Diario del coronavirus n. 9 (nove!!!)

Da non crederci. Ancora qui a parlare di coronavirus! Dopo un anno e mezzo? Invece sì, e ancora più arrabbiati. Nonostante il vaccino. Colpa dei troppi cretini che se la prendono con quelli che ne sanno più di loro perché si permettono di salvargli la vita.

Questo virus così sfuggente e carogna, che scappa anche dall’assedio del vaccino e ci fa dubitare ancora su tutto. Infatti   vedo tantissimi girare tra parco e giardino ancora con la mascherina. Questo dev’essere un quartiere di gente virtuosa. Molti sono già andati nelle seconde case. Molti hanno ripreso un po’ a lavorare. Lo vedo dal movimento delle auto in cortile. Anche qui, come in molte strade di Roma, si sono formate quelle montagne di immondizia attorno ai cassonetti stracolmi. E io me la  prendo con la ragazza straniera che non mette la non riciclabile nel cassonetto giusto!

Mi chiedo come siamo diventati. Ora che ci concediamo di  sostare un po’ in giardino a leggere il giornale con sorpresa ci troviamo degradati, ingobbiti, tremolanti. Il pensiero reciproco è ;”Mamma mia, come si è ridotto!” Io lo penso degli altri e gli altri lo pensano di me. Anche negli appartamenti ci sono novità dolorose e novità curiose. Nuovi abitanti, figli o nipoti di chi se ne è andato. Qualche straniero, addirittura indiano che va e viene.

E un arrivo di molti cani. In questi otto piani ce ne sono sette, tra cui uno bianco e grande che deve essere molto malato perché quasi non cammina. Poi ci sono i gatti, tre. Il più grosso lo vedo stravaccato in balcone con accanto il suo topolino-giocattolo, quasi sempre ignorato. Ecco come siamo diventati.

In compenso i volontari del giardino  tagliano  l’erba e le siepi, attivano l’irrigazione, riverniciano le panchine, non rimproverano più quelli che passano dai vialetti con i cani al guinzaglio. Tagliando l’erba tagliano i tappeti di margherite e ultimamente anche una iniziale invasione di fragoline, piccole e rosse e chissà se sono saporite. Nei mesi scorsi abbiamo avuto i tappeti di viole, che ormai hanno raggiunto tutti gli spazi. Rimasto interrotto il rinnovo dei giochi per i bambini e il rifacimento del relativo tappeto erboso.

Tra aprile e maggio ho avuto il riconoscimento della medaglia d’oro per Mimma. Tutto molto ridotto e soffocato dall’attualità dolorosa e litigiosa. Dovremo riprendere il discorso perché c’è ancora troppo da sapere della storia passata, delle sofferenze delle donne, del cammino ancora lungo e accidentato che ci aspetta. Di scuola, di cultura, di storia e di storie ne abbiamo ancora bisogno. Chissà. Vorrei che questa fosse la mia ultima nota col titolo di coronavirus.

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