Laila non c’è più. No, ci sarà ancora, sempre.

Dovremmo esserci preparati, invece quando qualcuno se ne va, restiamo intontiti per il dolore, o per il vuoto, o per il rimorso. Tristezza, malinconia.

Invece ricordando Laila mi sorprendo a sorridere. Ecco, voglio ricordarla con qualche sorriso.

Ci siamo parlate circa un mese fa. La volevo a Roma, alla nostra conferenza su Donne della Resistenza, dalla memoria all’attualità. L’avrei ospitata. Ha rifiutato con la scusa della fatica del viaggio, mi ha parlato del suo polmone che ormai non reggeva più. Io le ho ricordato un suo discorso simile di diversi anni fa, quando proprio si era sentita alla fine. Invece, “vedi quante altre cose importanti hai fatto”. Incontri nelle scuole, conferenze, interviste, arrabbiature e battaglie con i “vecchi marpioni”, cioè gli scettici e i disamorati che non hanno più voglia di impegnarsi mentre bisogna dare speranza,  pensare ai giovani, al futuro. L’impegno nella nuova ANPI, la presenza in primavera a Torino all’ultimo congresso, sempre vivace, sempre pimpante.

In quelle chiacchierate dell’ottobre passato mi aveva detto di aver già dato le disposizioni ultime, accanimento terapeutico compreso. L’ho contraddetta con convinzione. Credevo davvero che fosse ingiustamente pessimista. Forse perché la rivedevo e ripensavo com’era questa estate, sulle montagne della nostra resistenza, la nostra antica storia.

Mi aveva detto. “Se vieni alle terme, ti ospito io, nella mia casa al Ventasso”. Sapevo che ci fuggiva ogni estate, via dal caldo della pianura. Sempre generosa voleva darmi il passaggio in macchina, orgogliosa di guidare ancora.

Mi sono organizzata diversamente. Avrei voluto girare tra quelle montagne con lei, su quei sentieri partigiani conosciuti dai nostri passi giovani, quando non avremmo mai creduto possibile tornarci in auto e per di più al volante.  Ci siamo incontrate perché Laila è venuta a trovarmi a Cervarezza. Ho ancora la sua immagine al momento dei saluti. Non sapevo che sarebbe stata l’ultima. Me la terrò negli occhi per sempre. Ecco Laila, così semplicemente elegante, pantaloni perfetti, figura alta, dritta, capelli curati non bianchi. Ho notato la sua schiena e le spalle, degne di un’ex atleta. Quei polmoni traditori non l’hanno ingobbita. Non è mai stata vecchia. Nemmeno nel corpo, del quale nessuno ha colpa.

Con tutto l’ottimismo di chi ha il coraggio di progettarsi un futuro, avevamo concordato di ritrovarci in quei luoghi in primavera, insieme a “Gloria”, Piera Galassi, e alla partigiana “Aide”, Anna Torre, un’altra montanara straordinaria e dimenticata. Nel progetto, loro ancora ricche di memorie, avrebbero ricostruito in buona parte le storie delle altre  che non ci sono più, cioè Kira, Barbara, Mimma, Maruska. Tatiana. C’è tutto un patrimonio di storia delle donne che non è giusto lasciar svanire.

Non voglio credere di essere in ritardo. Con le giovani, Fiorella, Margherita e Ilaria, aiutate dall’Istoreco di Reggio e dall’Università di Parma, dobbiamo realizzare quel progetto. E credo proprio che lo dedicheremo a Laila,  la  dirigente sindacale, la consigliera al Comune di Reggio, la animatrice delle battaglie di parità, cioè la mia cara compagna, la sempre vincente partigiana Annita Malavasi.

Un pensiero su “Laila non c’è più. No, ci sarà ancora, sempre.

  1. Coraggio, Teresa.
    Da quando mi sono iscritto all’ANPI ho potuto comprendere che sapore ha il dolore per la perdita di un antico e vicino compagno. Lo vedi e lo senti nei volti e nelle parole di persone schiette e care come tu sei e il dolore si trasforma subito in resistenza per gli impegni e le testimonianze che devono essere portate avanti per le giovani generazioni e contro gli egoismi riemergenti che dobbiamo ricacciare sotto i piedi degli uomini liberi. Questa forza dal dolore passa attraverso questa testimonianza e questo impegno alle giovani generazioni e si sta liberando sempre più dai lacci e dalle insidie dei nazionalismi e del capitalismo.
    Evviva Laila!
    Franco

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