Non ne posso più

Non ne posso più. Non ne posso più di sperare. Non ne posso più di aspettare.

Sperare che il PD si dia una mossa, aspettare che dica qualcosa di chiaro, magari qualcosa di sinistra. Nell’ultima campagna elettorale ho sopportato i balbettamenti, le prudenze. Voglio sostenere Bersani, ora. E vorrei che ascoltasse, che leggesse.

Intanto sui candidati. Ho riflettuto che quando c’era il pci ai candidati si guardava poco, non che non avessero importanza, ma per loro garantiva il partito. Non erano previste le Binetti. E poi si sapeva che la politica è un mestiere difficile ed una certa specializzazione ci vuole. Ora l’elettorato è smaliziato i partiti sotto sospetto, quindi il candidato, la persona , ha un peso maggiore. C’è una insofferenza magari ingiustificata verso le solite facce. Che ci voleva a buttare nella battaglia le Puppato o i Civati? Perchè è ancora lì il pur apprezzabile Errani o il già logorato Penati? C’era bisogno di una rivolta per capire il fenomeno Vendola?

Non ne posso più nemmeno della tessera.

Agostino mi ha detto: ho la tua tessera già pronta e me l’ha anche fatta vedere già scritta con nome e cognome. E chi ti dice che io la voglia ancora? E’ dal 1944, da una vita, che prendo sempre tessere, pci, pds, ds e ora pd! Voglio pensarci. Voglio vedere qualcosa di chiaro, qualcosa di combattivo.

Perchè si ha paura di affrontare il problema Berluska? E’ lui il caimano, è lui il centro di tutto, l’origine di tutto. Perchè non metterlo a nudo, anche di fronte al suo pubblico fanatico, con le sue pericolose bulimie, bulimia di potere, bulimia di protagonismo, bulimia di ricchezza. Con le sue furbizie spregiudicate che certamente sono colpe riprovevoli e si dovrebbe verificare se sono contro la legge, e sanzionabili. Poi ci sono i suoi peccati di prepotenza, di egoismo, di disprezzo di ogni regola e di odio (lui sì che sa odiare!) verso tutti quelli che non l’adorano! Crede d’essere invidiato: Ma se non ha saputo tenersi l’amore della moglie e non sa se i figli lo amano per ciò che è o per le ricchezze e i posti di comando che gli darà. E loro forse nemmeno si amano tra fratelli, sempre per quelle ricchezze diseguali! E come non preoccuparci di una sua ormai evidente patologia prevaricatrice, che dovrebbe cominciare a dar fastidio anche tra le file dei suoi?

Non ne posso più nemmeno della timidezza o pochezza del pd nel difendere le donne. Qualcuno so che leggendomi storcerà il naso. Ecco la solita solfa della femminista in ritardo.

Proprio ieri abbiamo visto gli spot francesi sulla contraccezione. Mi hanno molto divertito. Mettono un uomo sul trespolo del lettino del parto e gliene fanno sentire i dolori. Mi è ritornato in mente lo stornello delle mondine dell’inizio novecento: se otto ore vi sembran poche provate voi a lavorar. Ebbene, cari uomini del pd, perchè non ci provate anche voi a mettervi nei nostri panni e nei nostri dolori? Non lo chiedo alla Bindi, ne’ alla Finocchiaro, lo chiedo proprio a voi maschi del pd. Ce l’avete una moglie, una madre, una fidanzata, una figlia e magari vi vantate di amarle. Allora perchè non vi siete alzati con rabbia all’attacco dell’aborto e della pillola RU124, o come diavolo si chiama, una pillola frutto di ricerca e scienza ma che ha la colpa di far soffrire le donne un po’ di meno? L’ha detto tanto bene Natalia Aspesi. Le donne per la chiesa sono sempre colpevoli, fin da Eva del resto. Perciò devono soffrire: Soffrire nel parto, guai all’epidurale, peste al cesareo. Avete avuto paura di attaccare la chiesa? Ma quale chiesa? Non lo sapete che le donne credenti sono anche loro diventate adulte e non seguono questi sermoni diramati da prelati maschi che non dovrebbero saper nulla di sesso e tuttavia vi si accaniscono contro, con una veemenza che sa troppo di ossessione malata? Che ne sanno loro maschi frustrati e in gran parte ormai vecchi, che ne sapete voi uomini del pd delle nostre sofferenze di donne? Dai vescovi non ci aspettiamo nulla, ma da voi sì. Dovreste provare ad ascoltarci. Dovreste provare a mettervi nei nostri panni, proprio come in quegli spot francesi.

Avete qualche alleggerimento di colpa se penso al mio lungo passato, cioè al passato pci sempre molto miope o tremebondo su questi temi. Ne siete eredi ritardatari. Di quella miopia ne ha patito qualcosa la Iotti, che ha partorito e perso in Svizzera un figlio desiderato da loro due genitori, ma rifiutato sempre dal partito per il solito timore delle gerarchie e del mitizzato elettorato cattolico. Ma anche noi, che pure nella guerra avevamo tanto patito e aiutato, dopo i primi due figli se volevamo pianificare la famiglia ci facevamo arrivare le prime micidiali pillole dalla svizzera in plico camuffato, oppure dal bordo del bancone della farmacia dovevamo fare un cenno vergognoso alla dottoressa amica per qualche pacchetto di hatù. Sofferenze e paure autentiche per noi donne, prima di tutto. Sofferenze e paure da affrontare in solitudine o, per le più fortunate, con la condivisione interessata del compagno. E che ne sapete voi del nostro dolore e rimpianto, tutto di sangue e cuore, per un seme che non abbiamo potuto far attecchire. Della poca assistenza che ancora oggi ci è concessa nel trovare la strada giusta e personalizzata per una contraccezione sicura, nei diversi casi. L’avete letta sull’Unità la confessione della donna che a Bari, dopo due figli, non poteva farne un terzo, non poteva aspettare il ferro del chirurgo e ha scelto, tra gli insulti, la diabolica pillola abortiva?

Credo che soltanto perchè sono una donna posso capire tutte le altre che hanno fatto ricorso all’aborto. Io sono tra le fortunate. Ho perso uno di quei “semini” o germogli, che nemmeno sapevo di avere. Il ginecologo ha detto che era forse solo di venti giorni, ma ci stavo rischiando una setticemia. Eppure mi è capitato spesso nei momenti di solitudine o di malinconia di pensare che se fosse attecchito, se fosse andato avanti avrei con me un altro figlio bravo e caro come gli altri due o forse una figlia, con la quale litigare. Le figlie e le madri litigano sempre, ma poi si aiutano e si amano. Questo forse non è un vero dolore, ma un pizzico nell’anima, che credo nessun maschio possa provare nello stesso modo. E immagino cosa deve essere andare in un ospedale per abortire ed essere trattata male come mi risulta essere quasi la regola, anche se il medico non è obiettore.

Passo ora a battere la lingua dove il dente duole.

Sono contenta che Bersani batta sempre il tasto dell’economia e del lavoro. Da incompetente voglio fare una osservazione. Gli industriali e le piccole imprese, così attaccate alla loro tradizione e vogliose di imporci altri consumi forse ci prenderebbero un po’ più sul serio se proponessimo con forza, a voce altissima, che la strada della ripresa è quella dell’economia verde, della riconversione all’ecologico, della ricerca in quel campo. Gli esempi ci sono, anche in Italia. Le proposte pure. E’ vero che queste cose si dicono in mezzo a tante altre. Io vorrei che il pd alzasse più alta, differenziandosi da chiunque, la bandiera ambientalista propositiva, non come i verdi di un tempo, contrari a quasi tutto, ma coraggioso , rivolto al futuro. Sennò che razza di mondo vogliamo lasciare ai nostri nipoti?

Visto che mi sono lanciata, c’è l’ultimo capitolo.

Anche Obama , dopo le tappe della sanità e del disarmo atomico, l’ha messo in primo piano. Il problema della scuola.

Non ne posso più della mancanza di lotta in difesa della scuola. Mi chiedo se dobbiamo aspettare che siano i cobas a far tutto o che si alzi l’onda degli studenti. Un partito di opposizione e di alternativa dovrebbe chiamare alla lotta genitori e ragazzi, insegnanti e sindaci. Abbiamo anche qui paura della chiesa e delle sue scuole private, a cui diamo finanziamenti e accogliamo insegnanti scelti dai vescovi e pagati da noi? Una scuola agonizzante, dove nei programmi gelminiani non è nemmeno citata la resistenza e non si studia più la storia, dove le aule cadono a pezzi e quasi sempre sono brutte e squallide.

Non ne posso più della mancanza di fiducia e mancanza di coraggio di un pd che dovrebbe mettersi alla testa di qualche lotta. Se qualcuno chiama, la rabbia della gente non manca. Se qualcuno chiamasse ci sarebbero ancora le battaglie sociali per i diritti, quelle che scaldano i cuori, che procurano consenso e fiducia, quelle che “radicano nel territorio”.

Ho detto quali temi vorrei in prima linea, alti, da perseguire con ostinazione, da ripetere senza timore, per convinzione profonda. La nomenclatura, le donne, l’ambiente e la scuola.

Non mi piace il chiacchiericcio sulle riforme,e tra poco, anche di questo dirò che non ne posso più. Anzi, è un dibattito che mi spaventa se penso quale parte avversa abbiamo davanti e quale forza di numeri ha. So che sarà necessario combattere per le riforme e in difesa dei principi costituzionali, e non basteranno le schermaglie nei palazzi, si dovrà chiamare il popolo, chiamato anche gente. Gente che, secondo me, ci seguirà soltanto e di più se l’avremo aiutata, prima, a combattere sulla concretezza degli altri temi e a riflettere sui pericoli del berlusconismo.

8 pensieri su “Non ne posso più

  1. Ho letto con piacere il tuo post e con piacere constato che le tue parole e i tuoi pensieri hanno una rara profondità di sentimenti e coerenza come sempre.

    condivido in pieno tutto quello che dici ed in effetti io la mia soluzione allo stesso tuo disagio la sto sperimentando nella maniera più banale come forse sai: ho abbandonato il PD e sono andato a cercare qualcun altro che si facesse vero portavoce dei valori che vorremmo tanto rappresentati da questa banda di politici che hanno occupato il partito e che invece sembrano tutti affaccendati a farsi i (minuscoli) affari loro a scapito e scorno dei militanti, dei sostenitori e della base del partito.

    c’è questo buffo personaggio che è Di Pietro, è a tratti equivoco ma sembra sincero, ha sposato i valori di legalità e sostegno alla costituzione, non vuole scendere a compromessi osceni e si incazza e grida le sue idee di società civile e democratica.

    esattamente al contrario di quello che fanno da anni i Dalema i Fassino i Latorre e compagnia cantantante che appena possono scantonano, balbettano o peggio sparano panzane del genere “se gridiamo contro il berluska lo rafforziamo” bah!

    abbracci

  2. sono perfettamente d’accordo con te . mi chiedo come possono continuare a camminare e a volte persino a ridere tutte quelle mummie ammuffitte e concentrate solo su se stesse e sulle bende che li avvolgono, non so nemmeno io cosa ci faccio dentro questo PD

  3. ciao Teresa, ciao a tutte.
    concordo pienamente su questo manifesto “non ne posso più”…così come ho concordato, anzi postato come fondatrice del gruppo facebook “Donne che si sono stese sui libri e non sui letti dei potenti” da circa un anno numerosi appelli alle Donne affinchè stiano in piedi, non asservite ai partiti quando fanno comodo (le quote rosa sono vissute come uno scotto da pagare per essere political correct di sinistra), non ancelle nè vestali di uomini politici potenti…
    Ma, permettimi, cara Teresa e amiche, una considerazione.
    I diritti, quando si hanno, non si chiedono ma si esercitano.
    Da oltre 30 anni, come movimento femminile, abbiamo provato, tentato, avviato un dialogo nelle associazioni, nelle formazioni sociali, nei sindacati, nei partiti e nelle istituzioni… nella famiglia, nel nostro privato.
    Allora. Lasciando da parte per un momento il “privato”, il nucleo educativo e formativo della personalità umana, vediamo un po’ quello che abbiamo ottenuto nel “pubblico” e nel “sociale”.
    La parità, quella formale, quella giuridica, si è conquistata, grazie anche alla spinta propulsiva di altri Paesi più avanzati in tema di pari opportunità che hanno fatto sì che l’Unione Europea dettasse norme cogenti a cui gli Stati membri, compresa l’Italia, si sono dovuti gioco forza uniformare.
    Ma, la parità sostanziale, quella percepita e quella vissuta…dov’è ?
    Un arretramento su tutti i fronti, un’involuzione dell’immagine televisiva e sui media delle donne, un elemento di decorazione nelle liste dei partiti e nei ruoli istituzionali. Selezione delle donne fatta dagli uomini, a volte per canoni estetici altre volte per affidabilità di omologazione al pensiero dominante (oddio..pensiero…quando c’è…già sarebbe un miracolo, melius dogmi o slogan).
    Allora, che fare ? Donne, facciamo ancora da spalla ai partiti? a coloro che hanno occupato in pianta stabile, come incarichi a vita, queste aggregazioni sociali che dovrebbero esprimere e tradurre le esigenze sociali e le istanze di tutti e tutte?
    Ci crediamo ancora?
    O, forse, è arrivato il momento di non “chiedere” più …di esercitare i nostri diritti, di far valere i nostri interessi, di attuare il nostro pensiero ?
    di occuparci in prima persona delle nostre priorità ?
    e…le priorità delle Donne, nella maggior parte dei casi, sono le priorità dell’intera società.
    Maternità ? finchè non sosteniamo che è una “funzione sociale” …finchè non dichiariamo con forza che i nostri figli sono figli dell’intera società (è così che la società si genera e si rigenera), sarà sempre un problema “femminile”, anche l’IVG …
    Scuola ? finchè non significheremo che è una buona scuola che fa la classe dei lavoratori/lavoratrici, quella dirigente, la società del futuro, non avremo nemmeno i prodromi di un buon futuro…
    Ecologia e difesa dell’ambiente? e certo che sono priorità, non solo delle donne, ma di tutti… è la sensibilità delle donne, è la femminile genetica protezione di coloro che verranno dopo di noi, che fanno percepire la questione come impellente, urgente, indefettibile

    e che dire dell’Etica e dell’Estetica offese ed insultate, in Italia più che mai ?

    Come fare allora?
    muoviamoci, aggreghiamoci, fondiamo per rigenerare, come cellule staminali, tessuti sociali degenerati e in via di decomposizione.
    E’ un dovere, per noi Donne, prendere per mano le future generazioni, fatte da giovani donne e uomini.
    E’ un dovere, così come i nostri diritti, a cui non possiamo delegare più.
    silvia nascetti

    ================
    per vari approfondimenti,
    sul gruppo facebook Donne che si sono stese sui libri e non sui letti dei potenti : http://www.facebook.com/group.php?gid=102311687820&ref=mf
    e sul primo numero della rivista NAIF Nuova Attuazione Interessi Femminili : http://issuu.com/magazinenaif/docs/00_marzo_aprile_naif

  4. Carissima, come posso non condividere tutto quello che scrivi, parola per parola, ma non dobbiamo abbatterci. Rimaniamo unite e certamente questo ci salverà. Un abbraccio. MT

  5. Dobbiamo però intenderci su cosa sia “lotta”. Perché tradizionalmente ha significato lotta per la difesa di qualcosa: posti di lavoro, diritti acquisiti, a volte – legittimamente – privilegi.

    Personalmente vorrei un pd capace di guidare un grande movimento per il cambiamento (egemonia in senso gramsciano, tanto per citare i classici).

    Tu citi la scuola. Lí più che altrove vale questo ragionamento. E peraltro è anche l’unico modo per tutelare quei posti di lavoro in un clima di consenso diffuso almeno analogo a quello che ha accompagnato i tagli gelminiani

  6. Pingback: Rispondo a i commenti « Il blog di Teresa Vergalli

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