Mascherina spaventavirus !

Mi sono cucita una mascherina spaventavirus. Ci si vede una misteriosa scritta in strani caratteri orientali. Se il virus cinese  sa leggere anche il giapponese, forse si commuoverà o forse  gli scapperà da ridere e se ne andrà lontano.
 Ho utilizzato una strana tela stampata di quelle che i giapponesi si mettono intorno al capo. Sono un dono  dei sindacati giapponesi e immagino che le scritte  siano degli slogan rivendicativi. Ne ho altre due, con disegni e scritte diverse.
Stavano  in un cesto delle stranezze, assieme a quelle  nere papaline delle  orientali ex repubbliche sovietiche.
Ritrovamenti frutto della forzata casalinghitudine di questa quarantena nazionale. Mio figlio ha detto che la mascherina non mi serve, dal momento che non debbo uscire per nessuna ragione. Invece mi serve, non solo per lo spirito, ma perché dovrò pure affacciarmi all’ingresso quando la coop mi porterà le provviste, ordinate l’11 marzo e previste in arrivo il prossimo 24 marzo, martedì.
Con la complicazione che non so se avremo in funzione l’ascensore, settimo piano, quattordici rampe!
In balcone ho messo due bandiere, una tricolore e l’altra della pace. Per fortuna da questi tre palazzi ne sono apparse altre, sebbene non tante quanto mi sarei aspettata. Le mie sono spesso arrotolate dal vento  o spinte all’interno, per cui devo sorvegliarle e andare spesso  a sbrogliarle.
Perciò,  vedendo un vicino che ha esposto una bellissima tela con l’immagine ad arco dell’arcobaleno e la sua brava scritta di speranza, volevo fare qualcosa di analogo e mi sono ricordata di un grande telone plasticato , ricordo di una mia andata in Calabria. Se riuscite a leggere  nella foto, vedrete che si trattava di una bella iniziativa a cui ero invitata come autrice e testimone.
In quella occasione quel  telone  troneggiava  in una grande aula magna affollata di liceali. Commovente e bel ricordo.
Sarebbe bello poterlo dipingere nella parte rovescia che è tutta  bianca e metterlo al balcone. Invece non posso, perchè mi mancano i coori. Ho tre scatole di pennarelli che devo regalare a una scuola, ma sono niente rispetto al bisogno. Poi come protrei fare, da sola, ad attaccarlo al muretto del balcone,  così grande e pesante, anche se provvisto di  una serie di appositi buchi per numerosi tiranti.
Insomma, niente da fare.
Proseguendo nella cronaca di questo dramma sanitario,  mi chiedo se  davvero potranno fare la tesi a distanza i nostri cari giovanotti. A Firenze il figlio di Silvana che  deve diventare  medico. Qui alla Sapienza il mio nipote piccolo che il tre aprile deve laurearsi in qualcosa di complesso tra letteratura, cinema e musica. E ancora, questo prossimo giovedi 26 il nuovo amico Francesco che a Roma Tre si deve laureare in scienze della formazione partendo dai miei giornalini scolastici.
Spero proprio che le  nuove “strette” annunciate stanotte dal governo non facciano annullare anche questi  progetti  minimi.
L’alro nipote, già ultralaureato, ha una borsa di studio biennale che doveva concludersi quest’anno e pare essere sospesa,  cioè rinvio di conclusione culturale e di  finanziamento. Con possibile perdita di importanti prospettive in scavi e ricerche archeologiche.
Insomma, questo maligno e mimetizzato virus, prende anche me e non solo perchè sono vetusta , con i miei quasi 93 anni, ma perchè tutt’attorno ho legami, affetti, amicizie.
Amicizie comprese quelle del vicinato, del gruppo di ginnastica, degli amici dell’Anpi, delle colleghe antiche e nuove.  Di quelle che sono indaffarate a fare le lezioni a distanza, come mia nuora con la sua chimica, Titti con la sua letteratura, Romina con la sua storia,  o i tanti professori che in questi anni sono diventati amici.
Un pensiero particolare alla mia terra, a Bibbiano.
Lì l’infezione sta evolvendo abbastanza. Come ospedali sono efficienti e previdenti, ma hanno le aziende agricole. Lì non ci si può fermare, le mucche vanno accudite, il latte va lavorato.
Chissà se anche le donazioni del sangue sono ancora affollate come mi è capitato di vedere qualche anno fa. Non si circolava solo perché era il giorno della donazione.  Immagino anche che siano più che mai attivi i volontari della croce verde e quelli  dell’Auser, che da subito sono a disposizione degli anziani, anche perché il Centro Diurno è ovviamente chiuso.  E  come non ripensare a quella triste vicenda “parliamo di Bibbiano”! Una giovane parente mi diceva che a votazioni concluse non se ne parla più. Mi dice anche che quella gran folla delle sardine a fine campagna elettorale li ha commossi fino alle lacrime. Ora al Comune vanno avanti col loro apprezzatissimo sindaco Andrea, lavorando anche a distanza e a turno, ma serenamente e coraggiosamente.
E qui mi fermo.
Tanto per annotare come da qui, quartiere romano di periferia, settimo piano, nonna ultranovantenne, appare questa specie di guerra.  Una guerra che con l’altra durissima e lunga che ricordo bene, ha in comune solo i morti e la grande fortissima voglia di uscirne, di vederla finita e dimenticarla..

2 pensieri su “Mascherina spaventavirus !

  1. Magnifica! E grazie che mi ricordi sempre. In effetti con la scuola è un’esperienza da pionieri, del tipo che tu conosci bene. Ti abbraccio come se non dovessimo rispettare le distanze. Stretta stretta.

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