Pellegrinaggi di memoria

In questi giorni abbiamo avuto qua e là delle informazioni che sarebbe il caso di mettere in relazione. Perchè non è vero che sul piano ideale ed educativo manchi l’impegno. Ci sono state fornite alcune cifre delle visite ai vari luoghi della memoria di scolaresche e cittadini. Cifre importanti per il Museo Cervi a Gattatico, per il campo di Fossoli e il museo del deportato di Carpi, per Marzabotto comprese le camminate sui sentieri di Monte Sole. Aggiungiamoci poi le cifre sui visitatori delle Fosse Ardeatine e del Museo di via Tasso, quelle della Casa della Resistenza di Fondotoce Verbania, dei sentieri delle Langhe, del Museo di Montefiorino e tanti altri che non ricordo. Mettiamoci anche i viaggi ai campi di sterminio ad Auschwitz , Risiera di San Saba, Mautausen , Dacau. Sarebbe interessante farne il totale, certamente imponente.

Fossoli e Carpi hanno dai 30mila ai 40mila visitatori all’anno, italiani e stranieri. E’ soltanto un esempio.

Voglio aggiungervi anche l’albero di Falcone a Palermo, diventato giustamente simbolo di libertà e di nuova resistenza, meta per migliaia e migliaia di ragazzi e cittadini.

Credo che questo grande movimento in cerca delle nostre radici e di consapevolezza sia da guardare con più attenzione e con sollievo. E che debbano essere ammirati e rispettati meglio quegli insegnanti che si fanno carico e spesso promuovono questi percorsi di memoria, con la sola soddisfazione di fare cosa giusta ed efficace per la formazione degli italiani di domani.

Carlo Lucarelli, accompagnatore aggiunto a questi viaggi, oggi sull’Unità dice che i ragazzi vanno ad Auschwitz e a Fossoli non come ad un funerale ma ad una emozione che si aggancia ai ricordi piacevoli della gita.

Mi sembra di rivedere i ragazzi romani ad Auschwitz in una insolita giornata di sole ottobrino, seduti sull’erba davanti a quel cancello e a quel ruggine dei muri di mattone, addentare le mele del pranzo al sacco con la stessa golosità di Veltroni, che, felice in mezzo a loro, interrompeva il boccone per prestarsi a tante e tante foto di gruppo. Li rivedo, quei ragazzi, alle varie tappe del campo attenti alle parole dei testimoni sopravvissuti, in silenzio e tesissimi anche a non dimenticare gli aggeggi della registrazione o della fotografia. Quella volta so che alla sera, in albergo, nelle spontanee riflessioni in gruppi più o meno numerosi, ripensando e commentando la giornata, qualcuno di loro poteva finalmente lasciarsi andare ad una lacrima e magari non ad una soltanto.

Mia nipote Francesca che c’è andata con la sua scuola quest’anno ne è ritornata segnata nel profondo, lei dice sconvolta, tanto più che c’era la neve e una temperatura polare a far sentire fisicamente quanto dovessero soffrire quei poveretti con quei camicioni di tela e i piedi nudi.

A noi le sorelle Bucci, scampate bambine perchè Menghele le aveva credute gemelle, ci facevano notare che quei prati di erba dotati anche di qualche margherita che noi in quell’ottobre eccezionale calpestavamo, non potevano esistere in quell’inferno, semplicemente perchè gli internati l’avrebbero mangiata, quell’erba.

Al Museo monumento di Carpi, col naso in aria nella sala dei nomi, i ragazzi romani di scuola media, rapiti da quelle altissime volte e da quei possenti medievali pilastri, scorrevano quella selva di nomi e chiedevano se erano tutti nomi veri. Sì, tutti nomi veri di persone vere italiane deportate nei lager, e non di tutti. Qui ne sono trascritti soltanto circa 15 mila.

Guardavo i visetti adolescenti di quei ragazzi, e mi sembrava che quei nomi tutti sopra e attorno fossero belli e luminosi come un cielo stellato di agosto, tanto emozionante che quasi non si riesce a crederci.

Si possono fare mille lezioni, e purtroppo non si fanno, ma niente potrà mai ottenere più consapevolezza di quanta ne venga da queste esperienze.

Perciò onore agli enti locali che le finanziano, alle scuole e ai professori ed anche alle famiglie che spesso contribuiscono.

Onore anche ai semplici cittadini , che di iniziativa propria vanno in questi posti per sentirsi parte viva di quei valori e di quei dolori e dai quali si può prendere speranza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...