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Posts Tagged ‘Sergio Flamigni’

Da quel terribile mercoledì 24, tutti i valori sono scossi e sconvolti. Franati come le macerie di Amatrice e di Arquata del Tronto. Il dolore e l’angoscia si annidano nei ricordi di passi compiuti in quei luoghi, faticose camminate, immagini di strade e paesi attraversati, di panorami sempre nuovi ad ogni tornante, della visione al valico dove ci si fermava proprio per riempirsi gli occhi di quei profili e di quei boschi multicolori. Ora, ad ogni cronaca o servizio sembra di riconoscere persone incontrate o soltanto viste o si cerca di immaginare sotto le macerie la stradina stretta dentro il paesino di Monte Gallo dove si passava a turno.

Insomma una bella botta al cuore, un bel terremoto anche dentro i pensieri.  Quello dell’Aquila l’avevo saputo da lontano. Ero a Berlino. Dopo ci sono stata due volte, a vedere macerie e palazzi puntellati. Poi niente più macerie nelle strade, palazzi ancora puntellati, ma molte gru e molti operai in giro, e una bella pala d’altare riconsegnata restaurata. Studenti in giro nei parchi e i bei colori dell’auditorium di Renzo Piano.  Emozioni forti anche quelle.

Ora si tratta di fare tutto il possibile, non solo in opere ma anche in più forte amore per questo nostro Paese, che ha tanto bisogno di raddrizzarsi e ricostruirsi non solo nei muri e nei monumenti. E di concordia. Di stringersi solidale, di riconoscere più lucidamente le priorità e i valori.

 

Uno di questi valori è quello dei rapporti umani.

C’è sempre una parentesi nella vita, addirittura una felicità o una sintonia inaspettata. E’ quello che mi è successo martedì, quando ho potuto conoscere di persona Sergio Flamigni ex partigiano romagnolo, ex parlamentare e non-ex studioso e custode instancabile di atti e documenti della nostra storia repubblicana. Accanto a lui la formidabile compagna Emilia Lotti, anch’essa testimone e artefice del faticoso cammino dell’emancipazione femminile, tra Romagna e Italia, tra sindacato, amministrazioni locali e  Unione Donne Italiane.

Abbiamo parlato di tutto, ci siamo dimenticati orari distanze e affanni. Non finirà con un semplice ritorno e un arrivederci. Sarà una partenza, una ripartenza. Già la vulcanica Titti Laudenzi, se non riuscirà a portare lui a Roma nella sua scuola, porterà in queste campagne viterbesi gli studenti della sua classe quinta a imparare la storia dal vivo, da chi l’ha fatta e ancora la fa.

E la tanto riservata Raffaella Cortese finalmente ci ha parlato del suo faticoso lavoro di ricerca storica per la RAI, fatta tra questi scaffali ma anche di faticosi e dolorosi incontri in giro per l’Italia. Il tutto confluito nei programmi di Gianni Minoli e in documentari e filmati, di cui uno su Sant’Anna di Stazzema, da rivedere e riproiettare nei nostri incontri di memoria. E a Sant’Anna, appunto, entro il prossimo anno, Raffaella ci accompagnerà assieme ad un po’ di giovani e meno giovani per farci conoscere luoghi vicende e a incontrare i superstiti di cui è diventata amica.

Insomma, anche da questo incontro si riparte. Persino con allegria e ironia. Raffaella non è riuscita a farci ballare un liscio romagnolo, a noi ex ragazzi del secolo scorso e della scorsa storia. Ma una foto come selfie ce la siamo fatta ed è proprio quella che voglio mettere qui nel blog anche se è la meno bella. Ci siamo tutti. Si vedono gli occhi e i ricci di Titti, il bel volto di Raffaella, l’arguto visetto di Emilia, io dietro con i grandi occhiali e Sergio Flamigni in primo piano, faccia arguta e vissuta, ancora piena di vita e felice,  a dispetto delle oltre novanta primavere.

Jpeg

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