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Sabato prossimo, 10 febbraio alle 10, a Bibbiano in provincia di Reggio Emilia, ci sarà in teatro un avvenimento abbastanza straordinario. Verrà ufficializzata la richiesta affinchè sia riconosciuto il coraggio di una donna, Francesca Del Rio, partigiana, nome di battaglia Mimma, che ha resistito a ripetute torture subite nella caserma di Ciano d’Enza ad opera del comando nazista definito Centro Antiguerriglia.

A motivazione del grande ritardo con  cui si presenta tale richiesta, c’è il silenzio che la stessa partigiana ha  tenuto per oltre sessanta anni su questa dolorosa esperienza. Questa reticenza  si   deve all’antico pudore su vicende intime e al dignitoso desiderio di non sbandierare una vera condotta eroica in difesa degli altri combattenti della libertà. Alla liberazione si sapeva soltanto che Mimma era riuscita a fuggire.

Incarcerata l’11 dicembre del 1944,   il 9 gennaio del 1945,  Mimma riesce a fuggire calandosi da un alto finestrino di una latrina, appesa al discendente della grondaia. Nella neve, scalza e quasi svestita, nonostante le tracce anche di sangue dalle mani scorticate, è aiutata nella prima casa contadina  dai Ganapini, a Grassano, verso Rossena. Faticosamente e pericolosamente riesce a raggiungere Vetto, dove c’era il comando partigiano della 144^ brigata Garibaldi. Francesca era in avanzato stato di gravidanza, ma non c’era tempo per il riposo, tra collegamenti da assicurare, assistenza, approvvigionamenti, messaggi e lavoro per la polazione montanara. Il 9 aprile, a seguito di un parto difficile e senza assistenza qualificata, perde il bambino al quale mette il nome di Atos, che è il nome di battaglia del fidanzato, padre del bambino, che poi diventerà suo marito. Per i piedi congelati ha subito diversi interventi e molte sofferenze. Ha vissuto a Parma e ha lavorato tutta la vita come parrucchiera. Ha avuto altri tre figli tutti allattati con un seno solo, per le lesioni e mutilazioni  all’altro capezzolo subite nel Presidio di Ciano.
La vicenda di Mimma è venuta alla luce  dai documenti trovati negli armadi della vergogna. Soltanto nel sessantesimo anniversario della liberazione Mimma ha trovato la forza di raccontare almeno in parte in un DVD le torture patite.
Alla richiesta di riconoscimento, sottoscritta da me e dalla  ricercatrice Raffaella Cortese De Bosis, si uniscono i tre Sindaci  di Bibbiano, San Polo d’Enza e Canossa, luoghi dove Mimma operava come partigiana e le associazioni ANPI dei tre comuni, più l’Anpi provinciale di Reggio, l’Istoreco e l’Istituto Cervi.
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