Cosa posso fare io?

6 maggio, venerdì

Siamo a Lanuvio, comunità Ghedhil. Sandro Portelli ci parla della sua straordinaria avventura americana. Periodo del maccartismo. Del suo amore che continua e dei suoi scavi di memoria che continuano. Sarà dura per me, che non so l’inglese, decifrare fino in fondo le sue ultime pagine  di “America Profonda” cosi ricche di  nomi,  parole e canzoni scritte in inglese.

Torna  alle sue osservazioni, lui con due lauree,  – ma non in psicologia e non da storico – , sulle stranezze della memoria orale, che a volte segue percorsi indotti o distorti, ma che è sempre  da  raccogliere,  da raffrontare e  confrontare.  Che bisogna usare con attenzione e rispetto,  materiale prezioso per gli  storici  che vogliano guardare un po’ più in là delle scartoffie.

Poi  ci racconta del cippo a La Storta.  Ed è allora che siamo tutti presi dalla commozione. Lui abita nei paraggi di quel tragico boschetto. Anni fa, immagino attorno al 1992 , il cippo che ricorda l’eccidio di quegli sfortunati antifascisti assassinati dai tedeschi fuggiaschi , era stato imbrattato con una svastica. Gli sembrò naturale, anche se insufficiente, portare un mazzo di fiori. Trovò un capannello di cittadini che discutevano animatamente su  come fare a cancellare quell’orrore.  Dice che la zona era ancora luogo di contadini, di pastori e di artigiani. Chi parlava di solventi, chi di vernici, chi di abrasivi. In quel momento Sandro si chiese:  E io cosa posso fare?

Fu allora che decise di scavare nella memoria dei romani su quell’orrore delle Fosse Ardeatine, a cui le vittime della Storta erano in qualche modo collegate. Anche loro venivano da Via Tasso. Così è nato il prezioso volume-documento “L’ordine è già stato eseguito”  che cancella un bel po’ di bugie   su quell’episodio.

Ecco. Cosa posso fare io?  Fare qualcosa che rimanga, qualcosa che chiarisca qualche verità ,  che riempia qualche vuoto nella conoscenza della storia.

Sarebbe bello se tutti si chiedessero, di fronte alle brutture : “Cosa posso fare io ?” E che poi facessero qualcosa, anche non grande. Magari soltanto una riflessione, una domanda, una lettura. Una scelta, un voto.

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