Sul silenzio delle donne

Andando nelle scuole, numerosissime, per i Programmi di Memoria, dopo le dovute lezioni sul cammino dei diritti sociali, chiediamo sempre ai ragazzi se ritengono che in Italia ci sia parità tra uomini e donne, cioè uguaglianza di diritti. I pareri si dividono sempre a metà.

Quelli del sì, che ritengono esista la parità, ricordano che le donne ormai sono in tutte le professioni, a volte con maggiore successo e competenza dei maschi. Vedono donne nei tribunali e negli ospedali, ovviamente nella scuola, ma anche nel giornalismo, nelle università, in polizia, nell’esercito. Spesso ricordano quelle che prendono i Nobel o stanno a Ginevra a caccia di particelle o in America a indagare sui misteri del cervello , o a Genova in lotta contro la leucemia o a Roma attorno alla Montalcini.

Poi ci sono quelli che ritengono di no, cioè che non c’è parità. Perchè le donne guadagnano meno, perchè se hanno un figlio devono stare a casa o non fanno carriera, perchè chi fa una professione deve fare troppe rinunce, perchè i mariti sempre comandano poco aiutano e spesso mettono le corna, perchè se mi metto la minigonna credono che voglio rimorchiare e magari rischio lo stupro, perchè i lavori dentro casa pesano sempre sulle donne anche se sono lavoratrici , perchè se è giusto controllare le nascite non è giusto che non si possano avere tutti i figli che si desidera.

E sulla parità in politica e ai posti di comando? A mala pena ragazzi e ragazze , romani e diciottenni, sanno della Gelmini e che c’è un’altra ministra che ha fatto un calendario, poi una Mussolini, una Rosi Bindi, una Emma Bonino. E una Finocchiaro? Ma non è una attrice? Ebbene, sì, a un posto di comando c’è una Marcegaglia!

E sulle veline che si pensa? Be’ se una ragazza ha la fortuna di essere bella , è naturale che ci provi. Gli esempi sono lì sotto gli occhi, numerosi e luccicanti , veri specchietti per le allodole. Vuoi mettere?Invece di far tanta fatica a studiare e ad affannarsi di qua e di là..? Se chiedo: hanno la parità le veline? Scopro con sconcerto che sì, le veline sì, hanno la parità perchè ci sono dei ragazzi che più o meno fanno la stessa cosa, anche se sono meno numerosi.

Io credo che è su quei no dei ragazzi, che bisogna riflettere. Sono tutti i no che nascono da esperienze dirette, dalla vita vera. Mi sembra che tutti quei no siano tanti buchi, tanti varchi nei quali si infila e si rafforza tutta la vecchia arcaica cultura sul valore delle donne. La donna ritorna ad essere oggetto a disposizione del maschio. Perciò il primo metro di giudizio diventa la bellezza. Il primo patrimonio, il corpo. Ed ecco che si affollano i luoghi dove si può mettere in mostra il corpo.Ecco che si vuol essere veline, perchè è lì che si trova il trampolino di lancio. Questa è già una cosa tristissima. Ma ancor più triste è il passo successivo, quello del più antico mestiere del mondo, moralmente sdoganato, indorato dal luccichio del moderno elegante nome di escort. Per una platea vastissima di maschi maschilisti.

Tutta questa miseria sarebbe altrettanto numerosa se non ci fossero quei buchi nel tessuto della nostra società?

Se le ragazze sentissero di avere delle garanzie sociali, delle tutele concrete nello studio e nelle professioni, se avessero la certezza di essere valorizzate e valutate per le loro qualità di persone e quindi immaginare una prospettiva concreta di futuro , sono convinta che la maggioranza di loro non correrebbe dietro a queste chimere, ma si impegnerebbe in un progetto di vita più concreto, dignitoso e più probabilmente felice.

E’ un fatto che il cammino delle conquiste di libertà e di parità si è arrestato o è in pericolo di arretramento. Quelle che ce l’hanno fatta hanno lottato da sole, individualmente e con costi altissimi. Forse il cammino sociale e collettivo delle donne si è affievolito o spento per tante cause e tante colpe . Ci saranno, spero, le donne storiche o altri a fare le debite ricerche.

Io credo che , ora, al più presto, per dare voce alle donne sia necessario ripartire da quei no che ho cercato di elencare. Bisogna riprendere le iniziative e le lotte per le conquiste che mancano. Perchè non è vero che le donne sono in silenzio. Parlo per me e per tante che conosco. Oltre a quelle , valorossime, che hanno scritto su queste pagine ci siamo anche noi, più modeste e sparse. Stiamo gridando dentro di noi , a piena gola la nostra ribellione e la nostra indignazione, ma non possiamo andare una per una sotto palazzo Grazioli o palazzo Chigi. Occorre che qualcuno chiami a raccolta, prenda la guida.

Per le ragazze alle quali voglio bene, voglio aggiungere che è vero che la bellezza è una benedizione, sia quella di un paesaggio, di un tramonto o di un quadro, così come di una persona, uomo donna ragazzo o vecchio che sia. Ma non è accettabile che per valutare una donna si parta dal requisito della bellezza. Senza dimenticare tuttavia, che tra i giovani tutti sono belli, ognuno a modo suo e ogni ragazza deve essere aiutata a volersi bene, a voler assumere nel modo più bello quello slogan delle femministe “io sono mia”. Cioè io non sono di nessuno, io ho una dignità, io decido la mia vita, io scelgo soltanto col cuore, io non mi vendo.

Un pensiero su “Sul silenzio delle donne

  1. Ciao Teresa! Ma che blog elegante e raffinato! Complimenti! Sei sempre sorprendente…è stato molto apprezzato anche dal mio Giacomo. Ti voglio bene. MT

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