Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Oggi’ Category

bullismo e fascismo

La cronaca da un po’ di tempo racconta episodi raccapriccianti di bullismo. Che molto spesso avvengono nelle scuole.  Le mie amiche insegnanti lamentano atmosfere pesanti e comportamenti al limite. Una cara partigiana che ultimamente è andata  a parlare tanto  di memoria agli studenti , mi racconta che c’è sempre un gruppo, a volte numeroso, che non solo non applaude, ma motteggia contrastando e dichiarandosi fascista.
Credo che tra i due atteggiamenti ci sia uno stretto legame.
Perchè il bullismo è una forma di fascismo. Ne ha tutte le caratteristiche e tutti i sentimenti profondi.
Prima di tutto il non accettare le differenze.  Le vittime sono sempre in qualche modo caratterizzate da una diversità. A volte per un paio di calzoni rosa, a volte perché troppo bravi e primi della classe. a volte per qualche imperfezione.
E  tutti sappiamo quanto si sia accanito il fascismo verso tante categorie di diversi.
Poi la prepotenza che può arrivare alla violenza. In sostanza la presunzione di essere superiori e di avere il diritto di colpire, di umiliare.
Qui  si sente l’eco della razza superiore che deve dominare su tutte le altre con la violenza della guerra.
Nel bullismo c ‘è a volte la tendenza ad agire in gruppo, dove il più sfrontato e violento raccoglie ammirazione e consenso.
E qui ricordiamo le squadracce coi manganelli e le varie “bande Carità”.
Nella  realtà di oggi, anche senza ricordare la storia,  troviamo un po’ dappertutto il concime per la  fioritura velenosa del bullismo.
La  violenza negli stadi, dove ricompare l’odio agli ebrei. Le grida di personaggi politici e di gente varia che ha paura degli immigrati e li descrive come pericolosi. L’odio verso gli zingari è addirittura antico. Il fastidio verso il buonismo trattato da ignavia o debolezza o falsità.
Il più pericoloso di tutti è il sentirsi al di sopra di ogni regola, di ogni legge, di ogni buona abitudine.
In testa ci sono tutti quelli che del “no” si sono fatti un vanto e un ideale. No a tutto. No agli scienziati sui vaccini o sulle cure oncologiche. No a chi ha progettato una ferrovia o un oleodotto.  No a un inceneritore, no a tutto.  E tutti questi no è perchè io sono sopra a tutto, ne so più di tutti, non credo a niente, perchè tutti mi vogliono fare fesso. Non credo ai medici perchè sono venduti alle industrie farmaceutiche. Butto l’immondizia dove voglio e non la separo perchè poi loro la rimettono tutta insieme.  Parcheggio dove mi è comodo, mi diverto a fare fesso gli altri e soprattutto a prendermela coi politici.  Se sono bravi e  onesti ancora di più, perchè tanto non ci credo. E mi diverto a scansare gli obblighi le tasse e i contributi.
Una bella foresta di cattivi esempi  per i ragazzi così fragili e spesso così soli.
Come se ne esce non lo so.
Ci vorrebbero dei buoni esempi. Ci vorrebbe che le belle notizie facessero notizia. Che nella scuola e fuori della scuola si parlasse anche dei doveri per poter pretendere dei diritti.
E che  in questi giorni, che sono quasi alla fine dell’anno scolastico, non  ci fosse, così insistito e fastidioso, lo spettacolo di questi cosiddetti vincitori delle elezioni, finti disinteressati alle poltrone ma veri disinteressati  al dialogo e alla logica.
Annunci

Read Full Post »

A proposito di parolacce

Qualche giorno fa ho protestato con l’autore di uno scritto su Facebook rimproverandolo di concludere col solito vaffa uno scritto lieve e condivisibile sull’età e il tempo che passa. Lui  mi ha risposto che voleva essere ironico invitandomi a non essere troppo seriosa.

Invece non è per seriosità che non sopporto il dilagare di questo vaffa, che trovo ormai dappertutto, quasi diventato una moda.
Se si vuole essere ironici bisognerebbe ispirarsi ai grandi che le parolacce se le inventavano, ricorrendo il meno possibile a quelle già in uso. Pensiamo a Totò, a Sordi, a Verdone, a Proietti. E ne dimentico molti altri.
Le parolacce le abbiamo in abbondanza nella nostra lingua parlata e nella nostra realtà. E credo che tutti ce ne siamo serviti. In un momento di stizza, di delusione o di fretta.  Sfugge la parolaccia appunto per ironia, per riassunto linguistico e a volte perchè è più efficace di un ragionamento.
Ma la parolaccia ci impoverisce.
Troppo ripetuta e sempre uguale ci impoverisce. Impoverisce  perchè esclude una riflessione, non permette una critica, non arriva a nessuna conclusione o proposta o speranza.  Chiude e basta. Offende e basta.
Avrete capito che la mia allergia a questo vaffa non deriva soltanto da un gusto linguistico, ma si radoppia a causa dei cinquestelle, che nascono proprio da una parolaccia.
Siamo in procinto di avere al governo dell’Italia, il paese del dolce stil novo, una squadra di persone che ha come bandiera, come collante e come progetto, una parolaccia, un vaffa!
Ed è raggelante che tanta gente abbia seguito quel vaffa agganciato al tutto e al contrario di tutto, senza una logica, senza una riflessione, senza un ideale.
Ideale? ecco una parola sconosciuta dimenticata, invecchiata!
Invece vaffa è moderno, è fico, è giovane!
Vorrei che qualche teorico di psicologia delle masse mi spiegasse questo fenomeno di regressione culturale.
O forse di regressione politica.
Non ho mai avuto incarichi politici, ma ho seguito sempre la politica e mi ci sono appassionata. Non poteva essere altrimenti, viste le mie origini e la mia storia. Questo approdo politico tanto negativo sicuramente nasce  da molti errori o molte mancanze. Forse nasce anche da qualche modernità  che ha influito in negativo.
Questa storia della rete, di tutte le panzane che vi circolano, dei ghetti che riuescono a formare. Su facebook ognuno ha il suo gruppo, quindi ha un cerchio omogeneo e di parte, nel quale faticano ad entrare smentite o notizie contrarie. Nel mio caso, non so perchè, ho contatti di ogni tipo. Soltanto perchè non lo so fare. non riesco a cancellare persone che non mi piacciono e con le quali non vorrei avere più niente da dire.  Forse è per questa realtà di  gruppi omogenei  che non arriva l’informazione contraria.  Per esempio del fatto che anche i precedenti presidenti di Camera e Senato avevano rinunciato ai benefici aggiuntivi.  Forse si spiega  come mai non arrivano le notizie serie e scientifiche sui vaccini o sull’aiuto in atto ai senza lavoro. L’opinione pubblica ormai non la fanno più nè i giornali nè la televisione. La tanto mitizzata rete in questi tempi è sotto esame per gli effetti oscuri in campo internazionale-elettorale.  Ed è sotto esame proprio per le falsità, le bufale, le offese, i pericoli che può nascondere.
Vorrei tanto che rallentasse la moda della parolaccia tappa-tutto.
 Quel vaffa vorrei non sentirlo più.  Tra l’altro è brutto, è povero, è poco fantasioso. I nostri dialetti e persino la nostra letteratura hanno un elenco di parolacce più colorito, più variegato, molto spesso purtroppo  più volgare.  Se vi si ricorre in momenti estremi quindi pochissime volte, le salveremo per quanto possibile dal logoramento e dalla perdita di efficacia. Le salveremo come costume, come ultima zattera linguistica, come storia e come arma gratuita e poco letale a disposizione del popolo minuto. Mai e poi mai come parola d’ordine politica.

Read Full Post »

Fascismi

7 Gennaio 2018 – A Roma, via Tuscolana

Ho letto  il resoconto di Adriano Sofri sulla marcia di Macerata, un resoconto così felicemente esaltato. Lui non ha visto niente di negativo. Che bello! Ma bastava sapere che i centri sociali si sarebbero infiltrati e loro avrebbero detto quelle due o tre frasi che i giornalisti avrebbero raccolto ed enfatizzato. I giornalisti di destra non aspettavano altro.
Che fosse giusto o non giusto sfilare non lo so. Ma mi chiedo se in questo modo si aiuta a far comprendere e a combattere il fascismo rinascente.  E  ho delle curiosità e delle domande brucianti.
Per esempio vorrei sapere chi è stato a concedere a Roma il permesso a Forza Nuova o Casa Pound di fare quella sfilata lungo la via Tuscolana, squadroni foltissimi e neri, militarmente al passo dell’oca e ben allineati col saluto romano, traffico bloccato o deviato o impossibile, non so. E’ stato poco dopo ottobre, dopo vietata per fortuna la pretesa marcia dell’anniversario 28 ottobre famoso.
Di questa sfilata possente e impressionante  se ne è parlato pochissimo. Una breve sequenza vista per caso che mi ha fatto rabbbrividire. Una enorme massa di nerboruti, e dentro, credo ci fosse anche lo sparatore di Macerata. Non si trattava forse di propaganda fascista?  E quell’autorità che ha dato il permesso è ancora al suo posto?
Seconda domanda.  E’ possibile che  si consenta a Casa Pound di presentarsi alle elezioni? Crediamo forse che nel parlamento della Repubblica Italiana quel rappresentante farà opera culturale e non si batterà per cancellare alcuni diritti, per affermare la supremazia della razza, visto che si proclama “fascista del terzo millennio”?
Altra domanda, rivolta a tutti quelli, associazioni comprese, che si adornano della qualifica di antifascista.  Visto che c’è finalmente la legge, si è fatto qualcosa per impedire il commercio di tutta la chincaglieria nazi-fascista con stemmi ritratti calendari  distintivi  che si pratica indisturbata in negozi bancarelle e forse porta a porta? C’è ancora quel negozio in piazza a Fiuggi sotto i portici, così caratteristico? Si svolge ancora a Predappio quel turismo della nostalgia fascista? Cosa c’è di nuovo e di vero in quel  museo che dica la verità su cosa è una dittatura e a cosa ci ha portato?
Non ho finito, c’è la cosa più importante.
Cosa si fa nelle scuole per far comprendere in modo obiettivo e sereno cosa significa dittatura e cosa è democrazia?
I programmi di storia sono stati ridotti e sminuiti. Le ore sono poche. Una brava insegnante chiedeva ” Un po’ meno di Assiri e Babilonesi, ma un po’ più di novecento!”
La ex ministra Giannini mi aveva frettolosamente informata che ci stavano pensando. A cosa? A fare come Don Ciotti, che ogni anno agli insegnanti offre tre incontri, a nord centro e sud, per aggiornare e motivare nell’educazione anti-mafia.
Al Ministero, ove la scattante Fedeli si è data molto da fare e dove la zitta-zitta Madia ha portato i nuovi contratti, ci si sta ancora pensando? Quanto  durerà quel pensare? E se nel nuovo parlamento ci saranno anche i CasaPoun, più la truppa Meloni e quella Salvini, gli antifascisti duri e puri cosa potranno sperare? Magari si proclameranno di sinistra, sinistra vera, non centro-sinistra. Faranno i cortei e le sfilate, magari giuste e sacrosante.  E continueranno a pensarci !
   Visto che dovremo votare, pensiamoci noi. Col cuore e con la mente.

Read Full Post »

Si parla tanto di fascismo, si marcia , si lanciano proclami e veleni.  Per capire la storia e vedere cosa sono stati in concreto il fascismo e l’antifascismo sarebbe bastato venire a Bibbiano, la mattina del  10 febbraio.

E’ stata la prima tappa per onorare Francesca Del Rio, la partigiana Mimma.
Lo storico Giovanni De Luna ha scritto:
E’ una storia da “Resistenza perfetta”…..aderisco con convinzione”.
Lo scrittore Francesco Piccolo ci dice:
La storia di Mimma è la storia di questo paese”.
Infatti, per capire la storia di questo nostro paese  e la storia della Resistenza, sarebbe necessario conoscere il coraggio di Mimma.  Diventerebbe più chiara la natura  del fascismo , quanto è costata  la sua guerra,  e perché tanto popolo e tante donne l’hanno combattuto con  dolori terribili  ed estremi.
Al teatro Metropolis erano presenti i tre sindaci di  Bibbiano, San Polo e Canossa, i delegati delle  associazioni Anpi firmatari della domanda ufficiale, un gruppo di Casa Cervi, gli studiosi dell’Istoreco, una classe di studenti della scuola Dante Alighieri.  Emozione e solennità all’inizio, quando il sindaco Carletti, dopo l’introduzione, ha letto i messaggi di solidarietà pervenuti da:  – Un ministro, Graziano Delrio; – Il Procuratore Militare Marco De Paolis; – il sindaco di Parma Pizzarotti; – lo scrittore Francesco Piccolo premio Strega e autore di cinema e Tv; – La sezione Anpi di Parma; – La sezione Anpi di Valenza Po (Alessandria).  A questi aggiungo De Luna, che ha scritto a me e non l’ho fatto annunciare in tempo.
In silenzio e sempre riservati come la madre, sedevano in platea i due figli di Mimma, Atos e Maurizio. Grazie a loro abbiamo ricostruito non solo altri particolari della lotta partigiana di Mimma ma anche la sua storia di vita, impegnatissima, coraggiosa e non semplice.
Per il periodo in montagna dopo l’evasione, abbiamo ricostruito  la storia del cavallo.
Sì, del cavallo, il suo cavallo.
A fatica ho ricordato che i nostri partigiani avevano qua e là alcuni cavalli, che erano una specie di mezzi di trasporto d’emergenza, cavalli abituati al lavoro contadino, da montare a pelo, senza sella.
Nella notte della sua fuga, scalza e nella neve, manda i  Ganapini  da sua madre, che procurano vestiti mantello e scarpe, ma aggiungono, a richiesta, il cavallo. Cavallo di casa, cavallo contadino. Mimma lo chiede perchè ha i piedi congelati e vuole passare le linee e mettersi al sicuro in zona partigiana.
Quel cavallo, che scivolava nella neve nella troppa luce di luna, se l’è tenuto fino alla liberazione. Insomma, da gennaio al 25 aprile, Mimma incinta e coi piedi doloranti e piagati, ha continuato a camminare come staffetta e come combattente, grazie a quel cavallo. Non voleva proprio stare ferma. Infatti non c’era tempo di piangere ne’ di compatire o compatirsi. E tanto meno voglia o possibilità di fermarsi.
Così si spiega anche la mia lettera a lei,  datata 18 aprile ’45,  dove le chiedo di andare in sette paesi e frazioni attorno a Ramiseto per organizzare e convocare incontri con la popolazione. La lettera dà indicazioni di lavoro ma lascia intuire il tanto lavoro fatto nei mesi precedenti, nonostante i piedi, nonostante la gravidanza.  Soltanto da nove giorni  Mimma aveva partorito e perduto il bambino.
Un signore di San Polo ci ha raccontato che nel suo paese tutti ricordano l’arrivo dei partigiani alla liberazione. Venivano  a piedi, in squadra orgogliosa, e alla testa del corteo, applauditissima, una partigiana a cavallo!  Era lei, Francesca-Mimma !  Soltanto a guerra finita  il cavallo è tornato a casa ai suoi lavori nei campi.
Nel dopo liberazione non la ricordiamo.  Sappiamo che si è sposata e trasferita a Parma. Sappiamo che ha avuto tre figli. Alla prima ha voluto mettere il suo nome libero: Mimma. Nome libero, ma non fortunato.  La figlia muore ragazza.  Per una madre è certamente il dolore più indicibile. Ma la lotta non finisce mai.  Le dolorose operazioni ai piedi le  rendono difficile il lavoro di parrucchiera.   Per  migliorare lei  vuole un titolo di studio e lo ottiene dai corsi serali. Era riuscita con la quinta elementare ad essere bidella, poi con la licenza media può essere  assunta come impiegata al comune di Parma.  Di sicuro è stata brava, se il segretario comunale le manda un biglietto di apprezzamento accanto ad una poesia. L’abbiamo letta nelle immagini filmate.
Altro momento importante della mattinata ce l’hanno regalato quattro giovani studenti, che  si sono alternati al microfono per leggere l’intervista che altri ragazzi avevano fatto a Mimma nel febbraio 2007. Emozione al massimo, anche per la loro bravura o forse perché qui, tra i ragazzi,  ce n’è sempre qualcuno col colore della pelle più scuro.
Dopo la lettura il video con Mimma che parla, che a fatica e non del tutto, racconta della sua prigionia e delle torture. C’è la partigiana Laila che la incoraggia.  E’ straziante. Tutti occhi lucidi o lacrime.
Non è finita. Bisogna allargare lo sguardo. Lo storico Massimo Storchi, autore del libro-.inchiesta “Il sangue dei vincitori” in risposta al velenoso “Il sangue dei vinti” di Pansa,  fa un chiarissimo quadro di quel Centro Antiguerriglia di Ciano da cui lei sola si è salvata. Tutti sono stati fucilati o uccisi, qualcuno mandato a morire nei “campi” in Germania. E’ un centro specializzatissimo, di spionaggio e poi di spietati annientamenti.  L’esercito partigiano, così sfuggente, così imprevedibile e così efficiente, è un  nemico che tiene inchiodata la teutonica macchina bellica.  Che risponde con  le stragi di Cervarolo, quella di Vercallo, quella della Bettola e quella di Legorecchio.
I colpevoli non hanno pagato. L’armadio della vergogna li ha salvati. Troppo tardi si è cominciato ad indagare e troppo tardi, soltanto nel 2002 è rintracciata Mimma come testimone. Nel racconto ai ragazzi lei dice. “Loro scrivevano scrivevano e io mi sono sentita male.  Poi aggiunge:  “Per i feriti è stato riconosciuto qualcosa. Per i torturati niente!”
Da poco abbiamo la legge che riconosce la tortura come delitto. In ritardo per Mimma. Speriamo almeno in un riconoscimento alla memoria.

Read Full Post »

Compleanno

Sono arrivata ai novanta anni !

Novanta.  Non ci credo. Del resto sono pochi, visto quanti centenari ci sono in giro.
Tutti voi che venite dopo passerete questo traguardo meglio di  me e andrete avanti.
Sembra una bella notizia, ma per i tanti che hanno passato i sessanta e cominciavano a sognare anni liberi in pensionamento, sono invece costretti a mandare quell’arrivo un po’ più avanti , addirittura con il timore che quella meta venga spostata ancora più in là.
Per chi ha un lavoro che piace e lieve da sopportare, restare in servizio potrà farli sentire ancora giovani, pienamente inseriti nella società, ricchi della dignità di chi ancora dispensa doveri in misura preponderante rispetto ai diritti goduti.
Non voglio entrare nella dolorosa riflessione che riguarda i giovani senza lavoro o con lavoro precario e discontinuo. Mi sembra che questo prezzo  doloroso sia dovuto in minima parte alle scelte politiche e in massima parte al fatto che tutta l’umanità si trova in una fase di passaggio tecnologico e ideale che sarebbe bene far passare rapidamente.  Dovranno venire altri equilibri sociali e materiali, altre professioni, altre abitudini ed altri rapporti umani e familiari.
Nonostante i novanta, sono più che mai ricca di sogni. Per i miei nipoti che sono ancora agli ultimi anni di studio o ai primissimi incerti passi nel lavoro, vorrei vedere tanti coraggiosi, anche se difficili, tavoli di accordi.  I conflitti, gli interessi economici, la sete di potere, le diseguaglianze sociali, le guerre,  sono tutte cose che possono essere oggetto di trattative e di accordi.  Qualcuno li chiama inciuci.  Negli accordi c’è sempre un passo indietro di tutte le parti.  Io penso che è sempre meglio un passo indietro che lo scontro. Basterebbe ricordare un po’ di storia.  Quella nostra di settanta anni fa e quella quasi incredibile delle guerre ancora in atto nel mondo.  Soltanto pensare al massacro che è costato lo sbarco in Normandia rievocato ieri sera in TV.  Alle sofferenze di tutti nelle stagioni di guerra e alle sofferenze personali di chi la guerra l’ha combattuta o patita. Per esempio dalle  mie compagne e compagni partigiani torturati nelle prigioni nazifasciste. E ovviamente a tutti i morti, tutti gli orfani, tutte le lacrime.
Il prezzo di un passo indietro in una trattativa non potrà mai essere più grande di una sola di queste sofferenze.
E ci potrebbe essere spazio e beni per tanti bambini nuovi e di ogni colore, per maggior cura della terra e dei suoi tesori, per rinnovato rispetto verso noi vecchi, che non sempre siamo rimbambiti.
(qui di seguito un po’ di foto delle due feste che mi hanno voluto dedicare, a Bibbiano e a Roma)
Buon compleanno TERESA
20171014_182607

Con Sergio Staino a Bibbiano

20171014_182759

Il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti 

20171014_192440

La torta, a Bibbiano

20171014_173659

Musica

foto

Roma – Antonio Parisella, direttore del Museo della resistenza di via Tasso a Roma

foto (2)

Roma -Alberta Campitelli, storica dell’arte, che ricorda anni di didattica dei beni culturali

foto (3)

Roma, qualche ex alunno a festeggiare i 90 anni della sua antica maestra. Qui, Marina con sua mamma

foto (4)

Roma, alcune amiche dell’associazione Fabrica, che ha contribuito ad organizzare la festa

A Roma la festa, nella sala di via Aldrovandi delle Biblioteche di Roma, è stata organizzata da Fabrica, e in particolare da Rita Cerri, con l’aiuto di molte amiche, fra cui Alberta Campitelli, Titti Laudenzi, Raffaella Cortese, Vittoria Maturi e Rosella Tappi.

Grazie davvero a tutti i presenti alle due feste, che non posso nominare tutti, ai bravissimi musicisti che hanno suonato a Bibbiano e ai ragazzi, incluso mio nipote, che hanno suonato a Roma. Grazie ai rappresentanti dell’ANPI di Bibbiano e Reggio e Roma, a mio fratello Orio, al sindaco di Bibbiano Andrea Carletti e alla preziosissima Elena, al PD del VII Municipio e a Valeria Vitrotti e, infine, ai miei ex alunni di Roma Marina Tintori e Franco Sollazzi che hanno trovato il tempo di venire a trovarmi.

Read Full Post »

Il reato di tortura

Avevo scritto per l’Unità questo commento  in data 29  maggio,  quando, appunto, l’Unità non è uscita più.  Ora la legge  è passata, e su di essa, come su ogni atto o iniziativa del governo, si sono abbattute critiche feroci e livorosi distinguo.
Io sono contenta che sia passata, nonostante tutto. E vorrei vederla attuata e interpretata con saggezza, contro i torturatori della Diaz, quelli di Cucchi e i tanti altri in Italia e fuori d’Italia.
Se si potesse  vorrei anche che fossero puniti quelli che hanno torturato i partigiani e le partigiane nei lontani anni 1944 e 1945.
Di problemi e urgenze questo governo e questo parlamento ne ha veramente tanti e dovrebbe far paura anche la semplice ipotesi di decadenza anticipata.   Personalmente sono colpita e preoccupata per il progetto di reato di tortura.
 Va avanti e indietro tra camera e senato da quattro anni e qualcuno esulta perchè lo vede finalmente in dirittura di arrivo.
 A me l’argomento  preme perchè non dimenticherò mai il tono della voce e l’espressione della mia cara staffetta partigiana Francesca Del Rio, torturata a Ciano d’Enza da tedeschi e fascisti quando, a sessant’anni dalla liberazione, lamentava che  ” per i feriti è stato riconosciuto qualcosa, ma per i torturati no, niente !”
Per i torturati partigiani non si è fatto nulla.  Con maliziosa tristezza mi viene da pensare che l’Italia del dopoguerra, ancora maschilista, abbia accantonato il tema perchè la maggior parte delle persone torturate (e violentate) dai nazifascisti erano di genere femminile. Tra l’altro loro stesse, sempre per quel maschilismo o riservatezza, non volevano raccontare, volevano solo dimenticare.
Ora, dopo tanti anni, siamo ancora costretti a mettere sotto attenzione uomini in divisa che, sentendosi tutelati proprio da quella divisa, cedono alla tentazione della violenza.
Non sono competente in materia legislativa, ma alla lettura del testo proposto mi sono ricordata di una lezione di  uso della lingua.  Un testo di legge deve essere scritto in modo limpido, con parole esatte,   cioè da poter essere  interpretato in un solo modo. Un articolo di legge non è una metafora, non è poesia, non è letteratura.  A me, da incompetente, quel testo mi è sembrato contorto, oscuro, cavilloso.  Cioè di oscura interpretazione.
Riconosco che è difficile definire cosa è tortura. Ci possono essere torture che non lasciano nessun segno. Francesca legata nuda gambe e braccia ai 4  piedi di un tavolo, dopo essere diventa   spettacolo,  dopo ore di  schiamazzi  e risatacce, era tutta un immenso indicibile dolore, di corpo e di pensieri, ma non credo con tracce visibili. Esistono danni psicologici documentabili? Secondo me esistono danni psicologici inevitabili, intuibili, immaginabili.
Quando, aperti gli armadi della vergogna, i carabinieri l’hanno individuata e raggiunta, Francesca nell’apprendere quali ricordi volevano da lei, è semplicemente svenuta! Dopo tutti quegli anni impegnati a dimenticare!  E non solo quella tortura a cui ho accennato, ma a tutte le altre, ben più cruente e visibili, come quel capezzolo frantumato.
 Riconosco che mentre si arresta un presunto moderno terrorista gli si può storcere un braccio o  sgomitare un occhio.   Però se si arresta uno che sta male, per droga o altro,  non lo si può fare massacrandolo di botte. calci e pugni compresi.  Mi sembra di sapere che esistono abilità orientali, tipo Karatè, per questi casi, per immobilizzare un avversario senza distruggerlo.
Così scivolo nell’altro lato di questo tema. Prima di fare un testo per condannare la tortura, cosa si è fatto o  cosa si può fare per dettare regole sulle modalità e tecniche in caso di arresti e soprattutto in condizione di detenzione?  Cosa si può fare e cosa si fa per preparare, educare  chi è addetto  al prezioso mestiere di forze dell’ordine?
Ripensiamo tutti alle vicende di Bolzaneto e ai casi privati di Cucchi, Aldrovandi, Uva e ultimo Regeni.  Che una legge sia utile, anche per le aspettative europee e ONU, ma per favore, che sia chiara e scritta in una bella e precisa lingua italiana.

Read Full Post »

pendrive-1157504_960_720

Anche quest’anno mi chiamano nelle scuole in occasione della giornata della memoria. Naturalmente mi presto volentieri, anche se  testimonianze dirette ne ho ben poche. Eppure c’ero, sedicenne e poco più, dentro quella guerra con quelle sue tenaglie di orrore. La mia amica Luciana racconta della sua compagna cacciata drammaticamente da scuola perché  ebrea.  Io non mi spiego come mai noi di questo sterminio non ne sapessimo nulla, pur essendoci così vicino. Io facevo venti chilometri in bicicletta per andare a scuola a Reggio. Ne sarebbero bastati altrettanti per raggiungere Fossoli, quel campo-carcere di smistamento da dove transitavano tutti i destinati ai lager, Mauthausen, Auschwitz, Primo Levi compreso. Eppure ero nella Resistenza, e c’era mio padre che aveva incarichi e autorevolezza più di me. Io, più di lui, studiavo le “direttive” e le circolari e persino le lezioni ciclostilate che arrivavano dal “centro” e che mi servivano per le riunioni e per le lezioni di storia da impartire ai ragazzi partigiani e alle ragazze staffette. Non ricordo niente che parlasse degli ebrei. Certamente ne parlavano truculenti e bruttissimi manifesti fascisti,ma quelli noi di casa e noi della Resistenza non li degnavamo di uno sguardo. Di tutto quell’orrore, di quella scientifica inesorabile macchina di morte abbiamo saputo soltanto dopo e poco per volta. Tanto orribile da far fatica a crederci. Che oggi, a distanza di sette decenni, vi si presti attenzione è certamente cosa ottima, speranza di una più giusta consapevolezza. Bella la maratona del ricordo, belli i viaggi della memoria, belle le pietre di inciampo. Bello anche il documentario della mia amica Raffaella Cortese De Bosis che ha scovato altra storia di un lager sotterraneo, perché non si finisce mai di scoprire la verità.

Non vorrei però che si finisse di credere che il nazismo fosse soltanto questo, cioè una immensa pazzia, tanto assurda quanto irripetibile, quindi relegata in quel passato. Vorrei che si partisse dall’inizio, cioè da quelle idee razziste e da quella idea di supremazia, di esclusione del diverso, di chiusura egoistica e miope che proprio in questi tempi, e non solo da noi,  si fa strada in tanti movimenti e partiti, in tante associazioni pseudoculturali che si richiamano addirittura apertamente al fascismo e al nazismo.
Vorrei che nel pieno del calendario scolastico, magari a marzo, ci fosse anche un giorno della democrazia e della coscienza, un giorno della libertà e della accoglienza. Per aiutare i ragazzi a diventare cittadini liberi di un paese libero.

Read Full Post »

Older Posts »