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Perle all’indietro

(da Agenzia Dire)

Attorno al 25 aprile emergono delle divertenti perle all’indietro. Mi ero dimenticata della avveniristica proposta di ripristinare la leva obbligatoria.  Con la scusa di levare dalla strada i troppi giovani nullafacenti, perché demotivati o disoccupati.

Al contempo mi viene agli occhi una scena. Il 25 aprile al Quirinale il nostro Presidente ha onorato di medaglia d’oro per la Resistenza un bel gruppo di Comuni italiani, grandi e piccoli, tra i quali Roma. Meritatissimo, il riconoscimento alla resistenza romana, perchè vi si è combattuto veramente e non solo a porta San Paolo o via Rasella, ma alla Montagnola, a Valle Aurelia, a Monteverde, a Garbatella, a san Lorenzo, poi nelle borgate Quadraro Centocelle Quarticciolo, e tutto attorno, fino ai Castelli.
A prendere le medaglie erano presenti i sindaci.  Per Roma, giustamente era presente la Raggi.  Ed ecco la mia visione, che in un certo senso mi fa ancora sorridere. C’è il Presidente, col suo mezzo sorriso, che è l’espressione di uno sforzo istituzionale. Vorrebbe sorridere a tutto tondo, ma il Presidente  ha un obbligo di riservatezza o rispetto della forma. Non riesce del tutto ad essere solenne. Resta umano, si concede e ci concede quel prezioso piccolo sorriso.
Ma non è lui che consegna le medaglie e le unisce agli stendardi dei Comuni. E’ un compito che spetta al Ministro della Difesa, che è una donna!  Ancora una donna ministro della difesa, una donna che comanda un esercito. Dopo Roberta Pinotti, Elisabetta Trenta.
Se me l’avessero detto in quell’esaltante 25 aprile 1945 o anni limitrofi, non ci avrei creduto. Una donna che guida i soldati. E’ vero che dicevamo che se le donne fossero state al comando nel mondo non ci sarebbero state più guerre, ma questo era illusione. Ci sono anche le donne nemiche delle donne e della pace.
Ritorno a quella scena. Una donna ministro della Difesa e una donna sindaco della città capitale e città medaglia d’oro per la Resistenza. E penso alle tante donne che hanno fatto la resistenza a Roma, la Carla Capponi, la Lucia Ottobrini, la Marisa Musu, la Teresa Regard, la Maria Michetti, la Marisa Rodano, che sono quelle che conosco io, senza contare le tante altre.  E penso al mio attestato di combattente. Al Distretto Militare di Modena, il dattilografo che l’ha compilato, era tanto abituato a scrivere le qualifiche al maschile, che mi ha trasformato in “partigianO” combattente.  Impensabile, forse, il termine o il  concetto “partigiana combattente”!
Chiusa la parentesi, ritorno alla proposta di ripristinare la leva obbligatoria. Cara nostalgica immagine della sacrosanta “naia”! Tutti in divisa, tutti con un fucile a imparare a difendere la Patria!
Per fortuna, la donna che è Ministro della difesa, ha prontamente ribattuto che oggi l’esercito può essere composto soltanto da personale altamente qualificato. Cioè gente con competenze, con cultura, con preparazione alla tecnologia.
Quando mio padre è stato chiamato, diciottenne, alla prima guerra mondiale, non aveva gran che da imparare. Se c’era un fucile era facile caricare e sparare. Una bomba da lanciare, una baionetta da infilzare alla pancia del nemico. Non serve saper leggere ne’ scrivere. Tant’è vero che mio padre è stato promosso sergente solo perchè era l’unico che sapeva leggere e scrivere.
La proposta di ritornare alla leva obbligatoria è cascata un po’ nel dimenticatoio, anche perchè ridicola.  Ma è un segnale, la spia di un pensiero all’indietro, come sono all’indietro tante altre allucinanti proposte di cui ho già parlato. Non mi meraviglierei se ritornasse fuori il ripristino della pena di morte.
Sapere che siamo in campagna elettorale per l’Europa, queste perle all’indietro dovrebbero far riflettere.
E si dovrebbe ritornare a proposte vere per veri passi avanti in Europa e quindi in Italia.Per esempio la bellissima proposta di un servizio civile europeo,  forse obbligatorio o in ogni caso molto agevolato. Penso ai miei nipoti, che fanno volontariato. Penso ad un servizio civile per aiutare e collaborare, un servizio civile che diventa anche scuola, cultura, educazione, conoscenza. Alcuni mesi, vicino o lontano, ma in quella Patria nostra grande che è l’Europa. Essere europei è molto di più che essere soltanto italiani. Se poi si riuscisse ad essere cittadini del mondo sarebbe ancora meglio. Un augurio per i nipoti.
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Compleanno

Sono arrivata ai novanta anni !

Novanta.  Non ci credo. Del resto sono pochi, visto quanti centenari ci sono in giro.
Tutti voi che venite dopo passerete questo traguardo meglio di  me e andrete avanti.
Sembra una bella notizia, ma per i tanti che hanno passato i sessanta e cominciavano a sognare anni liberi in pensionamento, sono invece costretti a mandare quell’arrivo un po’ più avanti , addirittura con il timore che quella meta venga spostata ancora più in là.
Per chi ha un lavoro che piace e lieve da sopportare, restare in servizio potrà farli sentire ancora giovani, pienamente inseriti nella società, ricchi della dignità di chi ancora dispensa doveri in misura preponderante rispetto ai diritti goduti.
Non voglio entrare nella dolorosa riflessione che riguarda i giovani senza lavoro o con lavoro precario e discontinuo. Mi sembra che questo prezzo  doloroso sia dovuto in minima parte alle scelte politiche e in massima parte al fatto che tutta l’umanità si trova in una fase di passaggio tecnologico e ideale che sarebbe bene far passare rapidamente.  Dovranno venire altri equilibri sociali e materiali, altre professioni, altre abitudini ed altri rapporti umani e familiari.
Nonostante i novanta, sono più che mai ricca di sogni. Per i miei nipoti che sono ancora agli ultimi anni di studio o ai primissimi incerti passi nel lavoro, vorrei vedere tanti coraggiosi, anche se difficili, tavoli di accordi.  I conflitti, gli interessi economici, la sete di potere, le diseguaglianze sociali, le guerre,  sono tutte cose che possono essere oggetto di trattative e di accordi.  Qualcuno li chiama inciuci.  Negli accordi c’è sempre un passo indietro di tutte le parti.  Io penso che è sempre meglio un passo indietro che lo scontro. Basterebbe ricordare un po’ di storia.  Quella nostra di settanta anni fa e quella quasi incredibile delle guerre ancora in atto nel mondo.  Soltanto pensare al massacro che è costato lo sbarco in Normandia rievocato ieri sera in TV.  Alle sofferenze di tutti nelle stagioni di guerra e alle sofferenze personali di chi la guerra l’ha combattuta o patita. Per esempio dalle  mie compagne e compagni partigiani torturati nelle prigioni nazifasciste. E ovviamente a tutti i morti, tutti gli orfani, tutte le lacrime.
Il prezzo di un passo indietro in una trattativa non potrà mai essere più grande di una sola di queste sofferenze.
E ci potrebbe essere spazio e beni per tanti bambini nuovi e di ogni colore, per maggior cura della terra e dei suoi tesori, per rinnovato rispetto verso noi vecchi, che non sempre siamo rimbambiti.
(qui di seguito un po’ di foto delle due feste che mi hanno voluto dedicare, a Bibbiano e a Roma)
Buon compleanno TERESA
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Con Sergio Staino a Bibbiano

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Il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti 

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La torta, a Bibbiano

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Musica

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Roma – Antonio Parisella, direttore del Museo della resistenza di via Tasso a Roma

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Roma -Alberta Campitelli, storica dell’arte, che ricorda anni di didattica dei beni culturali

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Roma, qualche ex alunno a festeggiare i 90 anni della sua antica maestra. Qui, Marina con sua mamma

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Roma, alcune amiche dell’associazione Fabrica, che ha contribuito ad organizzare la festa

A Roma la festa, nella sala di via Aldrovandi delle Biblioteche di Roma, è stata organizzata da Fabrica, e in particolare da Rita Cerri, con l’aiuto di molte amiche, fra cui Alberta Campitelli, Titti Laudenzi, Raffaella Cortese, Vittoria Maturi e Rosella Tappi.

Grazie davvero a tutti i presenti alle due feste, che non posso nominare tutti, ai bravissimi musicisti che hanno suonato a Bibbiano e ai ragazzi, incluso mio nipote, che hanno suonato a Roma. Grazie ai rappresentanti dell’ANPI di Bibbiano e Reggio e Roma, a mio fratello Orio, al sindaco di Bibbiano Andrea Carletti e alla preziosissima Elena, al PD del VII Municipio e a Valeria Vitrotti e, infine, ai miei ex alunni di Roma Marina Tintori e Franco Sollazzi che hanno trovato il tempo di venire a trovarmi.

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È venuto il momento di segnalare che ho messo in rete i giornalini scolastici di otto anni di scuola, qui, alla elementare “Don Paolo Albera”, Roma Cinecittà. Per trovarli  basta cliccare  http://ilgiornalino-scolastico.blogspot.com

Lo faccio dopo una serie di incontri promossi dal Dipartimento Cultura di Roma Capitale e dall’Università di Roma Tre, iniziati l’11 ottobre scorso. Si è trattato di cinque incontri definiti “interludi”, organizzati per ricordare Renato Nicolini, che è stato straordinario assessore alla cultura del comune di Roma dal 1976 al 1985,  ideatore dell’estate romana e del cosiddetto effimero. La mia testimonianza è stata inserita il 27 novembre all’ultimo incontro dal tema “scritture, voci, memoria, città”.  Il mio intervento, accompagnato dalle slide coi lavori dei miei scolari, ha voluto mettere in luce una intuizione poco nota di Nicolini, quella della didattica dei beni culturali della città.

L’estate romana, in periodo di brigate rosse e di paure, ha avuto il merito di svegliare gli abitanti, periferie comprese, alla bellezza della cultura e dello stare insieme. Il concetto è che la città vive se la sua gente è viva, presente, positiva, ottimista. Se le si offre il meglio di arte nei  luoghi più degni.  A questo si  aggiunge la constatazione che chi abita la città spesso non la conosce. Le bellezze sono lì, da sempre sotto il naso, ma non si sa cosa sono, chi le ha create, quando e perché. Per essere cittadini e non solo abitanti bisogna  comprendere le piazze, le fontane, i palazzi, i monumenti. Nel nostro caso questo significa essere romani di diritto, anche se si abita a Tor Sapienza o a Cinecittà Don Bosco.

Educare alla conoscenza della città è ciò che  abbiamo fatto per circa quindici anni in molte scuole di Roma, grazie al centro didattico di intuizione nicoliniana.  I giornalini scolastici delle mie classi documentano questa esperienza e dimostrano che anche gli scolari dei primi anni  possono appassionarsi e comprendere i vari linguaggi della città, i suoi periodi, i suoi artisti, la sua storia, cioè la sua cultura. Vi si entusiasmano, ci scrivono, addirittura ci  giocano immaginando battibecchi tra Bernini e Borromini o inventando favole sulla fontana del Tritone o su quella della Barcaccia. Disegnano con puntiglio da documentaristi, addirittura ci improvvisano rime.

In rete ho messo soltanto i fascicoli di otto anni, di una classe sezione A dalla prima alla quinta,  più una successiva classe B  dalla terza alla quinta. Le pagine sono tantissime. Le ho suddivise  per argomenti e per materia di insegnamento. Le ha rese disponibili mio figlio Alberto, che ha fatto un prezioso lavoro di accorpamento e ideato i percorsi di accesso.

Ne scrivo ora su questo blog perché proprio in occasione di questo convegno, ho incontrato molto interesse tra i presenti – professori amministratori artisti giornalisti – con  richieste di indicazioni delle strade di accesso. Non ne avevo scritto finora, perché devo ancora inserire un capitolo con il lavoro della  classe di Reggio Emilia, gemellata e coinvolta nell’esperienza delle settimane di scambio. Lo  farò al più presto.

Anche il blog del giornalino è aperto ai commenti e alle critiche e, spero, alle riflessioni e alle provocazioni.

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