolari sulla condizione degli archivi,  fa pensare alla volontà di nascondere certe prove anziché  preservarle. E non si tratta solo degli armadi della vergogna.
Importanti e significative altre presenze. Dagli altri comuni  che sono stati i luoghi di lotta di Mimma, sono venuti  i rappresentanti dei sindaci  che hanno sottoscritto la richiesta di onorificenza a Mimma.  Altrettanto presenti i dirigenti e amici delle associazioni ANPI, provinciali e locali, con la delegazione da San Polo, guidata da Sulpizio, ex sindaco e figlio del comandante Guerra, del quale ho tanti ricordi.  E, a mio conforto, un bel gruppo di insegnanti anche dai paesi vicini, che ho conosciuto in questi anni.
A conclusione mio fratello, ex sindaco per due consiliature e  attuale organizzatore di memoria, ha informato sulle iniziative che spiegano la presenza di tutti quei giovani e giovanissimi. A fine mese la visita a Firenze al Cimitero degli  alleati e a maggio il solito viaggio della memoria a Mauthausen, che quest’anno si ripete per la ventiquattresima  volta!
Nella bella giornata di primavera, il canto Bella Ciao sostenuto in prima voce da una ragazza,  ha dato un’onda di festa e di speranza.

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Si parla tanto di fascismo, si marcia , si lanciano proclami e veleni.  Per capire la storia e vedere cosa sono stati in concreto il fascismo e l’antifascismo sarebbe bastato venire a Bibbiano, la mattina del  10 febbraio.

E’ stata la prima tappa per onorare Francesca Del Rio, la partigiana Mimma.
Lo storico Giovanni De Luna ha scritto:
E’ una storia da “Resistenza perfetta”…..aderisco con convinzione”.
Lo scrittore Francesco Piccolo ci dice:
La storia di Mimma è la storia di questo paese”.
Infatti, per capire la storia di questo nostro paese  e la storia della Resistenza, sarebbe necessario conoscere il coraggio di Mimma.  Diventerebbe più chiara la natura  del fascismo , quanto è costata  la sua guerra,  e perché tanto popolo e tante donne l’hanno combattuto con  dolori terribili  ed estremi.
Al teatro Metropolis erano presenti i tre sindaci di  Bibbiano, San Polo e Canossa, i delegati delle  associazioni Anpi firmatari della domanda ufficiale, un gruppo di Casa Cervi, gli studiosi dell’Istoreco, una classe di studenti della scuola Dante Alighieri.  Emozione e solennità all’inizio, quando il sindaco Carletti, dopo l’introduzione, ha letto i messaggi di solidarietà pervenuti da:  – Un ministro, Graziano Delrio; – Il Procuratore Militare Marco De Paolis; – il sindaco di Parma Pizzarotti; – lo scrittore Francesco Piccolo premio Strega e autore di cinema e Tv; – La sezione Anpi di Parma; – La sezione Anpi di Valenza Po (Alessandria).  A questi aggiungo De Luna, che ha scritto a me e non l’ho fatto annunciare in tempo.
In silenzio e sempre riservati come la madre, sedevano in platea i due figli di Mimma, Atos e Maurizio. Grazie a loro abbiamo ricostruito non solo altri particolari della lotta partigiana di Mimma ma anche la sua storia di vita, impegnatissima, coraggiosa e non semplice.
Per il periodo in montagna dopo l’evasione, abbiamo ricostruito  la storia del cavallo.
Sì, del cavallo, il suo cavallo.
A fatica ho ricordato che i nostri partigiani avevano qua e là alcuni cavalli, che erano una specie di mezzi di trasporto d’emergenza, cavalli abituati al lavoro contadino, da montare a pelo, senza sella.
Nella notte della sua fuga, scalza e nella neve, manda i  Ganapini  da sua madre, che procurano vestiti mantello e scarpe, ma aggiungono, a richiesta, il cavallo. Cavallo di casa, cavallo contadino. Mimma lo chiede perchè ha i piedi congelati e vuole passare le linee e mettersi al sicuro in zona partigiana.
Quel cavallo, che scivolava nella neve nella troppa luce di luna, se l’è tenuto fino alla liberazione. Insomma, da gennaio al 25 aprile, Mimma incinta e coi piedi doloranti e piagati, ha continuato a camminare come staffetta e come combattente, grazie a quel cavallo. Non voleva proprio stare ferma. Infatti non c’era tempo di piangere ne’ di compatire o compatirsi. E tanto meno voglia o possibilità di fermarsi.
Così si spiega anche la mia lettera a lei,  datata 18 aprile ’45,  dove le chiedo di andare in sette paesi e frazioni attorno a Ramiseto per organizzare e convocare incontri con la popolazione. La lettera dà indicazioni di lavoro ma lascia intuire il tanto lavoro fatto nei mesi precedenti, nonostante i piedi, nonostante la gravidanza.  Soltanto da nove giorni  Mimma aveva partorito e perduto il bambino.
Un signore di San Polo ci ha raccontato che nel suo paese tutti ricordano l’arrivo dei partigiani alla liberazione. Venivano  a piedi, in squadra orgogliosa, e alla testa del corteo, applauditissima, una partigiana a cavallo!  Era lei, Francesca-Mimma !  Soltanto a guerra finita  il cavallo è tornato a casa ai suoi lavori nei campi.
Nel dopo liberazione non la ricordiamo.  Sappiamo che si è sposata e trasferita a Parma. Sappiamo che ha avuto tre figli. Alla prima ha voluto mettere il suo nome libero: Mimma. Nome libero, ma non fortunato.  La figlia muore ragazza.  Per una madre è certamente il dolore più indicibile. Ma la lotta non finisce mai.  Le dolorose operazioni ai piedi le  rendono difficile il lavoro di parrucchiera.   Per  migliorare lei  vuole un titolo di studio e lo ottiene dai corsi serali. Era riuscita con la quinta elementare ad essere bidella, poi con la licenza media può essere  assunta come impiegata al comune di Parma.  Di sicuro è stata brava, se il segretario comunale le manda un biglietto di apprezzamento accanto ad una poesia. L’abbiamo letta nelle immagini filmate.
Altro momento importante della mattinata ce l’hanno regalato quattro giovani studenti, che  si sono alternati al microfono per leggere l’intervista che altri ragazzi avevano fatto a Mimma nel febbraio 2007. Emozione al massimo, anche per la loro bravura o forse perché qui, tra i ragazzi,  ce n’è sempre qualcuno col colore della pelle più scuro.
Dopo la lettura il video con Mimma che parla, che a fatica e non del tutto, racconta della sua prigionia e delle torture. C’è la partigiana Laila che la incoraggia.  E’ straziante. Tutti occhi lucidi o lacrime.
Non è finita. Bisogna allargare lo sguardo. Lo storico Massimo Storchi, autore del libro-.inchiesta “Il sangue dei vincitori” in risposta al velenoso “Il sangue dei vinti” di Pansa,  fa un chiarissimo quadro di quel Centro Antiguerriglia di Ciano da cui lei sola si è salvata. Tutti sono stati fucilati o uccisi, qualcuno mandato a morire nei “campi” in Germania. E’ un centro specializzatissimo, di spionaggio e poi di spietati annientamenti.  L’esercito partigiano, così sfuggente, così imprevedibile e così efficiente, è un  nemico che tiene inchiodata la teutonica macchina bellica.  Che risponde con  le stragi di Cervarolo, quella di Vercallo, quella della Bettola e quella di Legorecchio.
I colpevoli non hanno pagato. L’armadio della vergogna li ha salvati. Troppo tardi si è cominciato ad indagare e troppo tardi, soltanto nel 2002 è rintracciata Mimma come testimone. Nel racconto ai ragazzi lei dice. “Loro scrivevano scrivevano e io mi sono sentita male.  Poi aggiunge:  “Per i feriti è stato riconosciuto qualcosa. Per i torturati niente!”
Da poco abbiamo la legge che riconosce la tortura come delitto. In ritardo per Mimma. Speriamo almeno in un riconoscimento alla memoria.

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Sabato prossimo, 10 febbraio alle 10, a Bibbiano in provincia di Reggio Emilia, ci sarà in teatro un avvenimento abbastanza straordinario. Verrà ufficializzata la richiesta affinchè sia riconosciuto il coraggio di una donna, Francesca Del Rio, partigiana, nome di battaglia Mimma, che ha resistito a ripetute torture subite nella caserma di Ciano d’Enza ad opera del comando nazista definito Centro Antiguerriglia.

A motivazione del grande ritardo con  cui si presenta tale richiesta, c’è il silenzio che la stessa partigiana ha  tenuto per oltre sessanta anni su questa dolorosa esperienza. Questa reticenza  si   deve all’antico pudore su vicende intime e al dignitoso desiderio di non sbandierare una vera condotta eroica in difesa degli altri combattenti della libertà. Alla liberazione si sapeva soltanto che Mimma era riuscita a fuggire.

Incarcerata l’11 dicembre del 1944,   il 9 gennaio del 1945,  Mimma riesce a fuggire calandosi da un alto finestrino di una latrina, appesa al discendente della grondaia. Nella neve, scalza e quasi svestita, nonostante le tracce anche di sangue dalle mani scorticate, è aiutata nella prima casa contadina  dai Ganapini, a Grassano, verso Rossena. Faticosamente e pericolosamente riesce a raggiungere Vetto, dove c’era il comando partigiano della 144^ brigata Garibaldi. Francesca era in avanzato stato di gravidanza, ma non c’era tempo per il riposo, tra collegamenti da assicurare, assistenza, approvvigionamenti, messaggi e lavoro per la polazione montanara. Il 9 aprile, a seguito di un parto difficile e senza assistenza qualificata, perde il bambino al quale mette il nome di Atos, che è il nome di battaglia del fidanzato, padre del bambino, che poi diventerà suo marito. Per i piedi congelati ha subito diversi interventi e molte sofferenze. Ha vissuto a Parma e ha lavorato tutta la vita come parrucchiera. Ha avuto altri tre figli tutti allattati con un seno solo, per le lesioni e mutilazioni  all’altro capezzolo subite nel Presidio di Ciano.
La vicenda di Mimma è venuta alla luce  dai documenti trovati negli armadi della vergogna. Soltanto nel sessantesimo anniversario della liberazione Mimma ha trovato la forza di raccontare almeno in parte in un DVD le torture patite.
Alla richiesta di riconoscimento, sottoscritta da me e dalla  ricercatrice Raffaella Cortese De Bosis, si uniscono i tre Sindaci  di Bibbiano, San Polo d’Enza e Canossa, luoghi dove Mimma operava come partigiana e le associazioni ANPI dei tre comuni, più l’Anpi provinciale di Reggio, l’Istoreco e l’Istituto Cervi.

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