Riflessioni sull’ANPI

L’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia si è ristrutturata e trasformata. Da due Congressi si è aperta ai giovani, visto che le file dei partigiani riconosciuti, cioè quelli che hanno fatto davvero la guerra di liberazione, si vanno sempre più assottigliando per ragioni naturali.

Gli ultimi rimasti hanno ormai passato l’ottantina. Anch’io, che ero sempre la più giovane, sono ormai agli ottantaquattro. Eravamo i ragazzi, cioè tra i sedici e i diciassette anni. I miei diciotto sono arrivati sei mesi dopo la liberazione.

Voglio sorvolare sul dolore di tante recenti perdite. Giorgio Bocca, Laila, la Piera Manni, la Mimma Del Rio. Ogni giorno cade qualcuno.

Ora l’Associazione cosa fa? Cosa deve fare?

Sono andata all’ultima riunione del direttivo di Roma e Lazio. Un direttivo tutto nuovo, dove noi “vecchi” non siamo inclusi ma abbiamo diritto di partecipare e ovviamente di intervenire. Ad occhio trovo che manca un equilibrio di rappresentanze.  Spero di sbagliarmi, ma ho l’impressione che si siano aggrappati all’Anpi molti di quelli che all’estrema sinistra hanno visto svaporare le loro strutture politiche, ora escluse dal parlamento. Ho anche l’impressione che per esempio il PD non abbia troppo a cuore l’eredità della Resistenza, sebbene proprio da questa ci sia venuto il dono della nostra Costituzione. L’ultimo dei dirigenti attento a questi valori e alla funzione dell’ANPI è stato Veltroni, a cui dobbiamo la Casa della  Memoria, le molte attenzioni al Museo Cervi e alla valorosa Maria Cervi, così come ai viaggi ad Auschwitz e al ricordo dell’olocausto.

Dunque, questa nuova Anpi, che funzione deve svolgere? Ho visto e sentito appoggiare e aderire a scioperi, manifestazioni e cortei vari. Ho visto la giusta protesta contro le manifestazioni parafasciste o fasciste sui morti di Acca Larenzia, sulla via da intitolare ad Almirante e sulle schifezze degli scalmanati di Casa Pound.  Tutto giusto, tutto ovvio.  Ma una ragazza graziosissima che guida una delle nuove sezioni Anpi si è detta orgogliosa del fatto che mentre i neo fascisti mettevano la nuova lapide e facevano il saluto romano, a qualche strada di distanza si è svolta una affollata manifestazione contraria. Lei non l’ha detto, ma sappiamo che da quelle file si è alzato il grido di “dieci cento mille Acca Larenzia”. Sappiamo anche che in quella folta manifestazione c’erano alcuni Centri Sociali.

Non ho potuto intervenire, ma mi si gela il sangue. Vogliamo che sia questa la funzione dell’Anpi?  Cioè giusta protesta contro il risorgente fascismo e poi scivolare nel pericolo della violenza uguale e contraria? Vogliamo tirare la volata a nuove disgraziate brigate rosse?

Mi sembra che sia il caso di fare delle riflessioni storiche e un aggiornamento sui metodi di lotta.

Non abbiamo una guerra, non abbiamo un’Europa di paesi nemici. Abbiamo un mondo globale dove la guerra la fanno le centrali della finanza.  Contro questi nuovi mostri o spettri che si aggirano  da un capo all’altro del globo, se vogliamo lottare ancora per un po’ di giustizia, un po’ di uguaglianza e un po’ di pace, non ci possiamo fermare all’arginare nuove forme di risorgente fascismo, né alla pur giusta e obiettiva rivalutazione  storica della nostra lotta, ma dobbiamo  fare un passo avanti.

Il passo deve essere culturale e ideale. Una carenza di questo ultimi decenni, da cui è derivato il disastro attuale viene proprio dalla mancanza di un progetto ideale. Noi a suo tempo siamo stati spinti a tante sofferenze e coraggio non solo dalle drammatiche circostanze oggettive, ma da ideali fortissimi anche se un po’ approssimativi. Ora persino i partiti, almeno quelli di sinistra, sono poveri o nebulosi in fatto di ideali. Avere ideali e sostenerli è anche mezzo di contrasto al qualunquismo, all’egoismo  e al disincanto democratico.

Nella nostra Resistenza c’erano già questi ideali, ma ristretti, nazionali.  Ora sono da allargare all’Europa e al mondo, sia pure partendo da qui.

C’è bisogno di ridurre le diseguaglianze enormi e non più sopportabili tra persone categorie popoli e nazioni. Di assicurare la pace, perché le guerre si sono dimostrate disastri  inefficaci  in ogni parte del mondo.  C’è da ottenere che la politica imponga regole di interesse pubblico anche ai potenti e alla finanza. E c’è da salvaguardare il pianeta, nell’interesse di tutti gli uomini, dei cui tesori nessuno si deve più impossessare per profitto privato.

Di questo dobbiamo parlare ai giovani. Sia quando andiamo nelle scuole che quando li chiamiamo a contrastare qualche schifezza neofascista o razziale. E se vogliamo valorizzare la nostra storia passata, mettiamo in luce le più belle idee, gli  esempi migliori, quelli di Calvino, Fenoglio, Enzo Biagi o Giorgio Bocca .  Nelle loro pagine, non solo c’è alta letteratura che certo è preziosa, ma ci troviamo appunto quei valori di giustizia, uguaglianza, pacifismo e amore per il bello che troppo abbiamo sepolto sotto il consumismo e la smania del prevalere e del possedere.

3 pensieri su “Riflessioni sull’ANPI

  1. Grazie Teresa! Intelligente, commovente, con quello sguardo così aperto sull’orizzonte, come ho visto durante tutta la lavorazione di Ribelli! nelle vostre voci resistenti!
    Spero davvero che in quel passo culturale e ideale di cui parli!!
    Buona giornata,
    Paola T.

  2. Grandissima, Teresa!
    L’impegno degli …ora “vecchi” dimostra che gli stupidi che vogliono restare…sempre “giovani” continuano a insidiare la libertà di tutti.Ma troveranno sempre veri giovani e veri vecchi a smascherarli.

  3. ANPI, ovvero Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. A parte “Associazione” e “Italia” che aggiungono poco, le parole chiave sono “Partigiani” e “Nazionale”. Partigiani, e quindi una associazione tra quelli che lo sono stati o sono stati a loro particolarmente vicini. Va da sé che i veri partigiani, ora a distanza di tanti anni, nella associazione dovrebbero essere non solo partecipanti di diritto ma anche inseriti d’ufficio nel direttivo, a meno che non lo vogliano. “Nazionale” richiama il CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, che riuniva persone con idee anche molto diverse sulla forma di società e sugli ideali di fondo, ma con un forte obiettivo comune: il riscatto e la libertà dell’Italia. Un obiettivo che è stato raggiunto (e non certo facilmente) ed è diventato sostanza in un componente essenziale del nostro vivere civile, la Costituzione, come diceva, con le parole che tutti ricordiamo, Piero Calamandrei. L’ANPI, con i suoi nuovi iscritti (bene che ci siano forze nuove, magari che abbiano avuto interesse, studi e frequentazione della Resistenza nel loro “curriculum”) questo dovrebbe fare ora per continuare la battaglia di quegli anni: testimoniare la importanza della Costituzione e difenderla dai tentativi di cambiarla, che secondo me sono sempre da evitare accuratamente (vedi il Titolo V). Non diventare di parte. Concordo in pieno, un’ANPI di parte non serve a nessuno, a parte, ovviamente, i soggetti citati nel post.

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