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Alla Case del popolo di Vasanello

Alla Case del popolo di Vasanello

Sono stata a Vasanello, simpatico comune del viterbese, terra di ulivi, nocciole,  vigneti e  castagne ed anche di un castello Orsini. C’era da festeggiare  l’ anniversario della fondazione della Casa del Popolo, in coincidenza con l’iniziativa “La notte rossa” partita dall’Emilia  su e giù per l’Italia.

Questa Casa del Popolo ha una storia notevole.  Tirata su tra il 1952 e il 1954 a forza di offerte e di lavoro volontario dei contadini e braccianti poveri della Federterra,  restaurata e rinnovata nel 1984 è anche un luogo  bello e insolito.   

Alle pareti principali fanno bella mostra due grandi affreschi di scene contadine, la vendemmia e l’ aratura. Nella parete di fondo, a sinistra  c’è addirittura un Cristo molto giovane, con un gesto che sembra benedire e nel contempo invitare ad un cammino comune. I dipinti sono opera di un pittore poco noto, Giulio Francesconi, scultore e ceramista proveniente da Viareggio e capitato in questa terra di etruschi e di ceramiche negli anni del dopoguerra  e conquistato fino alla fine dalla gente e dai luoghi. Pittore poco noto ma non banale, tanto che al momento della sistemazione, la sovraintendente alle belle arti ne apprezzò il valore e collaborò al recupero. Ora giustamente la Casa è intitolata a lui, che se lo merita non solo per i dipinti, ma per averne accompagnato e sostenuto la nascita e le funzioni. Fu addirittura lui a chiamarla “La casa dei diavoli rossi”, chiamata anche “La casa del popolo grande”.

All’inizio erano 88 metri quadrati di area fabbricabile, di proprietà del Comune,  chiesti in acquisto dal presidente della locale Lega dei Contadini. Con grandi sacrifici e intoppi burocratici la Casa del  Popolo Grande viene ultimata ed è a disposizione di tutti i lavoratori, leghe e sindacati e le sezioni comuniste e socialiste.

      Perché voglio parlarne?

Per dire che è stata una festa durata tre sere, con me a anche con Adelmo Cervi, moltissima gente e tanti giovani, donne, cibo, musica, idee, amicizie, allegria.

Soprattutto ne voglio parlare  per ricordare il significato e la funzione dei luoghi.

Le Case del Popolo, spesso sedi anche delle cooperative, sono state in Italia il contraltare di tutti gli altri palazzi ove veniva esercitato il potere. Palazzi signorili o vescovili, castelli, fortezze, tribunali, prigioni e persino chiese, sono stati e sono  le sedi che rendono possibili e visibili funzioni e ruoli quasi mai a favore dei deboli.

Le Case del Popolo e le Cooperative sono state in Italia i primi luoghi concreti dove i diseredati, gli ultimi, gli sfruttati potevano  trovarsi, discutere, confrontarsi,  crescere in conoscenza e in coraggio.  Edifici certo modesti a confronto dei palazzi del potere, ma potenzialmente importantissimi, tanto che il fascismo nascente  partì proprio da lì per scatenare la sua violenza.  Niente luoghi di incontro, niente luoghi di riflessione, niente identità collettiva, niente unità, niente condivisione. O meglio,  senza una sede le lotte le condivisioni e le decisioni diventano difficili  e rischiose. Si voleva la plebe lacerata e divisa.

E  oggi, che di sedi collettive non ne abbiamo quasi più?  Sedi cioè aperte al popolo, sedi aperte a tutti.  Ci sono quelle dei sindacati, ma ben  lontane dalle vecchie case del popolo. Sono sedi funzionali, dove si va uno per volta oppure a riunioni e convegni. Ed è già una bella cosa. Non parliamo poi delle sedi di partito, contese a seguito di scissioni o cambi  di alleanze. Addio al “Bottegone” che pure era un simbolo. Ora si è a via delle Fratte, nome che fa pensare ai cespugli. Le sedi PD di quartiere a Roma, aperte a singhiozzo, mettono tristezza.

Direte che  per confrontarci, crescere e conoscere  abbiamo altri mezzi, altre abitudini, altre possibilità. La rete tanto mitizzata, i blog – compreso questo piccolo mio – la posta elettronica, i telfonini, facebook, WhatsApp, twitter,  qualche giornale da leggere forse su uno schermo, quasi mai riunioni vere, semmai grossi raduni in teatri dove tutto è già predisposto e il confronto è riservato ai primi-attori.

Ci sono rimaste le primarie. Mettiamoci in fila per le primarie. Poi alcuni, pochi, andranno anche a votare.

C’è  soluzione? Ad una delle ultime riunioni ove sono andata, qualcuno ha suggerito volantini e passaggi porta a porta. Archeologia! Si piange per le sedi che chiudono causa impossibilità di affitto.

Io non mi sento di piangere sul passato. Non si torna indietro. Bisogna imparare a servirsi meglio dei mezzi del presente, ma non per scambiarsi stupidaggini, battute o parolacce, che su facebook mi infastidiscono tanto. Agli amici del mio quartiere che preparano una iniziativa ho raccomandato niente manifesti, magari solo una locandina, ma tante telefonate, messaggini, email, passaparola.

E soprattutto idee chiare e concrete su problemi reali e sentiti.  Me ne vengono in mente alcuni per primi: il vandalismo nei parchi, le scritte sui muri, le vetture bianche della metro sepolte da immense opere grafittate, l’ineducazione dei padroni dei cani, la raccolta differenziata, i vecchi e le famiglie povere da aiutare, il volontariato, le scuole da ripulire, i beni confiscati alla mafia  da riassegnare al più presto, incontri culturali o festosi con immigrati o rom per smussare il razzismo, i tesori della storia e dell’arte da conoscere e far conoscere.  E potrei continuare.

Se si mettessero in discussione questi temi  credo che le persone tornerebbero nelle sedi, anziché vedere  questo ordine del giorno che mi è arrivato : “discussione politica nazionale comunale municipale, conferenza programmatica e tesseramento” !!!

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A qualcuno piace Matteo

Visto che mi sono schierata,  aggiungo poche cose.

A Renzi e ai suoi chiedo di lasciar perdere le quisquilie sulle regole. Invece guardate che c’è qualcuno che ha votato Bersani o Vendola ed è pronto a cambiare, perchè ora riconosce dove può essere la vera svolta, la vera novità. Per esempio se non fa sognare – non come utopia ma come traguardo alto e possibile – la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa e del servizio civile europeo. Eccoli lì i reali e possibili partigiani della pace.

E del ricordarsi delle donne.

Se Monti dice che in prospettiva il servizio sanitario avrà dei problemi, come non vedere che se non nascono più bambini perché non nascono più famiglie perché  giovani e ragazze sono incatenati all’adolescenza del non lavoro,  perché nessuno si ricorda delle donne e noi anziani abbiamo imparato a morire sempre più tardi, è logico pensare che la sanità avrà dei problemi.  Quindi cominciamo a pensarci adesso  agli asili nido e alle qualità femminili e giovanili sprecate.

Poi i miei tantissimi amici vendoliani, staranno a casa al secondo turno? O si dovranno ricordare che è qualcosa di sinistra dire che non si deve  piatire l’appoggio di Casini e dei centristi?

Anche se sarà brutto tempo, andiamo in fila tutti quanti  anche domenica. Andremo a svuotare di senso l’avanspettacolo dei grillini e l’apatia degli assenteisti.  Alle politiche ci potrà venire da lì e dai giovani qualcuno in più. Da quelli che, sì, va bene la garanzia della mezza età e dei mezzi risultati, ma aver coraggio è meglio, guardare avanti è meglio.

Coraggio ragazzi, non rischiate più la pelle o le torture come è toccato a noi alla vostra età.  Rischiate, vi giocate soltanto il futuro. Cioè tutto.

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Sapevo che, schierandomi per le primarie avrei avuto critiche e consensi.

Rispondo a caso ad alcune cose sentite a voce oppure dal web.

1 – Ancora la storia che non si perdona a Renzi di essere andato ad Arcore da Berlusconi.  Basterebbe avere un po’ di memoria e ricordare che Matteo ha indicato come primissimo obiettivo quello della legge sul conflitto di interesse. Credo che possa bastare per perdonarlo. Alcuni altri sono andati a Mediaset cordialissimamente e in più non hanno fatto nulla per il conflitto di interesse.

2 – Sempre l’accenno che i fiorentini non amano Matteo. Ho molti amici fiorentini, sezioni Anpi di Isolotto e Oltrarno, la libreria delle donne, i redattori di una radio, gli autori del libro “Ribelli”, una montatrice di documentari, due registi di cui uno giovane ma già variamente premiato, tre famiglie di quasi parenti e una di amicissimi, medici i genitori e  quasi tutti laureati i cinque figli. Non mi hanno rappresentato critiche. Giuro che tra oggi e domani li contatterò per un mio sondaggio privato.

Immagino che gli scontenti ci siano davvero. Però bisogna vedere chi sono. Se sono i dipendenti pubblici rimproverati per fiacca o spostati a qualche titolo, quelli che non ottengono licenze abitative e cementizie, quelli di tavolino selvaggio,  quelli che hanno paura dei controlli fiscali o delle garanzie di legalità. O i tassisti che da tutte le parti sono una lobby e vorrebbero passare  dove non passano altri veicoli, come se le loro marmitte non avvelenassero i pedoni. O che hanno paura di dover rilasciare gli scontrini e attenersi a tabelle ragionevoli. O che temono le licenze date dal Comune.(A proposito i tassisti fiorentini non ci hanno dato scontrini, come a Roma, dove  dobbiamo pretenderli e poi controllarli perchè te li scribacchiano inesatti e  incompleti. A Reggio Emilia, con mio figlio abbiamo fatto un pezzetto di strada. L’importo era di 5 euro cinque. Il tassista, a sorpresa, ci ha allungato la ricevuta!)

3 – Altra critica. Pare che Renzi non sia abbastanza PD. E’ l’unico che ha detto chiaro che se non vince si mette ad aiutare il vincitore e torna a fare il sindaco, finchè i fiorentini lo vorranno. E senza mira di altre poltrone. Non mi pare d’aver sentito altrettanta chiarezza. Anzi qualcuno, D’Alema, ha detto che con Renzi vincente lui tirerà fuori le unghie. Chiedo: chi ha a cuore l’unità del partito?

4 – La  etichetta di arrivista.

Chiunque si candida a qualcosa è naturale che ci voglia arrivare. Definiamolo pure arrivista. Anche un ragazzo vuole “arrivare” alla laurea o al lavoro.  Ma altri non si sono presentati. C’erano sulla piazza molte persone validissime, uomini e donne, giovani e meno giovani, che potevano farsi avanti. Ma ci vuole anche un certo coraggio. E la grinta, di cui ho parlato. Senza grinta e senza coraggio, od anche sicurezza di sé, si può pensare di combattere contro i poteri forti, le caste, gli interessi, le consorterie, la finanza?  Per difendere gli interessi dei più deboli o gli interessi della maggioranza, o gli interessi delle generazioni future,  ce ne vorrà di coraggio e di grinta, anche da tutti noi. Non basta indignarsi o astenersi. Non ci sarà da fare la rivoluzione, come diceva Monicelli, – almeno io lo spero – ma di sicuro ci vorrà coraggio e senso della giustizia e del sacrificio. E che ci si metta in testa che è venuto il tempo di fare ognuno il proprio dovere.

5 – Ultima nota che ci metto io.

Molti hanno sottolineato simpaticamente i miei 85 anni. Non vorrei che qualcuno invece  mi  attribuisse qualche fenomeno di senilità. Basta pensare al Capo dello Stato, a cui tutti ci aggrappiamo. Per il mio caso non si spiegherebbero le tante chiamate che ho a  Roma e in Italia,  non solo come testimone di un tempo storico lontano, ma per riflessioni  sul presente, sui problemi delle donne , sulla scuola ed anche sul quartiere.  Ecco, a proposito di quartieri e del partito. Anni fa, quando era sindaco Veltroni avevamo una miriade di comitati di quartiere attenti e combattivi, Il nostro, dovrei dire il mio, ha ottenuto per il piano regolatore una significativa riduzione delle cubature edificabili a favore di un parco.   Ora che  Alemanno sta facendo sfracelli e se ne frega del piano regolatore,  il PD non fa nulla per promuovere la mobilitazione dei cittadini. Credo che quelli contro le discariche siano nati per ribellione spontanea e non so chi ci si  sia messo alla guida.

Per tornare alle primarie e alle mie ancora sveglie facoltà mentali, dirò dei caldissimi applausi che ho avuto mercoledì dai partigiani e popolo del Quadraro, in un incontro sulla resistenza delle donne, quando ho espresso la mia simpatia per Laura Puppato  e il mio sconforto nel  vedere il deserto che le si è lasciato intorno. Dove sono finite tutte le donne di “senonoraquando” ?  C’è solo il femminicidio di sangue da combattere, od anche quello mediatico e politico?

E voglio accennare alla emozione, giovedì, nella bellissima aula  magna della Scuola dei vigili del fuoco, quando  i  giovanissimi studenti medi del Municipio XI,  dopo essersi commossi  alla lezione di Piero Terracina  sul razzismo e la deportazione,  mi hanno chiesto  una definizione  su  libertà e  democrazia. Mi hanno capito perfettamente e applaudito tantissimo quando ho detto che  non ci può essere giustizia libertà e democrazia se i cittadini non hanno la possibilità di controllare gli eletti. Che non si può affidare la cosa pubblica a persone che, come ai lontani tempi fascisti, non devono rendere conto se non alla loro casta.  Se non c’è disponibilità ad essere controllati, non c’è democrazia. Se non si alza la bandiera dell’onestà e della trasparenza, non si è adatti ad assumersi il peso della gestione dell’interesse collettivo.

Più immersione nella attualità di questi episodi, non so cosa  altro dovrei dire.

Aggiungo solo che, tra i cinque candidati apparsi su SKY ( e avevo notato che pochi sapevano di poter vedere l’incontro anche su Cielo, in chiaro) io avrei voluto sceglierli tutti. Erano la prova che questo PD è un vero partito, una cosa bella e grande, che vorrei vedere crescere, con tutte le sfumature ma con tanta collaborazione e rispetto reciproco.

Per quanto possibile, nonostante gli anni, mi batterò per questo, non per me che sono arrivata, ma per i nipoti miei e i nipoti di tutti.

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Il famoso osso di formica

Mio fratello dice che alla nostra età basta un osso di formica per farci cadere. Non so che ossicino di formichina mi abbia fatto inciampare, per cui sono rimasta senza voce per troppi giorni.   Sono restata afona quattro giorni dopo una mia bella chiacchierata. Ero ospite di una classe quarta elementare. Che giornalisti, quei ragazzi! Un fuoco di fila di domande per due ore e mezzo, domande non semplici, non infantili, tutte per esplorare o entrare in un passato, che pur lontano, li riguarda. Io intervistata, mi sono resa conto di quanto possa essere diverso, oggi, il modo di insegnare. Non solo perché si parla di lavagne interattive, ma soprattutto perché a questa età, molti hanno la posta elettronica e  vi conversano con l’insegnante, ed anche con me, che a suo tempo non solo non ho mai avuto una lavagna luminosa e meno che mai il computer che avevo chiesto per un alunno con tetraparesi.

L’allieva Alice di quella classe il giorno dopo il nostro incontro ha scritto a Claudia questa email:

Ciao maestraaaaaaaaa! Sono felice che hai fatto venire Teresa, perchè ha raccontato  bellissime storie sul suo passato. Io quando lei raccontava la sua storia ho immaginato e visto la sua vita tanto tempo fa e comunque era pure simpatica. Però in certi pezzi non volevo starci io in quel momento penza che brutto andare a scuola con i bombardamenti.

Il mondo è cambiato e non tutti lo vedono.

Il mondo è proprio cambiato e visto che i ragazzi, specialmente i più grandi, ormai padroneggiano meglio di noi questa nuova tecnologia, tablet kindle e via dicendo, spero che qualche volta cerchino su Amazon il mio libro “Storie di una staffetta partigiana” che finalmente vi è approdato in edizione e-book. Potranno leggerne almeno qualche capitolo, per una immagine veritiera di uno snodo storico tanto importante

Gli arrivisti e gli arrivati

Chi invece del cambiamento  non se ne  accorge,  non lo vede o non lo vuole vedere, sono quelli di “Tutti per Bersani”. Mi hanno messo in casella una borsina di tela con grande scritta colorata “Tutti per Bersani”. Mi arruolano senza il mio permesso.  Ho saputo da poco che un anziano va volontario in sezione, perché, ha detto, bisogna fare argine a questo arrivista di Renzi.

Questo signore è un vecchio sindacalista, livello nazionale fin da quando c’era ancora mio marito, anni ’50 o giù di lì. Ha una grande famiglia e per posizioni e spinte politiche e sindacali ha piazzato cognati e nipoti, oltre moglie e sorella in posti comodissimi e ben pagati. Non avete idea di quanti enti, società, istituti, fondazioni  banche e non so che altro, ci sono attorno a noi, sempre ad avere occhio. Attorno a lui e con lui in famiglia,  pur oltrepassata l’età della pensione,  in più di uno vanno in servizio, metà tempo e compenso ridotto, in questi luoghi di partito o di sindacato, togliendo il posto, sempre magari mal retribuito, a qualche ragazza o  ragazzo.

Ebbene, questi non sono arrivisti. Loro sono arrivati, e arrivati su quel carro dell’usato sicuro da dove sperano di non schiodarsi. Come se, per occupare il tempo e schivare la noia non ci fosse il volontariato, la generosità, gli altri.

Il guaio è che su quel carro ci si ritrovano in tanti. Li vedo, tutti  volontari, nei circoli ex sezioni, vittime essi stessi della farraginosa burocrazia inventata proprio per arginare il Renzi. Sono quelli del Municipio, spaventati dai progetti di accorpamenti, quelli della Provincia, allarmati anch’essi dalle ristrutturazioni ed anche quelli della Regione, che ancora percepiscono paga grazie alla Polverini e sperano di restare ancora a quei seggi così ricchi di guanciali. E dire che per tanti di loro, di mia diretta conoscenza, viene alla mente il gesto di “Quelli della notte”. Con la mano segnavano il livello basso, livello di quasi raso terra. Vorrei sapere se Esterino Montino, capo gruppo alla Regione e già per  molti anni prima in consiglio al Campidoglio, può mettere in rete, completi di fatture, tutti i calcoli suoi personali e del gruppo, come sta facendo Renzi per Firenze e per il suo camper. Vorrei sentire che il PD si impegna a fare altrettanto, invece di ammanirci in due o quattro o sei pagine, un lungo bilancio tanto difettoso di chiarezza, e non solo per il corpo sei. E che altrettanto facessero i capi gruppo parlamentari di camera e senato. O se l’usato sicuro significa aggiustare l’ammaccatura visibile e lasciare il motore che va solo in prima e seconda e magari non vede il pantano e ci finisce dentro.

Ecco, vedete che anch’io, – che ne ho il privilegio e il diritto con i miei 85 anni e i gloriosi capelli bianchi, –   sono la dimostrazione  che il mondo è proprio cambiato. Il mondo è cambiato perché siamo cambiati noi. Molti di noi.

A noi ex  Pci, DS, ecc.  sono cadute dagli occhi le fette di prosciutto che ci impedivano di guardare dentro casa nostra. Troppa fiducia non va bene. La fiducia va meritata, se no diventa tifo da stadio. Dobbiamo ammetterlo che dopo tangentopoli e dopo Berlinguer, quel grande partito avrebbe dovuto combattere la battaglia dell’onestà, privata e pubblica. Non ricordo nessuna battaglia significativa contro i privilegi. All’inizio i deputati erano inseguiti e a volte perseguiti, per l’obbligo di devolvere al partito. Esiste ancora? Già si faceva fatica all’inizio. A nessuno è venuto in mente di fare come la CGIL di Lama con mio marito. Siccome all’Inps ci sei perché noi ti ci mandiamo e siccome sei lì per perseguire ciò che il sindacato si propone, la paga te la stabiliamo noi, e il di più che secondo le regole ti destinerebbe l’istituto per indennità di carica deve venire al sindacato.  Era tanto difficile? Ma sarebbe stato sostanzialmente diverso. Il partito ti elegge, e anche se sei senza vincoli di mandato, se vuoi continuare ad essere lì da chi ti ha scelto, devi accettare. Sì,  era difficile. Molti se ne sarebbero andati. Che tristezza. Ma quante scuse e silenzi quando si votavano gli aumenti!

Dobbiamo ammettere che il prosciutto dagli occhi ce li ha levati un po’ di esperienza e più di tutti la Gabbanelli, ma anche Grillo coi suoi strilli, e prima anche qualche Travaglio, ora deragliato sempre più verso destra, nonostante il finto sinistroso fanatico Santoro.

Cominciamo a prendere esempio dai sindaci. Mandati ridotti, compensi che però “ci si sta bene”, come ha rimbeccato Renzi a Leoluca Orlando che ne vantava la sobrietà. Ecco è giusto che “ci si stia bene”, ma poi è anche giusto non dare la scalata, arrampicandosi a Provincia Regione Parlamento o ancor meglio a municipalizzate, banche, società a partecipazione statale, istituti e flora finanziaria varia, dove oltretutto maturano indennità, vitalizi e pensioni. Chi non ha prospettive di scalata è più libero di affrontare qualche impopolarità. Chi deve pronunciarsi su questo? Un partito di sinistra e riformista, se vuole stare dalla parte di chi lavora e suda,  deve non solo dirle, ma anche  farle, queste scelte.

Gli ossi di formica e gli ossi d’elefante.

Insomma, per smetterla alla  svelta, dirò perché dopo molte riflessioni ho scelto Renzi.

Non per simpatia o perché è carino. Avrà anche lui qualche pecca. Attento Matteo, agli ossi di formica. Chiarisci sempre tutto. E ascolta, ascolta tanto, sempre.

Mi piace Renzi  perché va in bicicletta. Ma questa è una stupidaggine, forse. Forse è perché Firenze è tutta pedonale. E’ una specie di via francigena di città.. Ci sono stata da poco. E’ stracolma di gente, gente che cammina, che sorride, che si bacia. Una città sorridente.  Folle agli Uffizi, che quattro giorni non basterebbero. (Matteo, fin che puoi, fai fare tanti sconti a chi sta più di quattro giorni e poi altri quattro per girare nei vicoli, vicoletti, ponti lungarni e giardini. E che i soliti tassisti non si permettano di mugugnare, proprio loro che col giro più ampio incassano di più.)

Mi ha anche colpito sentirgli mettere in prima fila gli asili nido. Se questa non è una cosa a favore delle donne, – lavoratrici attuali future o aspiranti, mamme non mamme e future mamme, operatrici educatrici e operanti – , non so cosa altro,  in concreto, si possa immaginare. Ho  già detto della trasparenza dei conti. Si è già saputo che ha limitato le prebende ai grandi manager, quando dipendeva da lui. Ha idee sui grandi lavori cementizi e sui rapporti con l’Europa.  Ma sul programma sarebbe troppo lunga la tiritera e dipenderà anche da tutti noi marcarlo stretto. Personalmente mi ha anche colpito il suo rimprovero agli impiegati che battono la fiacca e si affollano all’uscita prima dell’orario. Perché  ho negli occhi la ressa che c’è ad ogni ora, mattina o pomeriggio,  al bar con giardino del mio municipio. Penso ai tanti assenteisti e nullafacenti  di quando ero al ministero, a quelli che “tanto non mi possono licenziare”. Il mondo può cambiare solo se tutti faranno il loro dovere. Se chi è in testa spinge, controlla e non fa l’opportunista per timore di impopolarità

In più Matteo ha grinta. Forse  ha una utile dose di presunzione o sicurezza di se. In certi casi ci vuole un  coraggio che può sembrare cattiveria..

È troppo giovane per il governo? Pensiamo all’Inghilterra, ai capi che ha. E anche allo stesso Obama, di poco più grande.  Pensiamo ai tanti  che vogliono  rinnovare  le facce, come chiedono i grillini o a  quelli che non vogliono votare più perché non ne possono più di questa politica,  se c’è Matteo in campo potranno venire dalla nostra parte. Tentare una strada nuova per una politica nuova. Sarà un vero cambiamento, cioè una speranza, sogni possibili. Il valore  aggiunto che fa la differenza.

Dall’altra parte c’è la morbida parola rinnovamento, già logora e inattendibile. I giovani non voteranno per l’usato sicuro. Sono giustamente arrabbiati e delusi come noi, che  non abbiamo più  i  prosciutti agli occhi.

A Matteo dico: attento agli ossi di formica, che forse ci sono anche per te.  Chiarisci sempre tutto, non promettere l’impossibile, dai sempre il buon esempio. Ascolta, ascolta sempre.

A Bersani  non dico niente. E’ persona onesta e certo con buone intenzioni. Ma il mondo è cambiato, Non è più il tempo suo. Davanti a lui vedo ossi di elefante, visto che gli ossi di formica non li ha nemmeno visti. E nemmeno quelli di pollo. Ossi di elefante,  anche se le schiere cammellate degli arrivati sul suo carro dell’usato sicuro cercheranno di farlo saltare oltre o di  deviarlo attorno.

Aspetto con fiducia l’osso di elefante. Ve lo faranno inciampare quelli che sono saliti sul suo carro,  perché sono loro, ora ad avere  gli occhi foderati di prosciutto.

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