Dalla Russia con amore?

Dalla Russia con amore? O con dolore? O con furore?

Ebbene, sì. Si ritorna dalla Russia con dolore, quasi furore. E’ vero che da turisti si vede poco del profondo, ma si hanno alcune occasioni di verità. Nel nostro occidentalissimo albergo sono disponibili ben in vista delle lucenti eleganti locandine che offrono in molte lingue ai gentili clienti soli, la possibilità di godere la compagnia di belle intelligenti e colte accompagnatrici, in grado di offrire la migliore immagine in ogni situazione. Infatti, qua e là nei dintorni vediamo belle ragazze in tacchi altissimi molto impegnate nella loro cortesissima missione.

Il nostro accompagnatore italiano, ci parla in privato di ciò che sta dietro la facciata, della disoccupazione, della droga, del costo della vita, della miseria nelle campagne, dei vecchi, della mafia, dei grandi poteri, delle case. Ma che razza di anni sono passati da quando credevamo che proprio oltre quella cortina di ferro ci fosse un po’ di uguaglianza, un po’ di dignità? Anche noi offuscati dall’utopia, ingannati dall’illusione. Pur sapendo che non era il paese della libertà.

Eppure, sì. Anche se ora crediamo di sapere tutto, bisognerebbe tornare dalla Russia con amore.

Con amore riconoscente.

A San Pietroburgo, a nemmeno mezz’ora di strada dal centro verso il gran Palazzo di Caterina , c’è un vistoso monumento nel punto in cui si è combattuta la battaglia che ha ricacciato indietro le armate di Hitler. Erano arrivati fin qui, i nazisti, così vicini al cuore della grande Leningrado! La gente di allora, in novecento giorni di assedio, sopportò e lottò come non possiamo nemmeno immaginare. Ci furono un milione e settecentomila morti, la maggior parte uccisi dal freddo e dalla fame. Il monumento mette in semicerchio una quantità di figure in bronzo a simboleggiare la rottura dell’assedio. Sotto, interrato, c’è il museo di quelle vicende, ovviamente mai previsto nei tour.

A Mosca, a soli venti chilometri dal centro, sulla strada verso l’areoporto ci sono dei grandi cavalli di frisia a ricordare che i nazisti fin lì erano arrivati e da lì sono stati respinti. Ora vicino c’è una grande insegna dell’Ikea.

Mi sono sempre chiesta come abbiano potuto le truppe di Hitler in poco tempo arrivare a Varsavia, a Parigi e avanti per l’Europa e oltre, fino alle porte di Mosca, alle acque del Don alla periferia di Leningrado. C’è sempre da chiedersi se è stato per la forza bellica tedesca o per la debolezza o la ignavia degli avversari. Senza volere mi viene un pensiero: “come penetrare nel burro”. La vecchia Russia, quella che era Urss, ha avuto venticinque milioni di morti in quella guerra. Cifre paurose, rivendicate ancora per intero non solo nelle parate del maggio vittorioso ma anche nel grande parco della Vittoria, con i simbolici zampilli, uno per ogni milione di morti.

E’ passato tanto tempo. Tutto è dimenticato o diventato preistoria. Chi è nato dopo quegli anni ormai è già nonno. Chi è sopravvissuto oltre gli ottanta, magari faticosamente si mette in coda al mausoleo della piazza rossa, come quel veterano col braccio amputato, che di fronte a Lenin è scoppiato in pianto tra la commozione e la sorpresa di tutti. E noi che ci sentiamo sempre ricordare che sono stati gli americani a venirci a liberare! Dovremmo ribattere che ci abbiamo messo anche un po’ del nostro, ma anche mettere sempre a raffronto quanto dobbiamo a questo paese, la sproporzione dei numeri, dei tempi e dei chilometri. Che ne sarebbe stato di noi, senza Stalingrado, senza gli assediati di Leningrado, senza la controffensiva di Mosca, senza quei milioni di morti ex sovietici? Senza le città benemerite di Odessa, Sebastopoli, Volgograd, Kiev e Brest? E senza il generale Zhukov, ricordato in bronzo a cavallo proprio all’ingresso della piazza Rossa, ma che sappiamo essere stato poi osteggiato da Stalin invidioso?

Insomma, dovremmo ricordare di più che a questa terra russa dobbiamo la nostra salvezza dal nazismo. Dalla Russia con amore, alla Russia il giusto onore.

Un pensiero su “Dalla Russia con amore?

  1. D’accordo sull’eroismo dei popoli dell’URSS, dovuto però, dopo un lungo periodo iniziale nel quale i soldati si davano prigionieri ai tedeschi, al sussulto di patriottismo a causa delle nefandezze compiute dagli invasori. Dobbiamo molto a quell’eroismo e a tutti quei morti, è vero, ma per fortuna l’Armata Rossa non è arrivata fin qui.
    Non è d’accordo, ora, signora Vergalli?

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