Diario della quarantena n. 2

Qui sorrido, anche se non si vede

Bisogna dirlo. E’ difficile sfuggire alla malinconia.  Avevo detto “non preoccupatevi, sarò paziente e fiduciosa. Intanto il mio tempo è fermo. Non quello della natura. Gli alberi erano scheletri ed ora sono nuvole frementi di tutti i colori del verde,  e ci hanno già invaso i piumini dei pioppi  che chissà come fanno ad entrare nelle stanze. Quando c’è il sole al giardino e al piazzale della chiesa c’è abbastanza gente e molti bambini e ragazzi. Da quando siamo nella seconda fase anche le macchine parcheggiate danno qualche segno di vita, si formano dei vuoti e dei cambiamenti. Nel pratone non ci sono più passeggiatori, forse perché ora non è più proibito o si preferisce camminare per strada un po’ più in là.
Domenica forse c’era la messa in chiesa e si sono viste passare un po’ di persone. Ieri c’è stato anche un funerale e mi sembra che le persone fossero molto più delle quindici consentite e non tutte con mascherina.
A  proposito di mascherine anch’io ora ne sono ben rifornita. I figli mi hanno portato alcune di quelle classiche, bianche e azzurre, lavabili. Ieri me ne è arrivata una di quelle a becco, KN95, istruzioni in inglese e un bel fagottino si guanti azzurri usa e getta. Così sono bardata in caso di evasione in giardino per respiro o scarto di rifiuti o scorta di giornali. Quindi non è vero che le mascherine sono merce introvabile e preziosa.  Anzi, ne abbiamo inventate di strane e diverse. Già io ho aperto la strada creativa con la mia raffazzonata mascherina giapponese spaventavirus. La mia amica Vittoria ne ha una di tessuto a quadri coloratissima, opera di sua figlia che ne ha realizzata una serie. In più a me ne è arrivata una bellissima, rossa a fiorellini che definirei lussuosa e perfetta, da grandi firme della moda. E’ opera della mia amica Mirca, che è stata il mio braccio destro negli anni del Comitato di Quartiere, anzi, più del braccio destro. Eravamo  in tre, noi due e il caro rimpianto Agostino.  Non ce ne siamo mai vantati, ma è nostro merito se abbiamo ottenuto il rifacimento del giardino con irrigazione e viali e area giochi. Quante volte siamo andati dai dirigenti del servizio giardini e quante lettere, telefonate, riunioni. Ebbene, questa Mirca, mi ha regalato la sua bella mascherina, perfetta in cuciture e tasca per la carta da forno, adattabile alle mie misure ! Mi potrò pavoneggiare alla prossima uscita!

Con mio figlio Alberto, io con la mascherina grandi firme e lui
con quella KN95 !

Sempre in tema mascherine debbo dire che ho avuto anche la traduzione delle scritte in giapponese! Una mia amica professoressa che ha letto il mio blog, quasi da non crederci, mi ha proposto di farla tradurre da suo figlio che studia lingue orientali. Ho  mandato la foto leggibile, ed ecco la traduzione. Nel telo dove si vede un treno, la scritta esalta la fine della costruzione di un tunnel ferroviario sottomarino a collegamento con una isola piccoletta. tunnel costruito  dai lavoratori edili. Nell’altro telo dove ci sono facce di giovani e di vecchi, si rivendica un diverso trattamento pensionistico, Di questo mio marito mi aveva parlato. In Giappone la pensione veniva data dal padrone, ma solo dopo molti anni di permanenza fedele  cioè dopo una forma di assoggettamento o servilismo.  Non so se tutt’ora in quel modernissimo paese ci sia ancora questa incongruenza sociale.

Teli giapponesi

Intanto anche là circola e forse impazza questo virus che ci accomuna tutti, imbavagliati da questi rettangolini di stoffa, che con la nostra fantasia incarichiamo di sorridere per noi. Mascherine manifesto, mascherine portafortuna , mascherine vanitose!
Non so se abbiamo ancora voglia di parlarci dalle finestre. Il 25 aprile è passato, e qui non si è sentito il canto promesso. Come previsto sono andata in onda, in RAI, in radio, alla Tv dei vescovi.  E’ stata una faticata. Non credevo che fosse tanto pesante un collegamento telematico, con computer che non si collega, con audio che fa i capricci, con immagine penosa. Non ho voluto negarmi perché la memoria è troppo importante e perché le dittature e i fascismi serpeggiano e  scavano sempre anche nel presente. Speriamo nei giovani, negli
studiosi, negli uomini di buona volontà.  Ora lottiamo contro questo nemico comune, inaspettato.  Chissà se ne usciremo migliori.  In ogni caso credo che ne soffriranno di più gli ultimi, i più poveri, uomini o popoli.  Ancora una volta dipenderà da noi.  Ancora una volta dipenderà dalla nostra lotta e dalla nostra consapevolezza. Non sarà il destino, non esiste destino oltre le nostre azioni.

Padellata di gnocco fritto, anche per i vicini

E più che mai  comprendiamo che abbiamo bisogno di competenze, di cultura, di scienza e di onestà.  Non è vero che uno vale uno, che chiunque magari a sorteggio, possa sedere in parlamento.  Non solo serve più preparazione al basso, ma più si sale nelle responsabilità sociali, più sono necessarie persone con  un ricco  bagaglio culturale, una competenza aperta e non settoriale.  Non capisco come si può stare col fucile puntato a criticare il governo i ministri e i presidenti quando nessuno di noi vorrebbe essere al loro posto di fronte a un cataclisma così grande e complicato.  Inevitabile fare errori, ma è degno  di rispetto il coraggio di fare e di decidere.  Se poi i cittadini , cioè noi tutti  ci metteremo un po’ di inventiva, di buon senso e di solidarietà ne usciremo prima.
E sarà la cultura. cioè la scienza e la ricerca a salvarci da tutto. Sarà qualcuno, uomo o donna,  da qualche parte del mondo e in collegamento con altri uomo o donna, a trovare il  vaccino, l’antidoto, la  cura.  E spero che si vergognino e vadano a nascondersi tutti i no-vax, tutti i no-esperimenti su animali, tutti i fustigatori di aziende farmaceutiche o lobby ospedaliere.  E che nessuno più chiuda gli occhi di fronte alle malavite di ogni risma ed abbia il coraggio di non cedere e la forza di denunciare.
La scienza e l’onestà potranno essere il nostro aiuto. Nella libertà e a braccia aperte.

Un pensiero su “Diario della quarantena n. 2

  1. Ciao Teresa, complimenti per l’intervista a Gad Lerner. Trasmissione bellissima con tutte voi.
    Quanto alle mascherine, quando servono davvero io userei le FFP2 o FFP3. Magari un giorno ci sentiamo al telefono. Un abbraccio, anche da Elena. Giuseppe

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