Che riforma?

Siamo bombardati da troppe notizie e rischiamo di non vederne una carica di pericoli.

E’ il progetto  dei tre principali partiti di mettere mano alla Costituzione. Da anni ci martellano dicendo che è troppo vecchia, che il mondo va avanti eccetera. Vecchia di 64 anni! Una bimba rispetto a quella americana.  Più giovane di tanti tra quelli che la vogliono cambiare, e  proprio i più accaniti contestatori  sono ben oltre i 70!

Mi risulta che si sono riuniti in tre, in una qualche stanza di Roma, ed hanno messo insieme, d’accordo tra loro, una specie di progetto di riforma.

A intuito mi chiedo:  non era il caso di  coinvolgere qualche costituzionalista? Ne abbiamo tanti, ed anche bravi. La competenza dei politici mi sembra insufficiente in un campo tanto delicato. Insomma, lo confesso. Mi viene da fare il paragone con i nostri Padri Costituenti. I Terracini, i De Gasperi, i Giuseppe Dossetti , i Togliatti, i La Pira . E l’elenco può continuare.

Penso che se si tocca una parte si rischia di rompere tutto, di scardinare il concetto fondamentale, che è l’equilibrio tra i poteri e le garanzie democratiche. Forse sbaglio, ma anche la storia delle due Camere  che devono esaminare le stesse leggi mi sembra debole. E’ un male che qualcosa di importante sia controllato due volte? Non sarebbe bastato rivedere e velocizzare le procedure? O soltanto lasciare alcune materie ad organi più ristretti?  Anche il numero dei parlamentari, contestato, perché alto, probabilmente per il costo.  Non si può ovviare facendoli lavorare di più, con obbligo di presenze più pressanti e qualificate? E di contro riducendo il numero degli eletti nelle regioni o nelle province o nei vari enti statali?

Aspetto che qualche bravo costituzionalista faccia le critiche necessarie. Qualcuna l’ho già vista. La cosa più inquietante è che dei politici di aree così diverse si ritirino in una specie di “baita” romana e pretendano di assumere un compito così dirompente e pericoloso. Rischiano di affossare la democrazia e la Repubblica.  Il pericolo è tanto più grande, perchè il delitto prende forma sotto il cappello di questa strana unanimità resa necessaria dall’emergenza economica.  Con la scusa che ora si può stare insieme, destra e sinistra, una riforma-mostro rischia di essere sbandierata come conquista unitaria e passare, magari senza troppi approfondimenti, addirittura con la necessaria maggioranza qualificata alle camere. Senza cioè l’appello del voto dei cittadini. Non oso pensarlo.

Noi della Resistenza e i nostri grandi Padri Costituenti ci rivoltiamo nell’anima o nella tomba. A quelli del PD chiedo se sono impazziti o se sono  tanto distratti da non vedere il pericolo. E all’ANPI chiedo di svegliarsi. Difendere la Costituzione, impedire che sia stravolta, deve essere il primo naturale dovere dei nuovi partigiani.

5 pensieri su “Che riforma?

  1. Purtroppo quello che si vuole fare con la costituzione italiana è quello che finora non sono riusciti a fare i vari Craxi e Berlusconi, che pure ne hanno minato la forza morale e innovatrice disapplicandola appena hanno potuto. Adesso, approfittando della crisi e con quel pretesto, vogliono infliggere il colpo mortale dell’asservimento del popolo all’esecutivo, in nome di quella sbandierata necessità di “governabilità” tanto cara ai Marchionne e padroni di turno. E’ la stessa cosa che il popolo italiano ha respinto all’indomani della caduta del governo Berlusconi, che l’aveva proposta con legge costituzionale…minoritaria, cioè sottoponibile a referendum non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi necessaria per la promulgazione immediata.Dobbiamo sguinzagliare tutti i nostri bravi bracchi per stanare una volta per tutte queste volpi ladre e faccendiere.

    • Carissimo Franco, vedo che mi segui sempre e che siamo in sintonia. Mi fa piacere e ti ringrazio. Salutami tutti i cari amici e amiche di Venezia e di Mestre. Teresa

  2. Cara Teresa, i tempi sono bui e il nostro lavoro appare spesso per quello che è: disperante, una lotta contro i giganti dell’ignoranza e del vuoto. Il PD è “impazzito” così come la maggior parte della società che rappresenta…direi piuttosto accecato. A me è anche difficile credere a regie occulte di sorta, che richiederebbero un’intelligenza politica che, nella mia ignoranza, non riesco a percepire.
    Nonostante tutto questo facciamo sentire le nostre voci, più alte e più forti che possiamo.
    Un abbraccio,
    Ambra Prearo

  3. Pensiamo alla nostra Costituzione e rileggiamoci quanto scriveva Antonio Gramsci l’8 dicembre 1917.
    ” Intransigenza è il non permettere che si adoperino -per il raggiungimento di un fine- mezzi non adeguati al fine e di natura diversa dal fine.
    L’intransigenza è il predicato necessario del carattere. essa è l’unica prova che una determinata collettività esiste come organismo sociale vivo,ha cioè un fine, una volontà unica, una maturità di pensiero. Poichè l’intransigenza richiede che ogni singola parte sia coerente al tutto, che ogni momento della vita sociale sia armonicamente prestabilito, che tutto sia pensato. Vuole cioè che si abbiano dei principi generali, chiari e distinti, e che tutto ciò che si fa necessariamente dipenda da essi.
    Perchè, dunque, un organismo sociale possa essere disciplinato intransigentemente è necessario che esso abbia una volontà (un fine) e che il fine sia secondo ragione, sia un fine vero, e non un fine illusorio. Non basta: bisogna che della razionalità del fine siano persuasi tutti i singoli componenti l’organismo, perchè nessuno possa rifiutare l’osservanza della disciplina, perchè quelli che vogliono far osservare la disciplina possano domandare questa osservanza come compimento di un obbligo liberamente contratto, anzi di un obbligo a fissare il quale lo stesso recalcitrante ha contribuito.
    Da queste prime osservazioni risulta come l’intransigenza nell’azione abbia per suo presupposto naturale e necessario la tolleranza nella discussione che precede la deliberazione.”
    Mi fermo qui e vi invito a riflettere e leggere la Costituzione della Repubblica Italiana d e l i b e r a t a e d e c i s a dopo la discussione dell’ASSEMBLEA COSTITUENTE.
    Scorretene i princìpi e i valori sul fondamento del lavoro, sulla sovranità del popolo, sull’eguaglianza dei cittadini, sul ripudio della guerra, sui diritti inviolabili dell’uomo, sul “compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
    Questo è il patto che ci lega i n t r a n s i g e n t e m e n t e!
    Difendere questo patto contro le pause di inapplicazione e i tentativi di disapplicazione e di stravolgimento che continuano a insidiare la libertà democratica nel mai defunto sproposito di assoggettare al potere esecutivo la libertà che il popolo ha conquistato con la resistenza e la cacciata della monarchia e del fascismo è compito di ognuno di noi nei singoli ambiti del nostro impegno civile, economico e politico.
    Ieri e oggi resistenza.

  4. Concordo anch’io. Si parte con la modifica della legge elettorale, da fare sicuramente, ma che non richiede alcuna modifica alla Costituzione, e si passa a cercare di introdurre le solite riforme costituzionali, partendo come esigenza dalla diminuzione del numero dei parlamentari. Per fare contenti IDV e dintorni, i giornalisti Stella o Giordano e tutti quelli che stanno guadagnando bene con i loro libri (ne esce uno a settimana) rivolti ai tanti italiani moralisti eterodiretti (nel senso che sono moralisti ma soprattutto verso gli altri).
    Visto i precedenti (qualcuno ricorda la bicamerale?) è molto più prudente evitare di toccare la Costituzione, soprattutto se a farlo sono partiti e movimenti con obiettivi divergenti sulle scelte di fondo.
    Non mi associo alla dietrologia (non ho idea se veramente l’intenzione è di inserire altre riforme oltre a quella dei parlamentari e del bicameralismo) ma concordo sul rischio. Meglio, molto meglio non toccare nulla.

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