Pensieri sulla scuola dopo la pandemia

Il mio primo pensiero  è stato: questa pandemia distrugge la nostra
didattica. Nostra intesa non  la mia, ma a partire da Montessori, Don
Milani e Rodari. Queste ultime di più, perché hanno aggiunto al
rispetto della individualità del bambino, l’obiettivo di preparare il
cittadino democratico, Cioè con i valori della solidarietà, della pace
e della collaborazione. Cioè non solo preparare l’individuo singolo,
preparato e competente, ma il cittadino inserito nella collettività,
consapevole e partecipe del destino di tutti e dei problemi di tutti.
E per preparare alla coscienza collettiva, la classe deve diventare
una comunità, dove si cammina insieme, ci si aiuta e ognuno dà il
massimo che può.
La didattica a distanza è proprio l’opposto. Ognuno è solo,
prigioniero della sua strumentazione a volte nemmeno adeguata. Già è
stato detto e soprattutto si è visto, che per imparare occorrono anche
le emozioni, i sentimenti. Cioè la vicinanza, gli sguardi, le
amicizie, le collaborazioni.  Mancano ai ragazzi e mancano agli
insegnanti. E si è visto che i più deboli sono rimasti indietro,
distanziati o addirittura perduti.
La didattica a distanza ha lasciato troppe vittime, ma non si può
tornare indietro.
Cioè, si può ripartire utilizzando anche ciò che abbiamo dovuto per
forza adottare.

Cerco di riflettere.
All’inizio c’era la matita, la penna e il calamaio, poi la
stilografica la biro i pennarelli.  Accompagnati sempre dalla carta
del quaderno e dal libro di testo stampato , in più gessetti  e
lavagna. In tempi abbastanza  vicini,  avrebbe potuto esserci la
macchina da scrivere. Ripenso a quella vecchia e scassata che mi sono
fatta regalare e a quanto è stata utile nel caso di dislessia e per
altre lievi carenze.  Sarebbe stato bello che su ogni banco, per un pò
di ore al giorno, ci fosse stata una piccola Olivetti 22 o 44 ! Per la
scuola primaria nessuno ci ha pensato e nemmeno io, che forse avrei
potuto. E’ mancata la capacità rodariana di saper sognare  e ancor più
la volontà di lotta contro la storica miopia politica.
Ora, dopo questo disastro della pandemia la grande voglia di risalire
dovrebbe comprendere anche la scuola, non solo per rimediare, ma anche
per scalare qualche nuovo e alto gradino.
I  ragazzi oggi, anche piccolissimi, sanno maneggiare i telefonini e
non sempre solo quelli dei genitori ma anche personali. E tutti
sappiamo che i telefonini, ormai, sono capaci di tutto. Comunicano e
creano amicizie. Ci si può conoscere e addirittura,  mi risulta che
ci si può persino fidanzare, salvo poi mandare tutto in fumo dopo il
contatto diretto.
 Quando si potrà tornare a scuola io credo che non si potrà tornarci
senza questa meravigliosa dote di strumentazione. Anzi, credo che i PC
a scuola non debbano essere relegati nell’aula a parte da usare a
turni, ma debbano trovare posto sui banchi o tavoli e addirittura  a
partire dalle prime classi, dai sei anni.
Voglio entrare nel concreto. Le nuove didattiche indicavano anche
l’utilità della corrispondenza interscolastica, cioè i gemellaggi tra
singoli, tra classi di luoghi vicini o lontani. Versione nobile del
famoso “amico di penna o di matita” di un allegro periodico degli anni
“60-70. Ripenso alla mia faticosissima e bellissima corrispondenza con
una classe dell’Australia, città di Adelaide. Occorreva spedire per
posta aerea e a peso, dei grossi pacchi, poi aspettare giorni e
settimane per le risposte. In più il calendario non corrispondente,
cioè quando noi avevamo le vacanze natalizie, loro erano in vacanza a
tuffarsi in mare.  Oggi coi telefonini o coi pc basterebbe guardare
l’ora di qua e quella di là e in  più il calendario.  Addirittura
anche guardarsi in video, ridere insieme, fare le smorfie o le risate!
E niente vieta di completare l’esperienza con qualcosa di scritto e di
disegnato.
Ho letto di Don Milani, che  la sua famosa e bellissima lettera ad una
professoressa voleva che fosse scritta da tutti, secondo i nuovi
metodi dei pionieri del MCE( movimento di cooperazione educativa) . Se
ho capito bene, dopo aver scelto lo scopo e indicato la traccia. ogni
allievo scriveva l suo testo che poi veniva tagliato in striscioline
da ammucchiare per argomenti. Quindi ognuno esprimeva il suo giudizio
sull’espressione più efficace . Immagino il molto tempo necessario ed
anche la grandissima emozione e gioia.
. Non ho bisogno di  molte parole per ricordare che ora  col pc o i
telefonini, la frase di  ognuno può essere inviata a tutti gli altri,
e  in breve tempo ognuno può esprimere la  propria preferenza.  Ed,
eventualmente, suggerire una integrazione. Penso stesso percorso per
il resoconto di una visita esterna o una ricerca collettiva.
Sarà difficile?
L’esperienza c’è. Gli strumenti forse sono soltanto da integrare, se è
vero che ci sono i soldi. Io credo che ci vorrà più tempo scuola, cioè
più ore e forse  più giorni. Magari più insegnanti e meglio
valorizzati e pagati.
Insomma, andare al passo coi tempi. Il computer non serve solo agli
architetti o ai chimici. Anche un poeta può scegliere tra la penna e
la tastiera.

Un pensiero su “Pensieri sulla scuola dopo la pandemia

  1. Pingback: Ancora sulla scuola | Il blog di Teresa Vergalli

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